Giustizia sociale e lotta alle mafie, al Csv di Vibo un dialogo su lavoro, inclusione e ruolo dei beni confiscati
Nel corso dell’incontro al Centro servizi per il volontariato, l’avvocato Eliana Carbone e il coordinatore regionale Giuseppe Borrello hanno discusso della necessità di sostenere cooperative e realtà sociali impegnate nella gestione dei patrimoni sottratti alla criminalità
Nel segno della Giornata mondiale della giustizia sociale, celebrata il 20 febbraio, il 25 febbraio al Centro servizi per il volontariato di Vibo Valentia si è tenuto un confronto tra l’avvocato Eliana Carbone, opinionista culturale, e Giuseppe Borrello, coordinatore regionale di Libera. Un dialogo che ha messo al centro il rapporto tra legalità, sviluppo e uguaglianza sostanziale, con l’obiettivo dichiarato di evitare che la giustizia sociale resti «una promessa incompiuta».
Ad aprire l’incontro è stata Eliana Carbone, che ha richiamato i fondamenti costituzionali del tema: «La giustizia sociale è un principio cardine della Costituzione repubblicana ed una misura della qualità della democrazia. È sul terreno dell’uguaglianza sostanziale, del lavoro e delle opportunità che si gioca la credibilità delle istituzioni». L’avvocato ha invitato a interrogarsi sul legame tra legalità e politiche pubbliche, sottolineando come sia «fondamentale riflettere su come legalità, politiche pubbliche e sviluppo possano rendere concreti i principi costituzionali sul nostro territorio».
Il riferimento è esplicito all’articolo 3 della Costituzione, in particolare al secondo comma, laddove si affida allo Stato il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza. «Far sì che vengano rimossi effettivamente dallo Stato gli ostacoli all’uguaglianza sostanziale – ha aggiunto – significa mettere tutti nella condizione di raggiungere gli stessi traguardi, facendo sì che chi è più debole dal punto di vista economico o sociale sia messo nelle stesse condizioni di chi è più forte e quindi avvantaggiato». Da qui la domanda rivolta al rappresentante di Libera: «Sarebbe interessante capire quanto i beni confiscati alle mafie e le cooperative sociali incidono sul lavoro, sulle opportunità, nella vita pubblica, sull’inclusione e quali sono i limiti istituzionali».
Giuseppe Borrello ha raccolto lo spunto, collocando la giustizia sociale al centro della lotta alle mafie e alla corruzione: «Il tema della giustizia sociale deve rappresentare un punto cruciale nella lotta alle mafie ed alla corruzione perché sono soprattutto le disuguaglianze sociali e la povertà a causare le grandi occasioni per il proliferare ed il diffondersi delle Mafie nel nostro Paese». Secondo il coordinatore regionale di Libera, il riutilizzo dei beni confiscati costituisce uno strumento concreto di riscatto: «I beni confiscati alle mafie rappresentano una grande opportunità perché riescono a generare economie, lavoro, dignità, percorsi di inclusione sociale per le comunità di riferimento».
Un modello che, tuttavia, non sarebbe esente da criticità sul piano normativo e politico. «Nonostante queste evidenze – ha osservato – assistiamo a proposte di legge che rischiano di indebolire lo spirito della legge 109/96 sul riuso pubblico e sociale dei beni confiscati. Noi siamo fortemente convinti dell’efficacia di questa legge per il contrasto materiale e culturale alle mafie, come confermano i continui attacchi da parte dei mafiosi alle cooperative ed alle realtà sociali che gestiscono i beni confiscati nella nostra Regione».
Borrello ha poi messo in guardia da una narrazione che, a suo avviso, rischia di spostare il problema: «C’è chi vuole smontare lo spirito della legge 109/96 ed anche le misure di prevenzione antimafia vengono considerate un deterrente ad investire nelle Regioni meridionali, senza tenere conto che il vero ostacolo ad investire è proprio la presenza delle mafie, che hanno inaridito il tessuto produttivo opprimendolo e ricattandolo». Da qui l’appello: «Le cooperative e le realtà sociali che gestiscono i beni confiscati alle mafie non possono essere lasciate sole». In questa direzione si inserisce l’iniziativa promossa da Libera: «Siamo impegnati in una raccolta firme per chiedere di destinare il 2% del fondo unico giustizia al fine di valorizzare e sostenere le esperienze di riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati nel nostro Paese».
A chiudere l’incontro è stata ancora Eliana Carbone, che ha sintetizzato il senso del confronto: «La giustizia sociale non può restare un principio enunciato, ma deve tradursi in scelte concrete e responsabilità condivise. Le istituzioni se ne devono fare carico per la loro stessa credibilità». Un richiamo che lega la dimensione etica a quella istituzionale e che rilancia, sul territorio vibonese, il dibattito su legalità, sviluppo e inclusione.