Consorzio unico di bonifica, esplode la protesta degli agricoltori vibonesi: «Basta pagare per opere non realizzate»
VIDEO | Adiconsum Calabria e il legale Cavallari denunciano aumenti nonostante la mancata realizzazione di opere idrauliche sui terreni. Richiamate le sentenze della Corte di Giustizia Tributaria di Vibo e l’intervento della Corte costituzionale. Convocazione a Catanzaro per il 26 febbraio
Pagano, ma sui loro terreni non vedono alcuna opera. È da qui che nasce la protesta dei piccoli proprietari del Vibonese contro il Consorzio unico di bonifica. «Una serie di utenti lamentano di pagare imposte e tasse senza avere alcun beneficio concreto sui propri terreni», denuncia Michele Gigliotti, presidente di Adiconsum Calabria, parlando dalla sede della Cisl di Vibo Valentia.
Nel mirino c’è la riforma regionale che ha unificato i consorzi con l’obiettivo di superare le criticità del passato. «Non solo riscontriamo un aumento delle tasse – prosegue Gigliotti – ma le migliorie per questi territori non ci sono. Parliamo di piccoli proprietari che, per evitare sanzioni, pagano subito, anche se secondo noi la richiesta non è dovuta».
L’associazione non invita alla disobbedienza fiscale. «Non stiamo dicendo ai contribuenti di non pagare. Chiediamo alla Regione di chiarire quali benefici concreti ricadano sul singolo fondo. Se il tributo serve a migliorare il suolo, va dimostrato». Le segnalazioni, assicurano dagli sportelli territoriali, arrivano da tutta la Calabria.
A sostenere la linea dei contribuenti è l’avvocato Antonino Cavallari, che richiama diverse pronunce della Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Vibo Valentia. «In più decisioni è stato stabilito che il contributo consortile non è dovuto se il consorzio non dimostra concretamente di aver apportato un’opera di bonifica al terreno tassato». Il beneficio, ricorda, deve essere «certo, concreto, esclusivo e determinato».
Cavallari porta anche un caso personale: «Sono proprietario di un terreno nel comune di Dinami e posso garantire che nella mia proprietà non è mai stata eseguita un’opera di bonifica. Parliamo, ad esempio, di canali di scolo: senza questi interventi non c’è alcun vantaggio fondiario diretto».Il riferimento normativo è alla legge regionale del 2003, che prevedeva il pagamento del contributo anche indipendentemente dal beneficio fondiario. Su quel punto è intervenuta la Corte costituzionale, dichiarando illegittima la previsione nella parte in cui non collegava il tributo al vantaggio effettivo sul fondo. «È proprio su questo principio che si fonda la nostra battaglia: senza beneficio diretto dimostrabile, la debenza non sussiste».
Il legale richiama anche quanto avvenuto in Puglia: «A seguito di pronunce dei tribunali di Lecce, l’ente di riscossione ha disposto in autotutela l’annullamento di cartelle ritenute illegittime per mancata prova dell’intervento sui terreni. Se è accaduto lì, perché non dovrebbe avvenire anche in Calabria?».
La vertenza ora entra in una fase decisiva. Il commissario regionale Giacomo Giovinazzo ha convocato i rappresentanti di Adiconsum a Catanzaro per il 26 febbraio. Un appuntamento che i piccoli proprietari considerano cruciale: «Pagare sì, ma solo a fronte di opere reali e benefici tangibili». L’incontro potrebbe segnare il primo vero banco di prova per il nuovo Consorzio unico e per la Regione chiamata a dimostrare, caso per caso, la legittimità delle richieste.