«I miei ricordi più belli sono legati a Tropea»: Federico Rampini parla della sua Calabria al Salone del libro
l giornalista del Corriere della Sera in visita allo stand allestito al Lingotto di Torino richiama il legame con la cittadina vibonese: la casa dei suoceri, gli album dei figli bambini e un rapporto rimasto vivo negli anni
Federico Rampini ritrova Tropea al Salone internazionale del Libro di Torino. Il giornalista e scrittore del Corriere della Sera, in visita allo stand della Regione Calabria, ha legato la cittadina tirrenica a una memoria personale, familiare, costruita negli anni tra vacanze, ritorni e fotografie conservate in casa.
«I miei ricordi più belli della Calabria in realtà sono legati a un passato un po’ più distante», racconta Rampini. Il riferimento è alla famiglia della moglie: «I genitori di mia moglie, quindi i miei suoceri, che purtroppo non ci sono più, avevano casa a Tropea». Da lì nasce un rapporto non episodico con la città: «Le vacanze a Tropea erano un classico nella nostra storia familiare».
«Abbiamo ancora album di foto dei nostri figli bambini»
Nel racconto di Rampini, Tropea non è soltanto una meta turistica. È il luogo delle estati di famiglia, dei figli piccoli, di immagini rimaste nel tempo: «Anche i nostri figli, abbiamo ancora degli album di foto dei nostri figli bambini, oggi sono quarantenni tutte e due».
Un passaggio semplice, ma capace di restituire il senso di un legame affettivo. Tropea entra nella memoria del giornalista attraverso la vita domestica, prima ancora che attraverso il lavoro o il racconto pubblico della Calabria. «Posti meravigliosi», dice Rampini, lasciando che l’immagine della cittadina vibonese resti legata a una stagione precisa della sua vita familiare.
«Tropea è un affetto particolare»
Rampini ricorda poi di essere tornato più volte in Calabria anche per motivi professionali: «Sono tornato per lavoro, ho fatto anche conferenze all’Università di Cosenza, sono stato tante volte in Calabria». Ma il rapporto con Tropea resta diverso, più intimo, perché attraversato dai ricordi privati: «Tropea è un affetto particolare perché è legato a episodi di storia familiare».
Dal Lingotto di Torino arriva quindi una testimonianza sobria, lontana dagli slogan. La Calabria evocata da Rampini è quella dei legami, delle vacanze ripetute, degli album di foto accumulate negli anni. E Tropea, in questo racconto, non appare solo come una destinazione conosciuta nel mondo, ma come un luogo capace di entrare nella biografia personale di chi l’ha vissuta.