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28/02/2026 ore 10.05
Società

Gerocarne, nel racconto di una mamma il dramma del bullismo: «Lo chiamavano storpio, gli dicevano “devi morire”. E si uccise»

Confronto sul fenomeno promosso dall'Istituto Acquaro-Soriano con forze dell’ordine ed esperti. Tra gli ospiti anche la madre di Michele Ruffino che si tolse la vita a soli 17 anni nel 2018: «Costretto ad elemosinare anche una sola amicizia. A bullizzarlo erano soprattutto le ragazze»

di Vincenzo Primerano

Una piaga sociale che si è ormai incuneata tra le radici della realtà odierna, incapace di tutelare come dovrebbe la fragilità della parte più giovane della popolazione. Il bullismo (compreso il cyberbullismo) è infatti un pericoloso fattore, per giunta molto sottovalutato, che può portare anche a conseguenze irrimediabili. Prevenire e combattere un fenomeno così insidioso diventa dunque quasi un dovere, soprattutto nei confronti dei ragazzi, per formarli non solo alla convivenza civile ma anche al rispetto verso i propri coetanei.

L’iniziativa nel ricordo di Michele Ruffino

A tal proposito, spinto dalla volontà di limitare questi fenomeni, l’Istituto Comprensivo Acquaro-Soriano ha organizzato, tra giovedì e venerdì, una due giorni di incontri formativi con gli alunni delle scuole secondarie di primo grado. Dopo l’appuntamento di giovedì a Dasà, venerdì mattina il confronto si è svolto anche a Gerocarne, per ribadire con forza il no a questa piaga sociale. Il confronto, moderato dalla professoressa Angela Varì, ha messo di fronte ai giovani studenti figure e istituzioni impegnate nel contrasto a tali comportamenti. Presenti al tavolo la dirigente scolastica M. Francesca Durante; il sovrintendente capo della Questura di Vibo Valentia, Umberto Messina; l’agente scelto Vincenzo Tripodi; la psicologa Barilaro; Maria Catambrone, madre di Michele Ruffino, il ragazzo di Rivoli che nel 2018 si è tolto la vita a soli diciassette anni, segnato dalle continue e gratuite discriminazioni da parte di amici e conoscenti.

Un bullismo crudele e senza tregua quello che ha dovuto sopportare, anche per alcuni problemi motori che peraltro aveva superato. In prima fila erano presenti anche Antonino De Nardo, sindaco di Soriano, e Giuseppe Esposito, attuale presidente della Pro Loco di Acquaro. Quest’ultimo è stato inoltre tra gli organizzatori della due giorni e parte attiva nel primo confronto svoltosi a Dasà.

Gli interventi

Ad aprire il dibattito è stata la professoressa e moderatrice Angela Varì: «La nostra scuola cerca di svolgere, ormai da qualche anno, un’azione sempre più ampia nel contrasto alla violenza di ogni tipo, come dimostra l’ormai annuale appuntamento del 25 novembre in occasione della giornata contro la violenza di genere. Stiamo inoltre lavorando a un progetto sul bullismo che a breve verrà ultimato ma, al di là di questo, quello di oggi deve essere un incontro di tolleranza e sensibilizzazione. Ciò è possibile solo se tutti guardiamo in tal senso».

Il confronto è poi proseguito con l’intervento della dirigente scolastica M. Francesca Durante: «In questa occasione la scuola deve prima capire come intervenire quando c’è una segnalazione di disagio. In seguito si procede con l’intervento e con un primo colloquio. Da lì in poi si monitora la situazione per un periodo specifico, così da valutarne l’andamento. La scuola nasce per crescere insieme ma è necessario che ci sia un percorso di rieducazione, perché vogliamo che le nostre azioni siano significative e incidano davvero. Il bullismo produce azioni che possono essere punibili per legge, a seconda dell’età, con responsabilità che possono coinvolgere anche i genitori. Non bisogna poi dimenticare il compito delle istituzioni, che sono sempre al nostro fianco: i giovani non devono avere paura di chiedere aiuto».

