Caroni di Limbadi riscopre i sapori della memoria: dopo anni torna la Sagra di Tajjarini fatti a mano
Appuntamento il 7 agosto nella piccola frazione. La neonata associazione San Giuseppe riporta nelle vie del paese la pasta della tradizione contadina, nata nei primi del Novecento con farina, acqua e l’antico “lignu di tajjarini”
Il profumo della farina impastata a mano tornerà a invadere le vie di Caroni. Dopo anni di assenza, venerdì 7 agosto 2026, a partire dalle ore 19.30, nella frazione di Limbadi sarà nuovamente celebrata la Sagra dei Tajjarini, appuntamento dedicato a una delle preparazioni più antiche e identitarie della cucina contadina locale.
Il ritorno della manifestazione rappresenta soprattutto il primo importante risultato della neonata Associazione San Giuseppe di Caroni, costituita da pochi mesi con l’obiettivo di riportare nel paese occasioni di incontro, iniziative e partecipazione. A guidarla è il presidente Walter Vardè, affiancato dai soci che stanno lavorando su base volontaria all’organizzazione della serata.
«Non è solo una sagra, è un atto d’amore verso il nostro paese», è il messaggio con cui l’associazione presenta l’iniziativa. «Vogliamo che Caroni torni a vivere, a riunire le famiglie, i giovani e chi è andato via ma porta sempre il paese nel cuore».
Il ritorno della sagra diventa così un modo per recuperare non soltanto una ricetta, ma anche un patrimonio di gesti, strumenti e memorie tramandato per generazioni. La storia dei tajjarini affonda infatti le proprie radici nei primi anni del Novecento, quando nelle case contadine le uova rappresentavano un alimento prezioso, destinato spesso alla vendita o al baratto.
La versione originaria della pasta veniva quindi preparata soltanto con farina di grano duro e acqua di fonte. L’impasto era lavorato a lungo fino a ottenere una sfoglia resistente, stesa dalle donne del paese utilizzando u lignu di tajjarini: un lungo legno liscio e pesante, diverso dal comune mattarello, spesso tramandato di madre in figlia e periodicamente unto con l’olio per evitare che si spezzasse.
Anche il condimento raccontava la semplicità e l’ingegno della cucina povera. Non c’era il ragù di carne: i tajjarini venivano serviti con i fagioli e con il sugo preparato utilizzando i pomodori coltivati negli orti di famiglia, raccolti, schiacciati e lasciati cuocere lentamente. Da quel rito domestico, capace di coinvolgere intere famiglie, nacque successivamente l’idea di trasformare la preparazione in una festa per l’intero paese.
Con il passare del tempo la ricetta si è arricchita e oggi i tajjarini vengono realizzati anche con le uova. Per la sagra del 7 agosto saranno prodotti rigorosamente a mano grazie anche alle uova offerte da Uovosol dell’azienda Soldano Srl, che ha scelto di sostenere il ritorno della manifestazione e il progetto di rinascita promosso dall’associazione.
I tajjarini al sugo saranno il piatto principale di un percorso enogastronomico costruito attorno ai sapori del territorio. Il menu comprenderà peperonata, polpette di melanzane, frittelle di fiori di zucca, bruschette con ’nduja, capicollo e formaggio locale, oltre a vino e anguria. Non mancherà inoltre il tradizionale panino con la salsiccia.
La serata sarà accompagnata dalla musica dei cantautori calabresi Francesco Donato e Antonio Cocciolo. Al termine della manifestazione saranno offerti il Vecchio Amaro del Capo e i cantucci prodotti dalla Dolciaria Alessandria di Soriano.
Nelle case di Caroni alcuni antichi ligni di tajjarini sono ancora custoditi dietro una porta o all’interno delle dispense. Il 7 agosto torneranno a scivolare sulla farina, trasformando una preparazione nata dalla necessità in un racconto collettivo. Per una sera, attraverso la pasta lavorata a mano, i sapori degli orti e la musica, il paese proverà a riunire chi vi abita e chi, pur essendo andato via, continua a portare Caroni nel cuore.