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10/04/2026 ore 12.23
Società

Moby Prince, a 35 anni dalla tragedia Pizzo ricorda i suoi 4 concittadini morti nel disastro del 10 aprile 1991

Nel giorno dell’anniversario del disastro costato la vita a 140 persone, tra cui 6 vibonesi (due vittime erano di Parghelia), il Comune rinnova la vicinanza ai familiari di Rocco Averta, Antonio Avolio, Francesco Esposito e Giulio Timpano. Celebrazione religiosa a San Giorgio nel ricordo di una ferita ancora aperta nella memoria cittadina

di Redazione
Il traghetto Moby Prince reduce dall'incendio a seguito della collisione con la petroliera "Agip Abruzzo" il 10 aprile 1991.ANSA

Il Comune di Pizzo rinnova il ricordo delle vittime del Moby Prince e lo fa nel giorno dell’anniversario della tragedia, avvenuta il 10 aprile 1991, quando nel disastro del traghetto persero la vita 140 persone. Una ferita che, a distanza di anni, resta aperta anche per la comunità di Pizzo, che in quella sciagura vide morire quattro suoi concittadini.

Il ricordo della città

Nella nota diffusa dall’amministrazione comunale si sottolinea che «il 10 aprile 1991 resta una data profondamente segnata nella memoria collettiva del Paese». Un passaggio che accompagna il senso della commemorazione promossa a Pizzo, dove «a distanza di anni dalla tragedia del Moby Prince, in cui persero la vita 140 persone, la comunità di Pizzo rinnova il proprio ricordo, unendosi al dolore delle famiglie e di tutti coloro che non hanno mai smesso di chiedere verità e giustizia». Il legame tra la tragedia e la città è affidato soprattutto ai nomi delle vittime pizzitane, che continuano a occupare un posto centrale nella memoria pubblica: «Tra le vittime del disastro figurano anche quattro concittadini: Rocco Averta, Antonio Avolio, Francesco Esposito e Giulio Timpano». Una perdita che, scrive ancora il Comune, «ha colpito profondamente la città e che continua a vivere nella memoria condivisa della comunità».

Il valore civile della commemorazione

Nel messaggio diffuso per l’anniversario, Palazzo San Giorgio insiste sul significato del ricordo, che viene presentato non soltanto come un momento formale ma come un’assunzione di responsabilità collettiva. L’amministrazione comunale, infatti, «ha voluto esprimere ancora una volta vicinanza e rispetto verso le famiglie delle vittime, sottolineando l’importanza del ricordo come gesto di responsabilità civile». La nota aggiunge che «ricordare, infatti, non è soltanto un atto simbolico, ma un impegno concreto a non dimenticare e a mantenere viva l’attenzione su una delle più gravi tragedie della storia recente italiana». È in questa cornice che si colloca l’iniziativa promossa a Pizzo, nel segno di una memoria che continua a interrogare le coscienze e a chiedere verità.

La messa al Duomo di San Giorgio

Per commemorare le vittime sarà celebrata oggi, venerdì 10 aprile, una messa in suffragio nel Duomo di San Giorgio. L’appuntamento, aperto alla cittadinanza, è fissato per le 11. Il Comune lo definisce «un momento di raccoglimento e preghiera aperto a tutta la cittadinanza». La città, conclude la nota, «si stringe nel silenzio e nella memoria», riaffermando il valore di un anniversario che per Pizzo non è soltanto una ricorrenza, ma un passaggio ancora vivo nel sentimento collettivo. Un ricordo che resta affidato a un’esortazione semplice e insieme impegnativa: «non dimenticare».

La tragedia 35 anni fa

Sono trascorsi 35 anni da quella notte tragica, il 10 aprile 1991, quando il traghetto Moby Prince entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo al largo del porto di Livorno, causando la morte di 140 persone. Una ferita ancora aperta nella storia della marineria civile italiana, un disastro sul quale non c'è ancora oggi una verità univoca.

Intorno alle 22:25 del 10 aprile 1991 il traghetto, partito poco prima e diretto ad Olbia, entrò in collisione con l’Agip Abruzzo, petroliera della Snam, a 2,7 miglia dalla costa.

L’impatto scatenò l’inferno: morirono 140 tra passeggeri ed equipaggio del Moby Prince. Undici le vittime calabresi: Rocco Averta (36 anni), Antonio Avolio (45), Francesco Esposito (43) e Giulio Timpano (21) di Pizzo, Nicodemo Baffa (52) di Santa Sofia d’Epiro, Luciano Barbaro (24) di Locri, Francesco Crupi (34) e Antonio Rodi (41) di Siderno, Francesco Tumeo (58) e il cognato Francesco Mazzitelli (56) di Parghelia, Carlo Vigliani (31) di Taurianova. Salvi il mozzo del traghetto, Alessio Bertrande e le persone a bordo della nave Agip.

In base alle ricostruzioni, la prua del Moby penetrò la cisterna numero 7 della petroliera: il greggio si riversò sul traghetto che si trasformò in un’immensa torcia con l’innesco delle fiamme, provocato forse dall’attrito delle lamiere.

Per la Commissione d’inchiesta c’era una terza nave

Secondo la Commissione parlamentare d’inchiesta sul disastro Moby Prince, che ha presentato le sue conclusioni nel 2022, la collisione è stata causata da una terza nave, sinora rimasta sconosciuta: «La Moby Prince è andata a collidere con la petroliera Agip Abruzzo per colpa della presenza di una terza nave comparsa improvvisamente davanti al traghetto che provocò una virata a sinistra che ha poi determinato l’incidente». «Eni forse sapeva che Agip Abruzzo si trovava dove non doveva essere – ha affermato Andrea Romano (Pd), all’epoca presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul disastro -, forse sapeva anche del black out o del vapore e perfino che forse era coinvolta in attività di bunkeraggio clandestino: noi abbiamo chiesto i materiali delle inchieste interne ma non li abbiamo avuti. Spero che chi lo farà in futuro sia più fortunato di noi. Quei documenti per i quali rinnovo l’appello a renderli pubblici: possono contribuire a scrivere un altro pezzo importante di verità di quella tragica notte».