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12/09/2026 ore 17.07
Società

Non è solo una semplice scuola: dietro la Presterà di Vibo Marina un secolo di storia e l’identità stessa di un’intera comunità

Dopo otto anni di chiusura torna ad accogliere gli alunni della cittadina costiera. Antonio Montesanti ne ripercorre le origini, dall’attività dell’Animi al rapporto tra Umberto Zanotti Bianco ed Enrico Gagliardi che ne promossero la realizzazione

di Giuseppe Addesi

Una sbiadita fotografia conservata nell’archivio dell’Animi (Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d'Italia) mostra un edificio semplice, dignitoso, con grandi finestre e una didascalia: «Porto Santa Venere. La scuola». Quella scuola esiste ancora e venerdì è stata finalmente riaperta dopo otto anni di chiusura. La sua quasi secolare storia viene ricostruita da Antonio Montesanti, infaticabile ricercatore, che ricorda la sua origine:

«È l’edificio che generazioni di bambini della marina hanno conosciuto come scuola elementare “Carlo Massinissa Presterà”, un poeta di Monteleone, ma per comprenderla bisogna tornare alla Calabria dei primi decenni del Novecento, quando aprire una scuola significava combattere concretamente l’analfabetismo, l’isolamento e quella condizione di marginalità che Zanotti Bianco aveva conosciuto direttamente percorrendo, su sgangherate carrozze a cavallo, una Calabria che lo Stato Unitario aveva troppo spesso osservato da lontano. Era questa la missione dell’Animi, fondata nel 1910 e protagonista di una straordinaria attività educativa nel Meridione. A Monteleone Umberto Zanotti Bianco aveva un amico, un collaboratore e soprattutto un interlocutore profondamente partecipe delle attività condotte dall’Animi, di nome Enrico Gagliardi.

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L’amicizia tra Gagliardi e Zanotti Bianco

Gagliardi apparteneva a una delle famiglie più importanti della città. Fu consigliere dell’Animi, amico personale di Zanotti Bianco e collaboratore delle sue iniziative. Assieme finanziarono anche gli scavi archeologici delle Mura Greche e in altre parti della città.

È quindi particolarmente suggestivo – sottolinea lo storico Montesanti – leggere la nascita della scuola di Porto Santa Venere anche attraverso questa amicizia. Da una parte Zanotti Bianco, piemontese di nascita ma ormai legato alla Calabria da una scelta quasi esistenziale, convinto che il riscatto di questa terra dovesse cominciare dall’istruzione; dall’altra Gagliardi, uomo di Monteleone, capace di mettere relazioni, conoscenza del territorio e impegno personale al servizio di quella stessa idea. E in mezzo c’era Porto Santa Venere, allora borgo marinaro e operaio, cresciuto intorno al porto, alla ferrovia, alla pesca, ma ancora periferico rispetto alla città collinare. Qui sì che serviva davvero una scuola! Serviva ai figli dei pescatori, dei marinai, degli operai e serviva soprattutto per dare stabilità a una comunità che sta acquistando una propria fisionomia sociale e urbana.

In un’immagine d’epoca vediamo davanti all’ingresso una maestra circondata da una moltitudine di bambini. Sulla facciata compaiono ancora gli stemmi sabaudi, ma l’origine culturale e sociale dell’iniziativa conduce inequivocabilmente verso quella di Zanotti Bianco, Gagliardi e dell’Animi, che nei primi anni di attività scolastica negli edifici costruiti sostenevano economicamente gli insegnanti e l’acquisto del materiale didattico.

«Il futuro poteva cominciare da un banco di scuola»

Ed è forse questo – rimarca Antonio Montesanti – l’aspetto più bello da recuperare oggi. La scuola di Porto Santa Venere non nacque soltanto perché occorreva un edificio scolastico. Nacque da una precisa concezione del Mezzogiorno: l’idea che non si potesse aspettare indefinitivamente che lo sviluppo arrivasse dall’alto. Zanotti Bianco ed Enrico Gagliardi si incontrarono esattamente su questo terreno. Uno portava con sé la grande esperienza nazionale dell’ANIMI, l’altro conosceva profondamente Monteleone e il suo territorio. La loro amicizia diventava collaborazione, diventava opera concreta.

E dietro quelle finestre – conclude Montesanti – dietro quella maestra e dietro quella moltitudine di bambini, possiamo riconoscere qualcosa di più grande della storia di un edificio: il momento in cui una comunità marinara comprese che anche il proprio futuro poteva cominciare da un banco di scuola».