La polizia: «Quando siete vittime di bullismo chiedete aiuto»

Le parole della dirigente sono state confermate dalle istituzioni presenti all’incontro, rappresentate da Umberto Messina, sovrintendente capo della Questura di Vibo Valentia, e dall’agente scelto Vincenzo Tripodi. A intervenire è stato Tripodi: «Facciamo parte della Divisione Anticrimine della Questura di Vibo Valentia, che pone particolare attenzione anche agli episodi di bullismo e cyberbullismo. Il bullismo è un fenomeno sociale che si manifesta all’interno di un gruppo di riferimento, che può essere scolastico, personale o ludico. Pensando a questo termine, ognuno di noi riconosce inconsciamente determinati comportamenti riconducibili al bullismo ed è proprio qui che subentra la nostra coscienza e la consapevolezza che non bisogna adottarli. A partire dal 2017 ci siamo concentrati prevalentemente su reati legati al cyberbullismo ma, dal 2023, l’attenzione si è focalizzata soprattutto sui comportamenti illeciti di bullismo in senso stretto. Voi ragazzi avete la possibilità di chiedere aiuto ai familiari e alle istituzioni, che possono intervenire con restrizioni e ammonimenti nei confronti di chi commette tali reati. La nostra libertà termina quando inizia quella altrui».

Una lettura psicologica del fenomeno

Si è cercato di offrire anche una lettura dal punto di vista psicologico, con l’intervento della psicologa Barilaro: «Ragioniamo su ciò che è il bullismo, escludendo gli episodi occasionali, come uno scherzo che può capitare a chiunque. Questo fenomeno comporta un accanimento verso un’altra persona e può assumere diverse forme, tra cui il cyberbullismo che, attraverso internet e i social, può lasciare ferite profonde». E ancora: «C’è un bullo che attacca una persona inerme e, attorno, una platea o un gruppo che osserva e rimane in silenzio. Ma è proprio qui che il bullo trova forza, perché il silenzio è una forma di accettazione di ciò che sta accadendo».

Il momento più toccante: la storia di Michele

L’impatto emotivo più forte si è registrato durante la testimonianza di Maria Catambrone, madre del giovane Michele Ruffino: «Era un ragazzo empatico e generoso. Era nato sano ma da piccolo si è ammalato a causa di un vaccino obbligatorio che gli ha provocato problemi motori agli arti inferiori. Lui però ha sempre lottato finché, dopo qualche anno di cure, non si è rimesso nuovamente in piedi. In terza media aveva già superato tutto e i compagni conoscevano la sua storia, ma da lì sono iniziati i primi episodi di bullismo. Ho sempre denunciato tutto perché lui era un ragazzo che si raccontava». Un percorso difficile: «Finito il calvario delle medie – continua la madre – aveva scelto l’indirizzo alberghiero perché il suo sogno era diventare pasticcere. Lì però le cose sono peggiorate: già al momento dell’iscrizione una professoressa poneva dubbi sulla sua abilità. È stato quattro anni in quella scuola: si alzava col sorriso ma quando varcava quei cancelli il sorriso veniva spento dalle bulle, soprattutto ragazze, che lo accusavano di anoressia e di non dare nulla alla società». Fino al giorno più doloroso: «Il 23 febbraio 2018 era andato a scuola tranquillo e, all’uscita, aveva lasciato una lettera a una compagna con l’incarico di consegnarla all’unico amico che gli era stato vicino, perché Michele doveva quasi elemosinare un’uscita o un’amicizia. Nella lettera c’era scritto che quando l’avesse letta lui non ci sarebbe stato più. Per la magistratura si è trattato di suicidio, ma la verità è istigazione al suicidio, che è ben diverso. Quel giorno doveva comprarsi camicia e pantaloni per un evento a lui caro e lo avevo chiamato poco prima: mi disse che era al Castello di Rivoli, un posto che amava. Purtroppo non l’ho più visto, se non due giorni dopo, dentro una bara. Ho denunciato e chiesto una rieducazione non alle bulle, ma ai loro genitori».