Disabilità, lutti e violenza domestica: il vescovo Nostro chiede alle parrocchie vibonesi di stare accanto alle famiglie fragili
Presentata a Mileto la lettera pastorale per il 2026-2027: gruppi di ascolto nelle comunità, chiese senza barriere e una rete con i servizi sociali. Il presule: «Nessuna ragione, nemmeno il desiderio di tenere unita la famiglia, giustifica il silenzio davanti alla violenza»
Una missiva con al centro le famiglie che affrontano disabilità, dipendenze, lutti, detenzione, violenza e difficoltà economiche. Su questo focalizza l’attenzione la lettera pastorale inviata ai fedeli della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea dal vescovo, monsignor Attilio Nostro. Il documento, dal titolo “In cammino con la famiglia”, è stato presentato questa mattina, 8 ottobre, durante l’incontro mensile del clero svoltosi all’interno del seminario vescovile di Mileto. Nella lettera il presule indica gli orientamenti per il 2026-2027. Tra gli impegni affidati alle comunità ci sono gruppi parrocchiali di ascolto, una rete con i servizi del territorio e un piano per eliminare le barriere architettoniche nelle chiese. Lo scritto è frutto degli incontri nelle zone pastorali e delle testimonianze raccolte durante la due giorni del presbiterio. «Non la famiglia considerata in modo astratto, quanto piuttosto le famiglie concrete che abitano le nostre case, i nostri paesi, le nostre contrade», scrive monsignor Nostro. Un ascolto dal quale sono emerse «le fatiche e le ferite», ma anche «la gioia, la tenacia, la capacità di resistere e di ricominciare».
La lettera inizia con il richiamo ad alcune delle storie ascoltate nel corso degli incontri: una madre che accompagna il figlio al servizio per le dipendenze, un marito che raggiunge in treno la moglie detenuta, una famiglia che dopo la morte del figlio non trova più uno scopo, una madre e una sorella che accudiscono un ragazzo paralizzato. Il punto di riferimento evangelico è quello delle nozze di Cana, in particolare il frangente in cui la mancanza del vino diventa l’immagine delle difficoltà che possono interrompere la serenità familiare. Da qui l’indicazione per le parrocchie: «La fragilità non è una colpa», e l’invito a porre «uno sguardo attento e discreto, prima che la ferita diventi umiliazione». A questo punto il vescovo si chiede se «le nostre comunità sono accoglienti con le famiglie più problematiche, anche lontane, e se abbiamo saputo reinventare dei percorsi di familiarità con chi resta sulla soglia?».
Disabilità, dipendenze e lutto: le indicazioni della lettera
Un’ampia parte del documento affronta le diverse condizioni di fragilità. Sulla disabilità, il vescovo richiama il peso delle terapie, delle pratiche burocratiche e della «lotta frustrante per ottenere ciò che dovrebbe essere un diritto primario», insieme all’angoscia dei genitori per il futuro dei figli: «Dopo di noi, chi?». La richiesta alle comunità è precisa: «La persona con disabilità è soggetto della vita ecclesiale, non oggetto di assistenza». Da qui l’indicazione di garantire catechesi e accesso ai sacramenti, chiese senza barriere e una partecipazione effettiva alla liturgia e alla vita parrocchiale. Per le dipendenze, dalla droga all’alcol, dal gioco d’azzardo a quelle digitali, Nostro invita ad accogliere «senza cedere a facili moralismi» e a collaborare con i servizi pubblici e le comunità terapeutiche, «che hanno competenze che noi non abbiamo». Il sostegno, sottolinea, deve raggiungere anche genitori, coniugi e figli.
Sul lutto, la lettera comprende la perdita di un figlio, la vedovanza, le morti improvvise, il suicidio e l’aborto spontaneo, definito «un lutto invisibile che molte madri e molti padri portano da soli perché pochi lo sanno riconoscere come tale». Il vescovo sollecita una presenza che prosegua oltre le esequie: «La comunità spesso è presente il giorno del funerale. E poi? Non possiamo fermarci lì». Propone gruppi di condivisione e visite alle famiglie anche dopo mesi, «quando tutti se ne sono andati e il vuoto si fa più pesante».
Violenza domestica, carcere ed emigrazione
La lettera affronta anche le conseguenze della detenzione sui familiari e lo stigma sociale che, osserva Nostro, «nei nostri paesi pesa molto». Chiede sostegno alle famiglie dei detenuti, collaborazione con la cappellania del carcere e percorsi di reinserimento, anche lavorativo. Aggiunge però un richiamo alle vittime: «Con maggiore forza viene chiesto di non dimenticare le famiglie delle vittime, che portano una ferita ancora più profonda». Un passaggio netto riguarda la violenza domestica: «Nessuna ragione, nemmeno il desiderio di tenere unita la famiglia, giustifica il silenzio davanti alla violenza». Chi la subisce, scrive il presule, deve trovare nella comunità ascolto, protezione e aiuto per rivolgersi a chi possa tutelarlo «in modo efficace e sicuro». Tra le altre difficoltà vengono richiamate la solitudine di chi assiste anziani non autosufficienti, la fragilità psichica degli adolescenti, le separazioni, la povertà e la mancanza di lavoro. Un riferimento specifico riguarda l’emigrazione dei giovani, «che per la nostra Calabria è una ferita concreta e quotidiana: svuota le famiglie, spegne i paesi e lascia soli tanti anziani». Attenzione viene chiesta anche per le famiglie migranti presenti nelle comunità parrocchiali.
Gruppi di ascolto e una rete con Comuni e servizi sociali
La parte operativa affida alla diocesi impegni da verificare ogni anno negli organismi di partecipazione diocesani e parrocchiali. «In ogni parrocchia o unità pastorale nasca un piccolo gruppo di ascolto e prossimità per le famiglie fragili»: persone preparate e discrete, capaci di riconoscere il disagio, visitare e accompagnare. Nostro chiede inoltre un tavolo stabile tra gli uffici diocesani, dalla Pastorale familiare alla Caritas, dalla Pastorale della salute a quelle carceraria e giovanile, con il servizio per le Confraternite. Prevede la formazione degli operatori, una ricognizione delle barriere architettoniche e un piano graduale per abbatterle, percorsi di sostegno al lutto e una rete stabile con servizi sociali, Comuni e volontariato. La Giornata diocesana delle famiglie continuerà a essere celebrata nella festa della Santa Famiglia, con particolare attenzione a quelle più fragili: «Non una giornata per loro, ma con loro». L’indicazione che riassume il metodo proposto è questa: «Accompagnare significa camminare accanto, non decidere al posto di qualcuno».