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30/09/2026 ore 06.15
Società

Vibo, la nuova piazza Municipio che Romeo definì «una spianata senza identità» vince un premio di architettura

VIDEO DRONE | Il riconoscimento è stato assegnato a Cosenza. Ma il restyling negli anni ha diviso la città: i dubbi sul progetto, l’addio ai “formaggini”, la Ninfa Scrimbia. Ecco tutta la storia

di Enrico De Girolamo

C’è una considerevole distanza tra le parole pronunciate appena un anno e mezzo fa dal sindaco di Vibo e quelle con cui oggi Palazzo Luigi Razza accoglie il Premio “IN/ARCHITETTURA 2026 Calabria” assegnato alla nuova piazza Martiri d’Ungheria o, come la chiamano i vibonesi, piazza Municipio. Una distanza che racconta forse meglio di ogni altra cosa la storia tormentata della principale piazza di Vibo Valentia. Nel marzo 2025 Enzo Romeo non aveva usato mezzi termini: «Una spianata senza nessun collegamento con l’identità della città». E ancora: «Probabilmente i progettisti non conoscevano la città, l’identità, la storia. Però ormai ce li ritroviamo e non possiamo fare diversamente». Il progetto, del resto, era stato concepito, approvato e avviato durante la precedente amministrazione Limardo e la nuova giunta si era trovata sostanzialmente a completarlo. D’altronde, in ballo c’era un milione di euro, tanto è costato il restyling, che di certo non poteva andare perso.

Oggi proprio quell’opera conquista invece un riconoscimento nel campo dell’architettura e a ritirarlo sono stati l’assessore ai Lavori pubblici Salvatore Monteleone e la dirigente Lorena Callisti. Con loro il gruppo dei progettisti guidato da Raffaele Sarubbo e i rappresentanti della ditta esecutrice Cooper Poro Edile.

Il premio, promosso dall’Istituto Nazionale di Architettura (IN/Arch) e da Ance, in collaborazione con Archilovers e con il patrocinio di Anci e Cnappc, è stato assegnato all’intervento di rigenerazione di piazza Martiri d’Ungheria nella categoria Riqualificazione edilizia.

Il premio a una piazza che ha diviso Vibo

Nella motivazione, la giuria riconosce all’intervento «la capacità di restituire centralità civile a uno spazio ridotto a parcheggio, ricomponendo le relazioni tra Municipio, scuole e corso urbano». Vengono valorizzati la trama in pietra lavica, l'organizzazione di percorsi, sedute e isole vegetali, l’area centrale allagabile e il sistema di recupero delle acque meteoriche. La nuova piazza viene definita «un’infrastruttura inclusiva e flessibile» e «un nuovo luogo d'incontro, sosta e rappresentazione collettiva di una comunità viva».

Un giudizio tecnico prestigioso, che si confronta però con una storia cittadina assai meno lineare.

Piazza Municipio, nella toponomastica ufficiale piazza Martiri d’Ungheria, è da decenni molto più di uno spazio urbano. Per generazioni di studenti e vibonesi gli storici “formaggini” erano diventati un luogo di incontro e uno degli elementi riconoscibili dell’emiciclo davanti a Palazzo Luigi Razza, sede del Comune.

La soluzione progettuale firmata dal gruppo guidato da Raffaele Sarubbo era risultata vincitrice del concorso bandito dal Comune durante l’amministrazione Maria Limardo. Già nel 2022 e nel 2023, però, non erano mancate le perplessità. I consiglieri comunali del Movimento Cinque Stelle avevano contestato, tra le altre cose, la scarsa considerazione riservata a loro giudizio alla dimensione storica e culturale della piazza e ricordato le osservazioni formulate anche in commissione comunale.

Il progetto definitivo prevedeva una piazza sostanzialmente liberata dalle automobili, con nuovi alberi, sedute, giochi d’acqua e una diversa organizzazione complessiva dello spazio. Sparivano però alcuni degli elementi ai quali i vibonesi erano abituati, a partire dalle panchine in pietra, i “formaggini” appunto, e dalla statua della Ninfa Scrimbia.

