Dai palloni persi da bambino a Monterosso ai set cinematografici: Antonio Fabiano racconta le sue radici vibonesi
L’attore vive a Norimberga ed è nel cast de I colori della tempesta, ispirato al salvataggio di migliaia di opere d’arte durante la guerra. Tra i ricordi dei nonni e i ritorni in Calabria, il desiderio di girare nella terra del padre scomparso: «Sarebbe il mio modo personale di dirgli grazie»
Le 500 lire del nonno per comprare un pallone, le partite nel borgo e le tavolate con zii e cugini. Sono i ricordi vibonesi di Antonio Fabiano, attore nel cast de I colori della tempesta, il film di Roberto Dordit sulla storia vera del salvataggio di migliaia di opere d’arte durante la Seconda guerra mondiale. Presentata al Bif&st nel 2025 e arrivata nelle sale nel maggio 2026, la pellicola ha ricevuto il Premio speciale della giuria per la sezione Comunicazione del Premio Rotondi 2026, manifestazione dedicata ai salvatori dell’arte.
Nel film Fabiano interpreta Scharführer, il militare che comanda la guarnigione di Carpegna. Le sue radici sono invece a Monterosso Calabro, il paese del padre, dove conserva famiglia e affetti. Oggi vive a Norimberga, in Germania, ma il legame con il Vibonese attraversa il suo racconto e arriva fino a un desiderio: tornare per girare un film nella terra paterna e dedicarlo al padre, scomparso lo scorso marzo.
«Le mie radici a Monterosso Calabro sono una parte fondamentale di quello che sono, sia come uomo che come attore», racconta. «È il paese di mio padre ed è il posto dove ho ancora tutta la mia famiglia, tra zii e cugini. Anche se il lavoro e la vita mi hanno portato lontano, il legame con Monterosso e con i miei affetti non si è mai spezzato, è qualcosa che mi porto sempre dentro».
I nonni, il pallone e i ritorni a Monterosso
La distanza non ha interrotto i ritorni. «Appena posso staccare dagli impegni di lavoro o dai set, scendo subito per riabbracciare i miei parenti a Monterosso, ritrovare gli amici e ricaricare un po’ le batterie nei luoghi dove sono cresciuto».
I ricordi più vivi sono quelli dei nonni, che abitavano in via Ferdinando Basile. «Mi viene ancora da sorridere se penso a quando mio nonno mi dava le 500 lire per andare a comprare il pallone nel negozietto di fianco alla chiesa — quello che tutti chiamavano “Gardidio”. Il problema era che, puntualmente, dopo mezz’ora di partita giù al borgo il pallone lo perdevo sempre!».
A quei pomeriggi si aggiungono le riunioni di famiglia e la festa della Madonna del Soccorso. «Sono immagini e sensazioni che mi porto dietro ovunque vada», dice Fabiano, per il quale Monterosso resta un luogo di affetti oltre che di memoria.
Il film sulla storia dei capolavori salvati durante la guerra
Prodotto da Qualityfilm, in coproduzione con Staragara e in collaborazione con Rai Cinema, il film I colori della tempesta ricostruisce la vicenda di Pasquale Rotondi, il soprintendente delle Marche che durante la Seconda guerra mondiale coordinò la messa in salvo di circa 10mila opere d’arte.
La Rocca di Sassocorvaro e il Palazzo dei Principi di Carpegna divennero rifugi per capolavori provenienti dalle Marche, da Venezia, Milano e Roma, tra cui La tempesta di Giorgione. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la presenza delle truppe tedesche mise in pericolo i depositi. La pellicola segue Rotondi, affiancato dalla moglie Zea, dall’autista Augusto e da pochi collaboratori, nella difesa di quel patrimonio. Una vicenda autentica che portò anche al trasferimento di opere in Vaticano, attraverso l’Italia in guerra.
Le due anime del personaggio
Come accennato, nel film un militare che comanda la guarnigione tedesca. «La sfida più grande per me è stata non renderlo una macchietta o il “solito” militare cattivo, ma dargli sfumature vere, facendo emergere piano piano anche la sua fragilità».
Il tema del salvataggio delle opere richiama Monuments Men, il film del 2014 con George Clooney. Fabiano individua un terreno comune «nell’amore per l’arte e il coraggio di proteggere la bellezza dalla follia della guerra», ma sottolinea la diversa prospettiva del lavoro di Dordit: «I colori della tempesta ha un cuore molto più intimo, umano, profondamente italiano. Racconta una resistenza fatta di ingegno, coraggio silenzioso e passione di persone comuni che sono riuscite a fare qualcosa di grandioso».
Un film nel Vibonese da dedicare al padre
Il desiderio di lavorare a una produzione ambientata in Calabria riporta il racconto a Monterosso e al padre. «Sarebbe un sogno che si realizza, oltre che un enorme onore. Se dovesse succedere, vorrei dedicare interamente quel lavoro a mio padre, che è mancato a marzo di quest’anno».
«Lui era un uomo schivo, ma immensamente orgoglioso di me: l’ho scoperto solo al suo funerale, quando una persona di famiglia mi ha raccontato con quanta gioia e con quanta luce negli occhi parlava dei miei traguardi a tutti». Da qui un progetto che, prima ancora di diventare un’occasione professionale, avrebbe un significato personale: «Tornare a girare un film proprio nella sua terra, nel Vibonese, sarebbe il mio modo personale di dirgli grazie e di stringerlo ancora a me».