Metal detector nelle scuole Vibonesi? I dirigenti scolastici commentano la stretta ministeriale: «Noi la sicurezza l’affrontiamo sul piano educativo»
VIDEO | La recente direttiva congiunta dei ministri Piantedosi e Valditara, emanata sull’onda emotiva dei fatti di La Spezia, contiene indicazioni per innalzare il livello di sicurezza negli istituti scolastici di concerto con le Prefetture. Ma per i presidi è difficilmente applicabile, mentre resta fondamentale la prevenzione
«La sicurezza è la condizione della autentica libertà»: è uno dei passaggi più emblematici della recente direttiva congiunta con la quale i ministri dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, e dell’Interno, Matteo Piantedosi, hanno inviato a prefetti e dirigenti scolastici per disporre “Misure per il rafforzamento delle azioni di prevenzione e contrasto di fenomeni di illegalità negli istituti scolastici”.
La sicurezza cui si allude, passa, quindi, inevitabilmente da una stretta sui controlli e da una maggiore concertazione in sede di Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica finalizzata «alla definizione di metodi condivisi per la gestione delle segnalazioni, alla tempestiva attivazione delle Forze di polizia e al coinvolgimento dei servizi competenti nei casi di fragilità o disagio giovanile».
Nel mirino, sull’onda emotiva dei fatti di La Spezia e della morte di uno studente accoltellato da un coetaneo all’interno di istituto professionale, ci sono «comportamenti violenti, spaccio di stupefacenti, segnalati e reiterati atti di bullismo» che potrebbero anche essere inclusi temporaneamente «nei Piani di controllo coordinato del territorio», mentre nei casi estremi, «previe intese e su richiesta dei dirigenti scolastici interessati, nel rispetto della normativa vigente e dei diritti fondamentali delle persone» si contempla la possibilità di ricorrere «a strumenti di controllo agli accessi degli edifici» inclusi «dispositivi manuali di rilevazione di oggetti metallici, qualora ritenuto necessario per prevenire il possesso o l’introduzione di armi».
In altre parole metal detector agli ingressi delle scuole, affidati «ai soli operatori di pubblica sicurezza». Una soluzione che solleva dubbi su una possibile deriva securitaria, come ha commentato il docente e scrittore Cristian Raimo su Il Domani, parlando di “fallimento educativo”.
Secondo Licia Bevilacqua, dirigente scolastica del liceo Berto di Vibo Valentia si tratta di «una misura difficilmente applicabile». «L’emergenza di cui parliamo è sì educativa, ma è soprattutto emergenza sociale - continua -. I nostri studenti sono gli stessi ragazzi che poi frequentano i contesti della comunità e dunque in quest’ottica va inquadrata. La scuola certamente deve mappare le criticità, e saperle riconoscere anche quando sono latenti, ma non può certo intervenire su controlli di tipo fisico. Noi la sicurezza l’affrontiamo sul piano educativo, attraverso incontri con forze di polizia e Istituzioni per favorire l’educazione civica, l’esercizio della cittadinanza, il contrasto a bullismo e cyberbullismo».
Le difficoltà sarebbero anche pratiche, secondo la dirigente. «Penso alla nostra istituzione scolastica: 1200 studenti con 10 ingressi. Come effettuare i controlli, quanti agenti occorrerebbe mandare al mattino? È chiaro che l’eventuale applicazione di controlli con metal detector, di cui oggi comunque non avvertiamo la necessità, renderebbe farraginoso l’ingresso in aula: si perderebbe molto tempo e si creerebbe una maggiore confusione».
Più efficaci vengono considerate misure preventive concertate con tutte le parti coinvolte. «L’emergenza educativa non va demandata solo alla scuola - spiega Bevilacqua -. Misure di sicurezza devono partire dalla società e da ciò che i nostri ragazzi vivono al di fuori della scuola, che in ogni caso rafforza la sua azione alla luce degli eventi di cronaca esecrabili. Noi continuiamo ad avere una visione positiva dell’Universo scuola che, fortunatamente, non è caratterizzato esclusivamente da questi eventi» conclude.
Anche per Maria Grazia Gramendola, dirigente dell’Iss Iti-Itg di Vibo Valentia è decisivo «lavorare sulla prevenzione. L’intervento della Regione per l’istituzione dello psicologo a scuola - ad esempio - ci aiuta nell’individuazione dei segnali di disagio e rappresenta quindi un’azione molto importante che mette in atto una prevenzione concreta. Fermo restando l’emergenza nazionale (un’emergenza educativa mai vista negli ultimi anni), la direttiva focalizza l’attenzione sul lavoro dei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica che ritengo una cosa molto costruttiva, ma posso serenamente testimoniare che questo lavoro sinergico a Vibo esiste già. La Questura è molto presente così come lo stesso questore».
Al dirigente scolastico, secondo Gramendola, spetta «capire quando è il caso di farsi supportare dalle forze dell’ordine e io mi sento molto supportata da questo punto di vista. La richiesta d’intervento tempestivo aiuta a prevenire l’evento grave, non esclude ovviamente che possa accadere, ma noi dobbiamo essere sempre pronti e vigili ed eventualmente prendere in considerazione l’idea dei metal detector. Ma, ad oggi, la nostra scuola non ha motivo di avanzare questa richiesta».