Comprensorio Vibonese, dieci giorni a Granada per studiare nuovi modelli nello sport: «Ora portiamo sul territorio ciò che abbiamo imparato»
Confronto con le realtà spagnole nell’ambito del programma Erasmus+. Al centro del progetto inclusione, partecipazione dei giovani e crescita del calcio femminile
Dieci giorni in Spagna per studiare modelli organizzativi, metodologie e buone pratiche da riportare nel Vibonese. Il Comprensorio Vibonese ha concluso a Granada la propria esperienza nell’ambito del programma Erasmus+, con una mobilità europea dedicata allo sport e un’attenzione particolare alla crescita del movimento femminile.
La delegazione calabrese ha trascorso dieci giorni nella città andalusa entrando in contatto con realtà sportive locali e approfondendo sistemi di organizzazione delle attività, modalità di coinvolgimento dei giovani e percorsi legati all’inclusione e alla partecipazione.
L’obiettivo dichiarato è ora provare a trasferire nel territorio vibonese parte delle esperienze osservate in Spagna, soprattutto sul fronte delle opportunità offerte alle ragazze che vogliono praticare sport.
«Abbiamo trascorso dieci giorni intensi, nei quali abbiamo avuto la possibilità di osservare da vicino realtà diverse dalla nostra, confrontarci con altre esperienze e acquisire nuove competenze – spiega Anthony Lo Bianco, presidente del Comprensorio Vibonese –. Erasmus+ è prezioso proprio per questo: permette anche alle realtà dei nostri territori di entrare in una dimensione europea e di tornare a casa con strumenti che possono migliorare concretamente il lavoro quotidiano».
Il focus sullo sport femminile
Tra i temi maggiormente approfonditi durante la permanenza a Granada c’è stato quello dello sviluppo del calcio femminile, settore in crescita ma che nei centri più piccoli deve ancora fare i conti con una minore disponibilità di strutture, squadre e percorsi continuativi.
È proprio su questo terreno che il Comprensorio Vibonese intende concentrare una parte della fase successiva del progetto.
«Andare a Granada avrebbe poco senso se tutto terminasse con il viaggio – sottolinea Lo Bianco –. La parte più importante comincia adesso. Dobbiamo capire come adattare ciò che abbiamo visto e imparato alla realtà vibonese, creando occasioni nuove soprattutto per i giovani e per le ragazze che vogliono praticare sport».
Il confronto con il modello spagnolo ha riguardato anche il modo in cui società e organizzazioni sportive riescono ad avvicinare i più giovani, mantenendoli all’interno di percorsi strutturati e utilizzando lo sport anche come strumento di aggregazione.
«Nei grandi centri è più semplice trovare strutture, squadre e percorsi. Nei territori periferici, invece, spesso le opportunità devono essere costruite. Ed è esattamente ciò che vogliamo fare», afferma ancora il presidente.
Il rientro e la fase sul territorio
L’esperienza rientra nel progetto Erasmus+ 2026-1-IT03-KA182-SPO-000389724, dedicato alla mobilità europea nel settore dello sport. Con il ritorno dalla Spagna si apre adesso la fase che dovrà tradurre le competenze raccolte durante il soggiorno in iniziative e collaborazioni sul territorio.
L'intenzione è utilizzare quanto osservato a Granada anche per rafforzare la dimensione educativa dell'attività sportiva, andando oltre il risultato agonistico.
«Crediamo in uno sport che non serva soltanto a formare atleti, ma persone – aggiunge Lo Bianco –. Per un ragazzo o una ragazza entrare in una squadra significa imparare il rispetto delle regole, stare insieme agli altri, assumersi responsabilità, affrontare una sconfitta e condividere una vittoria».
Il progetto punta quindi a fare della dimensione europea non un'esperienza isolata, ma un'occasione per creare nuovi collegamenti e trasferire sul territorio conoscenze maturate fuori dalla Calabria.
«Per troppo tempo si è pensato che programmi come Erasmus fossero qualcosa di distante dalle piccole realtà sportive del Sud – conclude Lo Bianco –. Noi vogliamo dimostrare il contrario. Da Vibo Valentia si può partire, incontrare l’Europa e tornare con un bagaglio più grande. Il vero risultato non sono i dieci giorni trascorsi in Spagna: sarà quello che riusciremo a costruire da domani sul nostro territorio».