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15/01/2026 ore 06.15
Sport

Vibonese, il ds Costa racconta il divorzio con mister Esposito: «Inesperto e prevedibile, volevano esonerarlo già 2 mesi fa». E sui tifosi: «Non sono attaccati alla squadra»

Il direttore sportivo si assume la responsabilità dell’ingaggio poi risolto ma non risparmia critiche: «Ho parlato con i calciatori ed erano sfiduciati. È andato via senza salutarli». Sul pubblico al Razza: «Anche quando le cose andavano bene staccavamo venti biglietti»

di Vincenzo Primerano

Una stagione lontana dalle aspettative iniziali con risultati che mostrano una squadra stanca, senza idee e senza cattiveria. La Vibonese sta vivendo un'annata travagliata nel campionato in corso di Serie D (girone I). La vittoria manca ormai da due mesi esatti e, soprattutto, lo score registra un solo successo nelle ultime undici uscite ufficiali. Insomma, un andamento più che preoccupante. E in questo contesto, le sabbie mobili dei play out non sono più un’ipotesi remota bensì uno spettro che aleggia sopra il Luigi Razza.

Sfiducia nel tecnico

Tante le problematiche e le situazioni da risolvere figlie anche dei diversi scossoni: l'ultimo quello relativo alla rescissione consensuale con il tecnico Raffaele Esposito. Su tutto questo si è espresso il direttore sportivo Angelo Costa che, parlando del caso allenatore e del rapporto con i tifosi, non ha usato mezzi termini.
Intervistato ai microfoni di LaC News24, lo stesso ds ha spiegato la scelta di interrompere il rapporto con mister Esposito, andando peraltro diritto al punto: «Nelle ultime undici partite abbiamo registrato un andamento caratterizzato da cinque sconfitte, cinque pareggi e una sola vittoria. Di conseguenza penso che l'allenatore abbia avuto tutto il tempo per rimediare. Io l'ho sempre tutelato pur non condividendo alcuni atteggiamenti, perché il calcio deve essere visto come un “noi” e non come un “io”. Sotto questo aspetto, al tecnico Esposito gli stava sfuggendo tutto di mano, oltre al fatto che siamo venuti a conoscenza che dialogava con i tifosi in contesti non ufficiali e questa è una cosa che non si deve fare, soprattutto se si è dei professionisti».

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Dalla scelta ai dubbi

Non cerca scorciatoie Costa, che continua a raccontare quella che è la sua verità: «Come detto, i risultati non stavano arrivando e non arrivavano neanche quando c'erano i vari Lagzir, Marsico che peraltro non è stato mai considerato tecnicamente, o Musy. Il calcio non è fatto di ipotesi ma di fatti, e i fatti raccontavano e continuano a raccontare questo. Certamente il primo a sbagliare sono stato io come direttore sportivo, perché la scelta del tecnico è stata mia e me ne assumo le responsabilità. Lui non aveva tanta esperienza, è solo il quarto anno che allena ma mi piacevano molto le sue idee. Però, nel momento in cui l'avversario capisce il nostro modo di giocare, perché il match analyst lo abbiamo tutti, allora si dovevano avere delle alternative tattiche. Il calcio di oggi non si basa più su moduli fissi, e noi eravamo ripetitivi. Di questo ne ho parlato anche con lui, ma alla fine non sono io quello che mette la formazione in campo».
Si arriva così ai primi scricchiolii tattici: «Il primo campanello d'allarme è arrivato dopo la sconfitta interna contro il Ragusa, il 2 novembre. Già la società mi aveva detto di esonerarlo ma l'ho protetto così come ho fatto anche dopo Palermo».

Un gruppo sfiduciato

Fiducia che a quanto pare era venuta meno anche con il gruppo squadra: «Dentro lo spogliatoio - continua Costa - aveva perso tutti i riferimenti. Io ho parlato con tutti i giocatori, e posso dire che nel momento della rescissione, lui non è andato neanche a salutare la squadra. Adesso c'è solo da lavorare mentalmente, perché sappiamo di avere una squadra forte ma al momento è mentalmente fragile e ha bisogno di certezze».

Il rapporto con i tifosi

Un'altra ferita aperta che non sembra volersi rimarginare è quella con i tifosi. Un rapporto deteriorato ormai da qualche anno e che, in questa stagione, si sta accentuando.
Anche qui il ds Costa non usa mezzi termini: «Non c'è vera appartenenza, perché l'appartenenza non conosce classifica o categorie. Il Messina otto anni fa giocava la Serie A e adesso è penultimo in Serie D, ma il tifoso è rimasto sempre accanto alla squadra. Purtroppo questo è un problema che hanno loro, non mio, senza dimenticare che noi giriamo senza pubblico alle trasferte. A inizio stagione, nel derby di Coppa Italia contro la Reggina, sono venute solo venti persone. In seguito, quando le cose andavano bene, in campionato sempre con la Reggina abbiamo staccato sessanta biglietti, mentre contro il Sambiase addirittura ventitré».
E allora come si ricuce questo rapporto?: «I tifosi devono incitare la squadra, poi se dopo i novanta minuti non è piaciuta la prestazione possono anche fischiarla, ma non andando mai sul personale. A Vibo sembra di stare a teatro la domenica e così non va bene. Il rapporto si può anche ricucire, ma ci deve essere la volontà di riunirsi allo stadio società, squadra, staff e tifosi e cercare di salvare il progetto».