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20/02/2026 ore 17.36
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"Non vedo, non sento, non parlo": la squadra della Vibonese tenta di estraniarsi in vista della partita con la Gelbison che è imperativo battere

Tre sconfitte consecutive (cinque nelle ultime sei gare) per i rossoblù che adesso devono avere la forza di lasciare fuori dal rettangolo di gioco tutto ciò che accade all'esterno

di Vincenzo Primerano

"Non vedo, non sento, non parlo", probabilmente uno dei detti più famosi e che richiama alle tre scimmie sagge che rimandano al senso di ignorare consapevolmente qualcosa e continuare per la propria strada. In questo preciso momento storico è proprio la filosofia che deve adottare la Vibonese, soprattutto per quel che riguarda il campo e come testimoniano i giocatori rossoblù.

Non vedo, non sento, non parlo

All'orizzonte c'è il venticinquesimo turno del campionato di Serie D (girone I) con la Vibonese che tornerà allo stadio Luigi Razza, davanti ai propri tifosi, per affrontare la Gelbison. Inutile dire che l'unico imperativo è quello di vincere poiché ipotetici tre punti, attualmente, sono più importanti della prestazione e del bel gioco. Tre sconfitte consecutive in campionato per la formazione di mister Antonello Capodicasa ma, soprattutto, cinque sconfitte nelle ultime sei uscite di campionato e con lo spettro dei play out distante solo quattro lunghezze. Insomma, inutile dire che domenica il successo è d'obbligo anche in relazione agli impegni futuri, perché dopo di questa gara i rossoblù saranno chiamati alla proibitiva trasferta contro la capolista Savoia e poi avranno tre scontri diretti di fila contro Ragusa, Messina e Vigor Lamezia.
Il tutto mentre si sta lavorando, parallelamente, alla ricerca della nuova cordata e con le varie vicende societarie da sbrogliare. Proprio in questo senso deve subentrare l'abilità dei giocatori di estraniarsi da ciò che sta accadendo intorno e concentrarsi solamente sul terreno di gioco per portare a casa punti. Più facile a dirsi che a farsi, anche perché la mente è difficilmente governabile in breve tempo ma il punto di partenza è quello giusto: non vedo, non sento, non parlo.