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07/07/2026 ore 19.50
Società

Tropea, concluso il restauro della chiesa di Santa Maria della Neve: dopo dieci anni di lavori “Michelizia” torna alla città

Terminato l'intervento della Soprintendenza finanziato dal Ministero della Cultura. Durante il cantiere sono emerse camere sepolcrali, resti di edifici di culto più antichi e frammenti di affreschi bizantini. Ora si punta all'apertura al pubblico

di Redazione

Si sono conclusi il 30 giugno 2026 i lavori di restauro della chiesa di Santa Maria della Neve, conosciuta a Tropea come chiesa della Michelizia. Un intervento lungo e complesso, avviato nel 2016 e portato avanti per lotti successivi con finanziamenti del Ministero della Cultura, sotto la cura della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia.

L’operazione ha riguardato la verifica del rischio sismico, la riduzione delle vulnerabilità, il restauro e la rifunzionalizzazione di uno dei beni più riconoscibili del patrimonio storico e architettonico tropeano. La chiesa, risalente al XIII secolo, rappresenta infatti una testimonianza rilevante della storia della città e si inserisce nello scenario naturale del promontorio che domina il borgo, a nord del centro abitato.

La Michelizia è un edificio dalla forte identità monumentale, segnato da una composizione essenziale: un fronte austero, il portale sormontato da un timpano spezzato in pietra arenaria, l’impianto a navata unica e il presbiterio quadrato, sovrastato da tamburo e cupola. Proprio questa semplicità architettonica, unita alla posizione scenografica, ne fa uno dei luoghi più suggestivi del paesaggio culturale di Tropea.

Il restauro ha consentito di intervenire su più livelli. Da un lato sono state affrontate le criticità legate alla conservazione e al miglioramento del comportamento statico dell’edificio; dall’altro è stata restituita dignità figurativa al bene, rendendolo nuovamente leggibile e fruibile. Ma l’aspetto più significativo dell’intervento riguarda ciò che è emerso durante le operazioni di risanamento.

Al di sotto del pavimento moderno sono state infatti individuate camere sepolcrali e creste di muri riferibili ai resti di più antichi edifici di culto. Si tratta di ritrovamenti inattesi, considerati preziosi per ricostruire sia la storia del monumento sia le vicende insediative dell’area. Le scoperte avrebbero confermato la presenza di un edificio votivo originario, presumibilmente dedicato alla Vergine, poi abbandonato e riutilizzato come ricovero per animali dagli abitanti del quartiere del Carmine, secondo quanto tramandato da documenti d’archivio e racconti popolari.

Le strutture rinvenute conservano inoltre più piani di intonaco e frammenti di affreschi di epoca bizantina, ancora in fase di studio. Un elemento che amplia il valore dell’intervento, trasformando il cantiere di restauro anche in un’occasione di conoscenza archeologica e storica.

Alla fase propriamente conservativa sono seguite opere pensate per riconfigurare lo spazio interno e consentire una fruizione contemporanea del bene. È stato realizzato un nuovo camminamento ed è stata installata una pavimentazione moderna, trasparente e reversibile, progettata per rendere visibili le strutture più antiche emerse durante i lavori senza comprometterne la conservazione.

Particolare attenzione è stata dedicata anche alla percezione del monumento nel paesaggio. Un nuovo impianto illuminotecnico, interno ed esterno, valorizza le geometrie architettoniche della chiesa, ne esalta volumi, dettagli e colori e consente di apprezzarla anche nelle ore serali, persino a distanza e dal mare.

Il lavoro è stato completato da una campagna di rilievo digitale con laser scanner, utile alla documentazione della zona archeologica e dell’intero edificio. Una mappatura di dettaglio che servirà non solo agli studi in corso, ma anche alla programmazione di future attività di manutenzione e conservazione.

Con l’avvicinarsi della stagione turistica e considerato il forte richiamo della Michelizia, la Soprintendenza auspica ora la possibilità di aprire alla visita il bene restaurato. Sarebbe il passaggio conclusivo di un percorso durato anni, capace di restituire a Tropea non solo un monumento restaurato, ma anche nuove pagine della sua storia più antica.