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17/10/2026 ore 06.15
Società

Da maggiore dei carabinieri di Vibo al percorso per diventare sacerdote, la nuova strada di Manuel Grasso: «Cerco di dare risposte alla mia inquietudine»

Ha lasciato l’Arma il 31 agosto per intraprendere un percorso di discernimento vocazionale in Terra Santa. Oggi studia filosofia e si interroga sulla possibilità di prendere i voti: «Non si tratta di passare da una felicità a un’altra, ma di trovare la direzione giusta»

di Cristina Iannuzzi

Da comandante dei Carabinieri a Gerusalemme, per capire se la propria strada sia quella del sacerdozio. È la scelta di Manuel Grasso, ufficiale siciliano che, dopo una carriera nell’Arma, ha deciso di fermarsi e ripartire da una domanda che lo accompagna da anni. Non una fuga dal lavoro, né una decisione improvvisa, ma un percorso di riflessione che oggi lo vede impegnato nello studio della filosofia e nella formazione spirituale in Terra Santa.

Grasso aveva assunto il comando della Compagnia dei Carabinieri di Vibo Valentia nel settembre 2025. Nell’aprile successivo era arrivata la promozione a maggiore. Poi, il 31 agosto, la decisione di lasciare l’Arma. Al suo posto, alla guida della Compagnia vibonese, è subentrato il capitano Giuseppe Colella.

Il suo è stato un percorso professionale importante, costruito attraverso incarichi a Roma, Ivrea e in Calabria, con esperienze alla Scuola Allievi di Reggio Calabria e al Nucleo operativo e radiomobile di Taurianova. Alla carriera militare aveva affiancato una formazione accademica in Giurisprudenza e Scienze della sicurezza, oltre a due master dedicati all’intelligence e al contrasto della criminalità organizzata e della corruzione. Eppure, nonostante i risultati raggiunti, dentro di lui continuava a esserci una domanda.

Originario di Santa Venerina, in provincia di Catania, Grasso è cresciuto in una famiglia cattolica, insieme a quattro fratelli e una sorella. La parrocchia, gli scout, i gruppi giovanili e il servizio come ministrante hanno accompagnato la sua formazione fin dall’infanzia.

Anche la scelta di diventare carabiniere era legata al desiderio di mettersi al servizio degli altri. Un sogno realizzato, che gli ha permesso di conoscere realtà diverse e di costruire relazioni importanti nei luoghi in cui ha prestato servizio.

«Il mio sogno da ragazzo di diventare carabiniere l’avevo realizzato. Ero felice, onorato di far parte dell’Arma. Avevo le amicizie, l’autonomia economica e una vita relazionale che mi appagava. Però c’era sempre qualcosa che mi mancava», racconta.

La decisione di lasciare la divisa non è arrivata all’improvviso. «Non c’è stata nessuna caduta da cavallo, nessuna illuminazione. Il mio discernimento matura in 35 anni di vita».

Nel suo percorso ha avuto un ruolo anche l’incontro nel 2013 con don Valerio, sacerdote reggino e fondatore dell’associazione Attendiamoci. Le esperienze condivise in Italia, Israele e Turchia gli hanno permesso di conoscere comunità cristiane e modi diversi di vivere la fede, alimentando una riflessione che, nel tempo, è diventata sempre più importante.

«Lasciare l’Arma non è stato lasciare qualcosa che non mi piaceva. Era una scelta tra ciò che mi piaceva e ciò che pensavo fosse più giusto», spiega.

Una decisione maturata attraverso il confronto con persone fidate, sacerdoti e familiari. Anche comunicarla ai superiori e alle persone care ha rappresentato un passaggio impegnativo. Non per paura, ma per la consapevolezza del cambiamento che avrebbe comportato.

A Gerusalemme, senza risposte già scritte

Dal 19 settembre Grasso si trova a Gerusalemme, dove frequenta lo Studio teologico di San Salvatore e ha iniziato un percorso di formazione filosofica e propedeutica agli studi teologici. Vive l’esperienza di Casa Kérigma, una realtà nata dalla collaborazione tra don Valerio e altre persone impegnate nell’accompagnamento dei giovani e nella crescita personale e spirituale.

Qui, tra studio, preghiera e confronto, l’ex comandante si sta concedendo il tempo necessario per comprendere quale direzione dare alla propria vita. Il sacerdozio è una possibilità, non un traguardo già raggiunto. Non ci sono scadenze da rispettare né conclusioni da anticipare.

«Tutte le certezze le ho lasciate. Mi sto dando del tempo per capire quale possa essere la strada da percorrere», afferma. E aggiunge: «Il pensiero principale non è cosa farò o cosa sarò, ma chi voglio seguire».

La risposta, oggi, è Gesù Cristo. Un riferimento presente fin dall’infanzia, quando la madre lo accompagnava in chiesa e i racconti del Vangelo cominciavano a lasciare un segno. Una fede che, nel tempo, non è rimasta separata dalle scelte professionali e personali.

«Mi manca il mondo delle indagini, ma sono sereno»

La nuova vita non ha interrotto il legame con i colleghi e con il lavoro svolto nell’Arma. «Mi manca quel mondo, a me piaceva molto il mondo delle indagini. Mi manca in maniera serena, non nostalgica», dice.

Tornare sui libri e abituarsi a ritmi diversi da quelli del servizio militare richiede impegno. Ma la scelta di dedicarsi a questo percorso non nasce dal rifiuto del passato, che continua a considerare una parte importante della propria vita.

E quando gli viene chiesto se oggi sia felice, Grasso risponde: «Io sono sempre stato felice, anche prima. Non si tratta di passare da una felicità a un’altra felicità. Forse si tratta del passaggio da una gioia a una gioia piena».