A Roma celebrate le prime sindache d’Italia: c’è anche la tropeana Lydia Toraldo Serra. La figlia: «Era coraggiosa e di larghe vedute»
Fu alla guida del Comune dal 1946 al 1960. Il racconto di quegli anni nelle parole di Raffaella, ospite della cerimonia voluta dalla ministra per la famiglia Roccella: «Avevo 3 mesi quando fu eletta, mi portava sempre con lei»
«Avevo tre mesi nel 1946, quando mia madre, Lydia Toraldo Serra, fu nominata sindaca di Tropea. Ancora mi allattava e quindi mi portava con lei ovunque. Tornava a casa spesso alle nove di sera. Potete immaginare che nella famiglia fu uno scombussolamento. Ma mio padre non l'ha mai fermata». A raccontarlo all'Ansa è Raffaella, ospite dell'evento "1946-2026 Voto alle donne. La democrazia italiana compie ottant'anni", in corso a Roma presso l'Accademia della Scherma.
Il diritto di voto alle donne italiane era stato riconosciuto il primo febbraio 1945, dopo anni di lotte. Ma solo ottant'anni fa, il 10 marzo del 1946, per la prima volta in Italia, le donne entrarono nella cabina elettorale per votare alle elezioni amministrative in 436 comuni e divennero eleggibili. Vennero elette così le prime undici sindache italiane: molte di loro venivano da piccoli paesini di quel Sud Italia, come Margherita Sanna eletta Orune (Nuoro), Ninetta Bartoli a Borutta (Sassari), Lydia Toraldo Serra a Tropea, in provincia di Vibo Valentia.
«Mia madre riusciva a conciliare i quattro figli con la politica. Era una donna coraggiosa e di larghe vedute. Si laureò a 23 anni in Giurisprudenza e fece una tesi di laurea sul voto alle donne, già nel 1929. Dopo l'elezione la prima emergenza che affrontò fu la carenza di cibo: fermava i treni con le derrate alimentari», racconta Raffaella Toraldo a margine dell'evento promosso dalla ministra per la famiglia Eugenia Roccella e dal ministro per lo sport Andrea Abodi. «Rimase alla guida del comune calabrese dal 1946 al 1960, dapprima con la Dc, poi come indipendente. La famiglia l'ha sempre supportata».
«Molte delle prime sindache elette in Italia - ricorda la ministra Roccella - venivano da regioni del Sud, dalla Calabria, dalla Sardegna. Votarono l'89% delle aventi diritto. Le immagini dell'epoca restituiscono meglio di ogni parola le emozioni. Donne in file interminabili con figli in braccio e qualche panino, lunghe code per arrivare alla sospirata urna: qualcosa che oggi diamo per scontato».