Dasà ricorda Pino Russo, vittima innocente di mafia: «La memoria si fa impegno per le future generazioni»
Intitolata al 22enne di Acquaro trucidato nel 1994 la sala conferenze della biblioteca comunale. Alla cerimonia presenti anche don Luigi Ciotti e il prefetto Anna Aurora Colosimo: «Le nostre comunità meritano di riscattarsi dal malaffare»
«Il dolore rimane, è ormai consolidato, ma la bellezza di queste giornate è proprio quella memoria che si fa impegno. Quelle morti che devono generare vita perché, se non è così, a vincere è la ‘ndrangheta. E ogni qual volta s’intitola una strada, una scuola, una sala come questa, si rende onore a quelle persone che sono state barbaramente uccise dalle mafie».
A parlare è Matteo Luzza, fratello di Pino Russo Luzza, vittima innocente della ‘ndrangheta, ucciso per un distorto senso dell’onore, con l’unica colpa di aver amato la donna sbagliata. Scomparso la mattina del 15 gennaio del 1994, il corpo del 22enne di Acquaro venne ritrovato il 21 marzo successivo, tra i boschi di località Giardino, a Monsoreto di Dinami.
Il suo ricordo si è rinnovato a Dasà, dove il Comune guidato dal sindaco Raffaele Scaturchio, di concerto con il coordinamento regionale di Libera, rappresentato da Giuseppe Borello, gli ha intitolato la sala conferenza della Biblioteca comunale Piergiovanni Salimbeni. Tanti i presenti alla cerimonia di scopertura della targa: oltre ai genitori di Pino Russo e a diversi familiari di vittime innocenti di mafia, c’erano i ragazzi del locale istituto scolastico guidato dalla dirigente Maria Francesca Durante, i rappresentanti delle forze dell’ordine, gli amministratori dei comuni vicini.
Al tavolo anche don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, il prefetto Anna Aurora Colosimo, don Giuseppe Fiorillo, già referente provinciale della rete associativa contro tutte le mafie. Una cerimonia che si è caricata di significati alla luce dell’operazione dei carabinieri che hanno eseguito l’arresto dei presunti responsabili dell’omicidio di Filippo Ceravolo, altra vittima innocente di una guerra di mafia non sua e il cui ricordo è rievocato nel corso di tutti gli interventi.
Anche lo stesso Matteo Luzza, come don Ciotti, ha salutato con gioia la notizia. «È una giornata bellissima. Nel dolore, nel lutto di quella famiglia, oggi la pretesa di verità e di giustizia vanno oltre il nostro dolore, oltre la nostra rabbia. La rabbia e il dolore ti feriscono, ma la pretesa e la volontà di sapere, di conoscere chi sono gli assassini, è un motore fondamentale, perché ti rigenera. Oggi è una giornata bella per la famiglia di Filippo, per Martino, per la sua mamma Anna. L'80 per cento delle vittime innocenti purtroppo ancora non ha ottenuto verità e giustizia. Ecco, speriamo che piano piano si arrivi ad ottenere verità per tutti».
Parole di grande forza anche da don Luigi Ciotti in un accorato intervento che ha conquistato l’attenzione dei tanti ragazzi presenti. «Il coraggio è avere più coraggio tutti. Quando tocchiamo con mano l'ingiustizia, la violenza, l'orrore, i giochi criminali, dobbiamo evitare di prendere scorciatoie, di essere persone che si indignano soltanto. E non dobbiamo neppure rassegnarci alle cose che non vanno bene, dobbiamo prendere coscienza che quei cambiamenti che noi desideriamo e sogniamo hanno bisogno del contributo di ciascuno di noi. Noi - ha aggiunto - dobbiamo essere parte di questo cambiamento e quindi è il “noi” che vince, non i navigatori solitari. Ognuno di noi rappresenta un “io”, ma se ci mettiamo tanti “io” diventa un “noi”: elemento vitale per la società, per la Chiesa, per la scuola, per tutti gli ambiti che ci circondano nella vita».
Per il sacerdote simbolo della lotta al malaffare, che ha ricordato le fasi storiche che hanno segnato la nascita e l’evoluzione di Libera, per onorare realmente le vittime innocenti «serve una memoria viva. Non quella che celebra una giornata e finisce lì, ma quella che deve tradursi tutti i giorni in responsabilità e impegno, quella che ci deve continuare a graffiare nelle coscienze: loro sono morti, uccisi dalla violenza criminale e mafiosa, noi dobbiamo essere persone più vive».
Dal prefetto Colosimo la convinzione di aver vissuto «una giornata veramente importante. La dedica di questa sala, che è simbolo di cultura, di incontro, di condivisione, a una vittima innocente di mafia, a Pino Russo, è significativa da tutti i punti di vista. Don Ciotti, poi, ci ha offerto un bagno di umanità, di forza, di passione che tutti noi cittadini dovremmo veramente avere per poter far crescere le nostre comunità. E poi, questa bellissima giornata, è stata accompagnata da operazioni di polizia che contribuiscono a liberare i territori da schiavitù quali la ‘ndrangheta, la sopraffazione e la violenza. Auguri a queste nostre comunità che invece meritano di vivere con serenità, grazie ad un potenziale umano significativo, alla voglia e alla passione di andare avanti, di liberarsi. E oggi è una bella giornata anche per questo».
Dello stesso avviso il sindaco di Dasà Scaturchio: «Oggi è una giornata importante non solo per la comunità di Dasà, ma per l'intero comprensorio. Ricordare una vittima innocente della mafia e intitolarle la sala delle conferenze della Biblioteca comunale - luogo di cultura e condivisione - è un modo per affermare sempre di più la legalità e lo stare insieme. È un messaggio che lasciamo alle nuove generazioni, un messaggio per il futuro. Le mafie proliferano dove non c'è cultura, qui invece speriamo proliferi la cultura del fare, dell'agire, dello stare insieme e della democrazia».