Il mare c'è, i servizi no: ecco perché il turismo sulle spiagge vibonesi non decolla
L’analisi di Emilio Signoretta sulle spiagge libere di Vibo Marina, Bivona e Trainiti: tra bellezza naturale, barriere architettoniche, assenza di servizi e opportunità ancora da valorizzare
La Calabria ha tutto ciò che serve per essere una grande destinazione turistica: paesaggi unici, mare cristallino, tradizioni e prodotti d’eccellenza. Ma tra potenzialità e realtà resta ancora un divario profondo, soprattutto quando si parla di servizi essenziali sulle spiagge libere della costa vibonese. Ad analizzare la situazione, un nostro lettore, Emilio Signoretta, che consegna un quadro tra luci e ombre, tra opportunità mancate, criticità e la necessità di una nuova visione per valorizzare davvero il territorio.
«Da cittadino calabrese, e fiero di esserlo, ho sempre cercato di valorizzare la nostra terra, raccontandone le enormi potenzialità. La Calabria è una regione straordinaria perché, nel raggio di appena trenta chilometri, consente di vivere tre mondi diversi: la montagna, la collina e il mare. Pochi territori possono vantare una simile ricchezza paesaggistica.
A questo si aggiunge una tradizione enogastronomica unica. Dalla 'nduja ai formaggi, dalle conserve ai liquori, dai prodotti della panificazione ai gelati artigianali, fino agli agrumi e alle tante eccellenze locali conosciute e apprezzate in tutto il mondo. Un patrimonio che il turista può gustare a prezzi ancora accessibili, vivendo un'esperienza autentica.
Ma se decidiamo di parlare del nostro mare, allora il ragionamento diventa inevitabilmente più serio.
Chi sceglie una vacanza sulla costa vibonese ha sostanzialmente due possibilità. La prima è quella dei lidi attrezzati, dove pagando si trovano parcheggi, ombrelloni, lettini, bagni, docce, aree giochi e assistenza dei bagnini. Una scelta che, però, non è alla portata di tutti.
La seconda è rappresentata dalle splendide spiagge libere. Ed è proprio qui che emergono tutte le contraddizioni.
Le spiagge di Vibo Marina, Bivona e Trainiti rappresentano un patrimonio straordinario: un mare limpido, lunghi arenili, ampi spazi, parcheggi nella maggior parte dei casi gratuiti e una posizione geografica favorevole che le rende facilmente raggiungibili da gran parte della provincia di Vibo Valentia.
Sulla carta hanno tutto ciò che serve per diventare un punto di riferimento turistico.
Nella realtà manca quasi tutto.
Già raggiungere il mare diventa spesso un'impresa. Strade invase dalla vegetazione, canne che ormai sembrano patrimonio dell'UNESCO per quanto sono diffuse, fossi e alvei non manutenuti che limitano la visibilità e rendono la circolazione meno sicura.
Poi finalmente si arriva in spiaggia. E qui inizia la vera delusione.
Negli ultimi anni si è parlato molto di investimenti, di finanziamenti, di opere pubbliche e di interventi destinati a migliorare il territorio. Eppure il cittadino che arriva sul posto continua a scontrarsi con una realtà ben diversa.
Le barriere architettoniche sono ancora presenti.
Le passerelle installate per consentire alle persone con disabilità di raggiungere il mare, in molti casi, terminano a metà spiaggia. Un paradosso difficile da spiegare. Chi ha difficoltà motorie arriva fino a un certo punto e poi deve sperare nella disponibilità di qualcuno che lo accompagni fino all'acqua.
È questa l'inclusione che vogliamo?
Ma il problema più evidente resta l'assoluta assenza di servizi.
Da Vibo Marina fino a Trainiti, passando per Bivona, per chilometri di spiaggia libera non esistono bagni pubblici, docce funzionanti, bar o ristoranti.
Se una famiglia decide di trascorrere l'intera giornata al mare, prima o poi avrà bisogno di un bagno, di una doccia o semplicemente di acquistare una bottiglia d'acqua o un panino.
E invece non trova nulla.
Per anni un punto di riferimento è stato il locale "La Rosa dei Venti" a Bivona, dove erano presenti bar, pizzeria, ristorante, servizi igienici sempre puliti e docce aperte anche a chi frequentava la spiaggia libera.
Oggi quel riferimento non c'è più.
Emblematica è anche la vicenda delle docce pubbliche installate lo scorso anno. Erano moderne, tecnologiche, gestibili perfino tramite un'applicazione dedicata.
Peccato che non funzionassero.
Il motivo? Semplicemente non erano state collegate alla rete idrica.
La soluzione più logica sarebbe stata completare l'allaccio.
Invece sono state smontate e rimosse. Oggi nessuno sa dove siano finite.
È difficile comprendere se questa scelta sia stata dettata da logiche politiche, dalla volontà di cancellare quanto realizzato dalla precedente amministrazione oppure, più semplicemente, dall'incapacità di gestire un'opera pubblica già realizzata.
Qualunque sia la risposta, il risultato non cambia: i cittadini e i turisti sono rimasti senza un servizio essenziale.
E allora la domanda nasce spontanea.
Come si può pensare di promuovere il turismo se mancano proprio quei servizi minimi che ogni località balneare dovrebbe garantire?
Nessuno pretende lungomari monumentali o infrastrutture da grandi località turistiche dell'Adriatico.
Si chiedono cose molto più semplici.
Bagni pubblici, docce funzionanti, passerelle complete fino alla battigia, eliminazione delle barriere architettoniche, strade sicure e manutenute, punti ristoro, piccoli chioschi, servizi per le famiglie, servizi per le persone con disabilità.
Serve soprattutto una politica capace di agevolare chi vuole investire sul territorio. Chi desidera aprire un bar, un ristorante o un'attività turistica non dovrebbe essere scoraggiato dalla burocrazia, ma accompagnato in un percorso semplice e trasparente.
Il turismo genera economia. L'economia crea occupazione. L'occupazione permette ai giovani di restare.
Le persone che vivono un'esperienza positiva diventano i migliori promotori del territorio. Nessuna campagna pubblicitaria vale quanto il passaparola di un turista soddisfatto.
Per questo rivolgo un invito alla politica e a chi amministra il nostro territorio.
Uscite dagli uffici, percorrete le nostre strade, vivete le nostre spiagge, ascoltate cittadini e turisti.
Non servono nuove opere faraoniche. Serve manutenzione ordinaria. Serve attenzione. Serve programmazione.
Abbiamo già ricevuto dalla natura tutto ciò che molti territori ci invidiano: un mare meraviglioso, spiagge ampie, un clima favorevole, prodotti d'eccellenza e una posizione geografica strategica.
Adesso tocca a noi fare la nostra parte. Perché il turismo non vive soltanto di bellezza. Vive di servizi.
E finché continueremo a trascurare quelli essenziali, il rischio sarà sempre lo stesso: vedere i nostri luoghi più belli rimanere ricchi di potenzialità, ma poveri di futuro», conclude Emilio Signoretta.