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26/03/2026 ore 08.57
Sport

Morto lo storico direttore del Giro d’Italia Castellano, il ricordo da Mileto: «Grave perdita per il ciclismo italiano»

Direttore unico della celebre competizione su due ruote dal 1993 al 2003, a lui si devono gli arrivi e le partenze di tappa da Vibo Valentia, Serra San Bruno, Pizzo e Tropea. Le parole dell’amico fraterno Mimmo Bulzomì

di Giuseppe Currà

Il ciclismo internazionale piange la morte di Carmine Castellano, storico direttore del Giro d’Italia, terzo patron della Corsa Rosa dopo Armando Cougnet e Vicenzo Torriani. Nato nel 1937 a Sant’Agnello di Sorrento, l’avvocato con la passione per il mondo del pedale è stato alla guida della prestigiosa rassegna dal 1993 al 2003. È stato lui il direttore unico del Giro d’Italia nell’era Marco Pantani. Fu sempre lui, tra l’altro, a inserire tra le varie tappe le salite alpine del Mortirolo, dello Zoncolan e del Colle delle Finestre, permettendo in questo modo al mitico campione di Cesenatico di scrivere pagine memorabili che rimarranno impresse per sempre nella storia del ciclismo mondiale. Riguardo alla sua scomparsa giungono oggi i sentimenti di cordoglio alla moglie e ai figli da parte di Mimmo Bulzomì, storico patron di mille corse, per decenni presidente regionale della Federazione ciclistica italiana (Fci).

I due, del resto, erano legati da una profonda e fraterna amicizia, tant’è che quando il Giro d’Italia doveva attraversare la Calabria e altre regioni meridionali l’allora direttore unico si affidava ciecamente al dirigente miletese per quanto riguarda gli aspetti organizzativi. «Da questo rapporto di piena fiducia - sottolinea oggi Bulzomì - a cavallo tra il 1990 e il 2000 sono via via nati appuntamenti memorabili per il ciclismo regionale, come le partenze e gli arrivi di tappa a Vibo Valentia, Pizzo, Tropea, Serra San Bruno. In quei frangenti ho avuto modo di apprezzare il grande dirigente, l’educazione, la signorilità, il carisma, ma anche il notevole spessore umano che contraddistingueva il suo operato. Con lui abbiamo condiviso momenti indimenticabili, per decenni lo stesso spassionato amore per questa disciplina sportiva.

Tra i ricordi più belli - aggiunge - mi piace annoverare l’immancabile sua sosta a Mileto quando la Corsa Rosa attraversava quest’area del Vibonese, per gustare assieme a me e agli altri amici dello Sporting Club il latte di mandorla artigianale, da lui definito il più buono del mondo. Con la sua morte il Giro d’Italia e il ciclismo italiano perdono un tassello importante della loro storia. Questo è un momento di grande dolore per tutti noi - conclude - a nome mio e di tutti gli appassionati di questo sport voglio esprimere tutta la vicinanza ai suoi cari».