A Mileto grande partecipazione alla festa del Corpus Domini, il vescovo: «Cacciamo i mercanti dal nostro cuore e facciamo entrare Dio»
Anche quest’anno il nutrito popolo di fedeli della diocesi si è ritrovato unito attorno a monsignor Attilio Nostro, accolto da una città episcopale addobbata a festa
È il giorno in cui la diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea si ritrova realmente unita in preghiera ad esprimere il proprio credo cristiano. Il momento dell’anno in cui i fedeli si stringono veramente all’unisono attorno al loro pastore per accompagnare Gesù per “le strade del mondo”. Questo, e non solo, è la celebrazione che si svolge a Mileto per la solennità del Corpus Domini. All’appuntamento, forse il più sentito dell’anno liturgico, si sono ritrovati anche in questo 2026 oltre un migliaio. Una miriade di pellegrini giunta nella città sede di diocesi da tutte le parrocchie del territorio. Tra i presenti, religiosi, “fratelli” delle circa 60 confraternite attive in tutta la diocesi, ragazzi e ragazze di Prima comunione, rappresentanti del mondo dell’associazionismo e dei movimenti cattolici, autorità civili, politiche e militari. Ad accoglierli, una sede episcopale vestita a festa, addobbata per le vie del centro con drappeggi alle finestre e ai balconi delle case, piante, tappeti di fiori e manifesti con stralci di brani biblici del vecchio e nuovo testamento sparsi lungo il percorso.
Le celebrazioni per la solennità diocesana del Corpus Domini hanno preso il via alle 18.30 circa con la messa solenne presieduta nella basilica cattedrale dal vescovo Attilio Nostro. «Parlando con sacerdoti e laici - ha sottolineato nella sua omelia il presule - ci accorgiamo che c'è tanta sete, ma a volte sete sbagliata. Sì perché c'è sete di aver ragione, di litigio, di competizione, di fama, di riconoscimenti umani e delle tante cose del mondo che sembrano darci più soddisfazione, che non dell'acqua di questa sorgente che zampilla direttamente dal cuore di Cristo, che non di questo vino nuovo che il Signore è venuto a donare al nostro sposalizio, alle nostre nozze, alla nostra umanità, alla nostra alleanza con lui. Le nostre migliori energie - ha aggiunto - spesso le spendiamo per cose che non sono di vita eterna. E, allora, ecco che questo pezzo di pane ci ridimensiona. Qualcuno si chiederà: “Ma come faccio a sfamare la mia brama con questo pane, con questa goccia di vino?” Verrebbe da dire, insieme al profeta Elia: “Alzati e mangia, vedrai che questo cibo ti condurrà fino alla montagna sacra, fino a Dio”. E anch’io dico al popolo di questa diocesi: “Alzati! È la postura della resurrezione, della vita nuova, di chi non rimane lì ad aspettare a terra l'elemosina degli altri, perché sa di aver ricevuto l'elemosina più misericordiosa, più importante del mondo, la moneta che porta l'effige di Dio”».
Dal vescovo è giunto, poi, l’invito finale a chiedere al Signore «di cacciare via dal proprio cuore i venditori del tempio, i pensieri cattivi e tutto ciò che non è Dio e di lasciare che questo pane in tutta la sua semplicità riempia con la sua presenza la nostra vita, esattamente come un bimbo che non ha bisogno di parlare per chiedere e dare amore». Al termine della messa la funzione è proseguita con la processione del Santissimo Sacramento per le strade cittadine. A portare all’interno di un prezioso ostensorio argenteo del XIX secolo la sacra eucarestia e a permettere a “Cristo che si fa pane” di incontrare la quotidianità delle persone ci ha pensato lo stesso monsignor Nostro. Un atto finale scandito da canti e preghiere propagati in filodiffusione lungo tutto il percorso e dal rientro del Corpus Domini in cattedrale, quando ormai le luci del giorno avevano lasciato spazio alle ombre della sera. Sul sagrato della chiesa madre della diocesi, ad accoglierne il ritorno della sacra eucarestia “a casa” ci ha pensato la splendida infiorata realizzata ancora una volta dalla comunità di Potenzoni, quest’anno raffigurante la scena di San Francesco d’Assisi che riceve l’abbraccio di Cristo dalla croce.