Sesso e violenza nelle mafie, a Brognaturo la presentazione del libro “Predatori” di Celeste Costantino
Il volume dell’ex parlamentare e vicepresidente della Fondazione Una, nessuna, centomila, affronta il nodo del rapporto tra cultura patriarcale e mafia sfatando i supposti miti dell’onore e del rispetto
“Predatori. Sesso e violenza nelle mafie”, il libro dell’ex parlamentare Celeste Costantino, attuale vicepresidente della Fondazione Una, nessuna, centomila e componente di Un women Italy e Cospe, sarà al centro del nuovo appuntamento del format “Dialogando”, promosso dall’amministrazione comunale di Brognaturo, in collaborazione con l’Istituto superiore Einaudi di Serra San Bruno, la Pro loco e le associazioni del territorio delle Serre vibonesi.
L’appuntamento è per martedì 5 maggio, alle ore 10, nell’ex convento dell’Annunziata di Brognaturo, quando, alla presenza dell’autrice e degli studenti serresi, si terrà un confronto incentrato sulle tematiche del libro: cultura patriarcale e controllo dei corpi nelle mafie, con i saluti della sindaca Rossana Tassone e la testimonianza di Raffaele Pileggi, attivista di Libera. Il confronto sarà moderato dal giornalista di LaC News24 Stefano Mandarano.
Il volume, con la prefazione di Antonio Nicaso, affronta il tema della sessualità delle mafie. «Conoscerla - si legge nella sinossi - significa avere una lente privilegiata per scoprirne i punti deboli, individuarne le fragilità laddove si ritengono non solo invulnerabili ma anche sostenute e spalleggiate da una società che ancora sminuisce e nega la violenza sulle donne. Di questo è certa Celeste Costantino che da anni si occupa di violenza di genere e che ha realizzato un saggio documentatissimo sul rapporto fra cultura patriarcale e mafia. Un racconto di vite, un manifesto della brutalità delle mafie, dell’anacronistica difesa di pretesi valori che nulla hanno a che fare con l’onore e il rispetto, con la protezione e il mantenimento delle tradizioni familiari e culturali, ma parlano molto più di coercizione, molestia, pedofilia e sfruttamento sessuale».
Nel volume di rammentano i casi «dell’adolescente abusata per tre anni dal branco di Melito di Porto Salvo e il “se l’è andata a cercare” che ancora risuona per le strade del paese; le due minorenni di Seminara costrette al silenzio anche dalle famiglie dopo aver subito per oltre un anno stupri e abusi da un gruppo di giovani rampolli della ’ndrangheta e potentati locali; o la giovane di Oppido Mamertina, frustata dalla zia per aver denunciato lo stupro di gruppo che aveva subito quando era appena quattordicenne. I nomi di queste donne, le loro storie rese pubbliche – ogni volta che è possibile – intaccano la credibilità delle mafie, ne infangano la narrazione. Per questo per le mafie diventano storie da mettere a tacere, se possibile rimuovere dalla memoria collettiva».
Attraverso «un’analisi approfondita e testimonianze toccanti, il libro mette in luce la falsità del mito mafioso della protezione dei deboli e rivela come, al contrario, nessuno sia realmente al sicuro dall’impeto distruttivo di queste organizzazioni criminali. Le storie e le vicende raccontate da Celeste Costantino contribuiscono a smantellare vecchi luoghi comuni e a fornire una comprensione più complessa della portata della violenza mafiosa».
