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03/02/2026 ore 19.57
Sport

Calcio violento, maxi rissa durante Castel Caraffa-Paravati: giocatori in ospedale e invasioni di campo. Ecco le due verità

La versione degli ospiti: «Violenza gratuita contro un nostro giocatore». E quella della squadra di Fabrizia: «Non possiamo accettare una narrazione che attribuisca le colpe a una sola parte»

di Vincenzo Primerano

Domenica scorsa ha preso il via il girone di ritorno del campionato di Terza Categoria, però a restare impressi non sono stati tanto i risultati maturati sul campo ma episodi che con il calcio dovrebbero avere ben poco a che fare. Negli ultimi mesi, infatti, si sono moltiplicati gli atti di violenza: un fenomeno che continua a colpire il calcio dilettantistico e che rischia di macchiare irrimediabilmente i valori di questo sport.

Anche nell’ultima giornata si è riproposto lo stesso copione durante la gara a Fabrizia tra Castel Caraffa e Paravati. La formazione di casa perdeva per 3-1 fino al 70’, grazie alla rete di Santaguida e alla doppietta di Viola. Una partita che, tuttavia, non è mai giunta al triplice fischio finale: poco dopo il minuto indicato, infatti, è scoppiata una rissa che in breve tempo è degenerata, portando alla sospensione definitiva del match.

La versione del Paravati

A denunciare l’accaduto è innanzitutto la società Paravati, che ricostruisce così i fatti: «A venti minuti dalla fine il risultato era meritatamente di 1-3 a nostro favore. Poi, lontano dal pallone, si è verificato un gesto violento e gratuito ai danni di un nostro giocatore. Da lì è scoppiato il caos, con calci, pugni, spintoni e insulti. È seguita l’espulsione di un giocatore avversario che, nonostante ciò, continuava a inveire contro il nostro atleta, rimasto a terra. Chi è intervenuto lo ha fatto esclusivamente per difendere un compagno ferito».

Il club prosegue: «Il parapiglia si è concluso con tre espulsioni per parte ma, soprattutto, con dieci giorni di prognosi per un nostro giocatore, colpito al volto e riportante una tumefazione al setto nasale e al labbro, senza dimenticare altri due atleti medicati. Ancora più grave, si sono registrati atteggiamenti ostili anche nei confronti di alcuni nostri tifosi, genitori e amici dei giocatori rimasti a terra feriti e sanguinanti. Ci chiediamo seriamente se abbia ancora senso continuare così».

La versione del Castel Caraffa

Non si è fatta attendere la replica del Castel Caraffa, che respinge parte della ricostruzione fornita dal Paravati: «In merito alle affermazioni diffuse dalla società Paravati, smentiamo con fermezza che vi siano stati tifosi della squadra avversaria rimasti a terra sanguinanti. Al contrario, risulta che un tifoso ospite abbia tentato – riuscendoci – di scavalcare la recinzione. È stato più volte invitato a mantenere la calma, poiché atteggiamenti del genere non avrebbero contribuito a placare gli animi».

La società, inoltre, rimarca: «Ribadiamo con forza che il Castel Caraffa non giustifica in alcun modo comportamenti violenti, né in campo né sugli spalti. La nostra realtà sportiva è nata per trasmettere valori di rispetto, aggregazione e sportività. È innegabile che errori e comportamenti sbagliati ci siano stati da entrambe le parti: i nostri giocatori non avrebbero potuto litigare da soli. Quanto accaduto è frutto di una tensione reciproca, sfociata purtroppo in episodi che nulla hanno a che vedere con lo sport che amiamo».

E ancora: «Non intendiamo giustificare nessuno, tantomeno i nostri tesserati, ma non possiamo accettare una narrazione che attribuisca ogni responsabilità a una sola parte. Anche alcuni nostri giocatori, infatti, hanno dovuto fare ricorso alle cure del pronto soccorso per le lesioni riportate».

Infine, la società di Fabrizia sottolinea «che dopo l’estrazione di tre cartellini rossi per parte, l’arbitro era intenzionato a far riprendere regolarmente la gara». «Tuttavia - conclude - come riportato dallo stesso direttore di gara, l’invasione di campo del tifoso ospite ha reso inevitabile la sospensione definitiva dell’incontro. Il Castel Caraffa continuerà a condannare ogni forma di violenza, verbale o fisica, impegnandosi affinché episodi simili non si ripetano»