Jonadi, il Terzo Settore guarda al futuro: «Non basta la buona volontà, servono professionalità e collaborazione»
Al convegno “Il bene va fatto bene” riflettori sul ruolo delle associazioni come pilastro della democrazia. Dagli interventi è emersa la necessità di investire in competenze, fare rete e coinvolgere i territori. Gli esperti: «C’è una differenza sostanziale tra progettare per qualcuno e progettare con qualcuno»
“Il bene va fatto bene”. È stato questo il titolo del convegno, il primo di tre appuntamenti, promosso dall’associazione Il dono a Jonadi. Il ciclo di incontri, aperti ad associazioni, cittadini, esponenti delle istituzioni, è dedicato alle prospettive e professionalizzazione del Terzo Settore. L’appuntamento ha vantato il contributo di Adjuvantes - Fondo di Solidarietà Educativa, della Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino - Angelicum e del Forum del Terzo Settore di Vibo Valentia. Al centro dell’incontro formativo, progettazione sociale, competenze professionali, rendicontazione e costruzione delle reti territoriali.
Il ruolo del Terzo settore
L’iniziativa ha avuto il merito di discutere sul ruolo di primordine delle associazioni, e sulle prospettive future. Come Colapesce, il personaggio della leggenda siciliana che sostiene uno dei pilastri dell’isola per impedirne il crollo, così il Terzo Settore rappresenta oggi un pilastro spesso invisibile ma fondamentale della società. È l’immagine proposta da Giuseppe Tiano (consulente Terzo settore) durante il convegno, nel quale ha definito il Terzo Settore «il terzo pilastro della democrazia», sottolineando la necessità di rafforzarlo con competenze, progettazione, formazione e reti, senza affidarlo soltanto alla buona volontà.
Padre Francesco Compagnoni: la buona volontà da sola non basta
L’incontro si è aperto con il contributo di padre Francesco Compagnoni, presidente di Adjuvantes e con un’esperienza nel settore iniziata nel 1994. Al centro del suo intervento, la necessità della professionalità nel Terzo Settore. Secondo Compagnoni, ĝla sola buona volontà non basta per generare un cambiamento sociale duraturo». Professionalità significa analizzare i problemi, evitare l'improvvisazione, garantire la trasparenza e gestire le risorse con responsabilità etica, specialmente nel fundraising (raccolta fondi ed energie per ottenere risorse economiche). Questo processo non cancella la dimensione umana: solidarietà e fraternità restano alla base della giustizia sociale. Il Terzo Settore si inserisce così nell'economia civile, dove l'economia non produce solo ricchezza, ma costruisce coesione sociale.
Liliana Grasso e la progettazione che parte dal basso
«C’è una differenza sostanziale tra progettare per qualcuno e progettare con qualcuno», è stato uno dei concetti sottolineati a più riprese da Liliana Grasso, progettista. I progetti, secondo la sua analisi, non devono nascere da un bando ma dalla valutazione dei bisogni reali di persone e territori. Sotto questa luce, il finanziamento diventa strumento, non il punto di partenza. La progettazione, ha spiegato, si fonda su tre elementi: persone, possibilità e contesto, attraverso una mappatura dei bisogni e delle risorse del territorio, intese non solo come fondi ma anche come competenze, servizi, relazioni e istituzioni. Centrale il coinvolgimento diretto dei destinatari nella definizione delle priorità e delle soluzioni.
Il Terzo settore e prospettive lavorative
Guardando alle trasformazioni della società e al ruolo sempre più incisivo delle associazioni nel tessuto economico-sociale, Giuseppe Tiano, studioso e consulente del Terzo settore, ha sottolineato la necessità del Terzo settore di compiere un passo in avanti per essere riconosciuto dai giovani come uno spazio nel quale sia possibile costruire una vera professionalità e una prospettiva lavorativa.
Il ruolo strutturale del Terzo Settore viene quindi paragonato alla leggenda di Colapesce: come il personaggio mitico sorregge la Sicilia dal fondo del mare, così il comparto sostiene invisibilmente la società, tanto da essere definito il «terzo pilastro della democrazia». Con 400 mila enti e 1,2 milioni di dipendenti, questa realtà non può più essere considerata marginale né limitata al solo volontariato. Gestendo risorse, contratti e normative complessi, il settore richiede figure specializzate (avvocati, commercialisti, progettisti, fundraiser) e deve aprirsi alle nuove generazioni come una valida opzione professionale.
Il nuovo concetto di rendicontazione
È stata quindi la volta di Giuseppe Merante, consulente del Terzo settore, il quale ha analizzato gli aspetti tecnici e normativi della riforma del Terzo Settore, ribadendo che alla passione dei volontari urge abbinare competenze e analisi dei bisogni delle comunità. La riforma ha introdotto maggiori responsabilità e obblighi, ridefinendo il concetto di rendicontazione: per un ente sociale non basta un bilancio contabile corretto su utili e perdite. Attraverso l'accountability e il bilancio sociale, gli enti devono dimostrare anche l'impatto che le risorse impiegate hanno avuto nella società, le persone raggiunte, le iniziative svolte.
Volontariato non significa rinunciare alla professionalità
Lavorare nel non profit non significa rinunciare alla professionalità. È stato questo l’argomento sviluppato da Valerio Pierleoni che ha ripercorso la storia e l’esperienza di Adjuvantes - Fondo di Solidarietà Educativa, realtà nata nel 2000 in collegamento con la Facoltà di Scienze Sociali dell’Angelicum e impegnata da oltre vent’anni nella formazione e nel sostegno degli studenti. Un progetto nato dalla necessità di offrire una preparazione specifica a chi operava nelle nuove realtà associative e nel volontariato.
Dal 1998, Adjuvantes promuove la formazione professionale nel Terzo Settore. Nel tempo ha ampliato la sua offerta con programmi internazionali (come il Catholic Studies Rome Program per studenti USA e borse di studio europee) e percorsi specialistici, tra cui un Master in Management e Responsabilità Sociale d'Impresa con la Lumsa (2003-2016).
L’importanza di fare rete nel contributo di Pino Conocchiella
A chiudere gli interventi è stato Pino Conocchiella (Forum Terzo Settore Vibo), che ha riportato l’attenzione su quella che ha definito la linfa vitale del settore: la capacità di stare insieme. In una società nella quale i bisogni cambiano rapidamente, «fare rete non è più un’opzione o un’attività secondaria», ma una scelta strategica per il futuro degli enti. Soprattutto nei contesti territoriali più piccoli, la rete può consentire di condividere costi, attrezzature e personale, ridurre le spese, accedere a finanziamenti più consistenti e mettere insieme professionalità differenti. Può inoltre evitare la duplicazione di servizi analoghi e rendere più semplice per cittadini e persone fragili individuare gli interlocutori ai quali rivolgersi.
Al contempo, secondo l’analisi del referente del Terzo Settore, fare rete significa anche rafforzare il dialogo con Comuni, Regione, aziende sanitarie e Stato. Nel territorio vibonese è stata ricordata anche l’esperienza del rapporto con l’Azienda sanitaria provinciale e della costruzione di strumenti di confronto tra utenza, Terzo Settore e istituzione pubblica. La rappresentanza, tuttavia, non deve esaurirsi nella contestazione. Le reti hanno anche il compito di avanzare proposte, assumere impegni precisi, condividere responsabilità.