Dai “formaggini” alla Ninfa Scrimbia, i pezzi della vecchia piazza

Con l’apertura del cantiere, nel gennaio 2024, il cambiamento divenne concreto. L’eliminazione dei vecchi elementi architettonici segnò per molti la scomparsa di un pezzo di storia cittadina. Attorno a quelle strutture si erano sedimentati ricordi e abitudini di diverse generazioni che qui si davano appuntamento. «Ci vediamo ai formaggini», era un must.

Anche la Ninfa Scrimbia, scultura di Reginaldo D’Agostino collocata nella fontana e considerata parte del patrimonio identitario della città, venne trasferita. Nel giugno 2024 la Giunta accolse la richiesta del Kiwanis di spostarla nell’area verde alle spalle del Municipio proprio in conseguenza dei lavori di rigenerazione della piazza.

Poi arrivò il caso del cedro del Libano, uno dei due alberi storici dell’area. Il Comune ne dispose l’abbattimento per ragioni di sicurezza sulla base di una perizia agronomica, ma la decisione provocò una nuova ondata di proteste e commenti sui social.

Era ormai evidente che il confronto non riguardava soltanto l’architettura. Per una parte della città il nuovo disegno significava anche la perdita di elementi ai quali era legata la memoria collettiva.

I dubbi dopo l'apertura e la bocciatura nel sondaggio

Neppure la conclusione dei lavori mise fine alle discussioni. Nel gennaio 2025 le prime impressioni raccolte tra i cittadini restituivano anche apprezzamenti per il restyling, ma pure dubbi in particolare per la configurazione dei gradini e del perimetro, ritenuti da alcuni potenzialmente insidiosi.

Poche settimane dopo arrivò anche l’ironia per il ristagno d’acqua in un settore della piazza dopo la pioggia. Sui social comparvero battute sulla nuova “piscina” davanti al Municipio, mentre dal Comune venne precisato che la fotografia rilanciata online risaliva ad alcuni giorni prima quando erano state fatte delle prove di drenaggio.

Ma il dato che meglio restituisce la distanza tra il giudizio specialistico arrivato oggi e quello espresso allora da una parte consistente della città è il sondaggio promosso da Il Vibonese nell’aprile 2025: quasi otto partecipanti su dieci espressero un giudizio negativo sul nuovo volto della piazza.

E pochi giorni prima dello stesso sondaggio era arrivata la valutazione del sindaco Romeo: «Una spianata senza nessun collegamento con l’identità della città». Il primo cittadino aveva ricondotto quell'intervento alla pesante eredità di cantieri finanziati con il Pnrr ricevuta dalla precedente amministrazione, spiegando sostanzialmente che non vi erano ormai alternative al completamento delle opere già impostate.

Monteleone: «Ha fatto discutere e continua a far discutere»

È anche alla luce di questa storia che il premio ottenuto oggi assume un significato particolare. Lo riconosce lo stesso assessore Salvatore Monteleone, che non cancella le perplessità espresse in passato.

«Non nascondiamo che si tratta di una piazza che ha fatto discutere e che continua a far discutere: vi sono posizioni differenti ed esplicite riserve sull'impatto estetico e funzionale delle scelte progettuali ereditate», afferma.

L’amministrazione, sostiene l’assessore, ha concentrato il proprio lavoro sul completamento di quanto trovato in corso: «La nostra priorità è stata garantire l'esecuzione a regola d’arte e la chiusura dei lavori».

Poi il riconoscimento che cambia, almeno sul piano architettonico, il punto di osservazione sull'opera: «Oggi prendiamo atto di come il mondo dell’architettura abbia riconosciuto in quest’opera un modello di rigenerazione urbana d’eccellenza».

Un premio importante, dunque, per una piazza che continua ad avere due letture molto diverse.