Vibonese senza pediatri, i genitori di Beatrice accettano l’aiuto di Catanzaro: «Un’umanità che qui non abbiamo avvertito»
Nel corso dell’ultima puntata di Dentro la Notizia su LaC Tv focus sulla problematica causata dalla carenza di medici nell’entroterra montano. Nonostante la soluzione tampone annunciata dall’Asp resta lo scetticismo. In collegamento anche i sindaci di Dasà e Fabrizia: «Aspettiamo la prova dei fatti, di parole ne abbiamo già troppe»
La carenza di pediatri nelle Preserre vibonesi entra nelle case dei calabresi attraverso l’ultima puntata di Dentro la Notizia, su LaC Tv (RIVEDILA QUI), e lo fa partendo da una domanda che attraversa tutta la trasmissione: cosa succede quando in un territorio vengono meno i servizi essenziali per i bambini?
In studio, il conduttore Salvatore Bruno ricostruisce una vicenda che è venuta prepotentemente a galla dopo la denuncia di una famiglia di Gerocarne, raccolta e rilanciata da Il Vibonese. Il caso è quello di Beatrice, 11 anni, affetta da una grave malformazione genetica, che in assenza di un pediatra rischia di restare senza farmaci salvavita. Una storia che, come emerge nel corso della trasmissione grazie al collegamento da Dasà dell’inviato Stefano Mandarano, rappresenta «solo la punta di un iceberg».
La storia di Beatrice e l’amarezza della madre
Il racconto prende forma attraverso le parole dei genitori che raccontano ai microfoni di LaC il dramma quotidiano che vivono. «Beatrice ha bisogno di farmaci costosissimi, anche 9.000 euro a confezione, che devono essere prescritti da un pediatra - dice il padre -. Se vado in farmacia non me li danno nemmeno a pagamento».
Ma è la voce della madre, Graziella Macrì, a segnare uno dei passaggi più forti della trasmissione. «Siamo stati all’Asp di Vibo, abbiamo chiesto qualcuno che facesse una forzatura per la pediatra. Ci hanno detto di mandare una pec. Ancora oggi stiamo aspettando la risposta».
Poi la scelta obbligata, che sposta il baricentro dell’assistenza fuori provincia: «Entro domani (oggi, ndr) mi devo recare a Catanzaro, all’azienda ospedaliera Dulbecco, dalla quale mi hanno contattata dimostrandosi molto disponibili e attenti una volta che hanno letto la storia di Beatrice. Il primario del reparto di Pediatria, Giuseppe Raiola, e la dottoressa Carbone mi hanno detto di contare su di loro per qualunque cosa. Li ringrazio per questo. Io pensavo che la mia provincia avesse un po’ di umanità, un po’ di cuore, specialmente verso i bambini… ma così non è».
Parole che non si fermano al caso individuale: «Non è solo mia figlia. Ci sono altri bambini che stanno male e devono andare al pronto soccorso anche per un raffreddore». Situazione confermata da un’altra mamma, che denuncia la condizione di suo figlio simile a quella di Beatrice.
Ecco perché la notizia della soluzione offerta dall’Asp, piombata in studio durante la diretta, viene accolta con cautela. In particolare, l’Azienda sanitaria di Vibo ha reso nota la disponibilità di una pediatra che settimanalmente svolgerà nel comprensorio montano, tra Acquaro e Fabrizia, le attività ambulatoriali, con presa in carico anche delle situazioni più delicate «compresa – sottolineano nella loro nota i commissari dell’Asp - quella della piccola Beatrice». Ma la madre della bambina accoglie con prudenza l’annuncio dell’Asp: «Sono contenta, ma bisogna vedere i fatti. Qui siamo abituati solo a sentire tante parole».
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Una comunicazione che, dunque, non spegne del tutto le perplessità. Il sindaco di Dasa, Raffaele Scaturchio, ricostruisce i passaggi precedenti: «Abbiamo diffidato per ben due volte la triade commissariale. Non posso che essere contento, ma attendiamo di vedere la firma del contratto e il pediatra in sede, perché di parole, finora, l’Asp ne ha fatte tante».
E aggiunge: «Se non si risolve il problema del pediatra e anche del medico di base, io sono disposto pure a dimettermi da sindaco, perché amministrare senza i servizi basilari è inutile».
Sulla stessa linea il sindaco di Fabrizia, Francesco Fazio: «Se i pediatri ci sono in graduatoria, vuol dire che non c’è capacità amministrativa nelle procedure per la nomina». E descrive un territorio isolato: «Abbiamo 150 bambini, strade difficili, altitudine di 1250 metri, carenze anche nella guardia medica. Non si può dire ai cittadini di spostarsi altrove».
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Nel dibattito interviene anche il segretario regionale della federazione dei pediatri, Antonio Gurnari, che sposta il focus: «In Calabria non mancano pediatri. Le zone carenti bandite sono state quasi tutte coperte. Ci sono almeno 25-30 colleghi in attesa di occupazione».
Secondo il rappresentante di categoria, la criticità è diversa: «Qui il problema è organizzativo. In quell’ambito ci sono quattro pediatri, uno è in malattia, uno è a massimale, ma gli altri due potevano acquisire assistiti. Questa situazione poteva essere gestita prima. Noi siamo liberi professionisti convenzionati, serve che l’Asp organizzi il servizio e garantisca le condizioni per operare».
Il rischio spopolamento e la marginalità delle aree interne
Il collegamento con Dasà restituisce anche il quadro più ampio. «I paesi dell’entroterra sono sempre comuni marginali», dice il sindaco Scaturchio. «Le persone chiedono servizi essenziali: medico, pediatra, assistenza domiciliare. Senza questi servizi si alimenta lo spopolamento».
Un concetto ribadito anche da Fazio: «I sindaci non si possono sostituire alle competenze dell’Asp o della Regione. La sanità è un diritto tutelato dalla Costituzione».
Le famiglie e il ruolo delle associazioni
In studio, la presidente dell’associazione “Mattia Facciolla” di Cosenza, che si occupa di cardiopatie congenite in età pediatrica, allarga ulteriormente lo sguardo: «Sono problemi che combatto da anni. Non si deve arrivare al punto di non avere pediatri. Bisogna fare prevenzione». E racconta le difficoltà quotidiane delle famiglie con bambini fragili: «Ci chiedono come fare per una visita specialistica. In Calabria spesso non ce n’è la possibilità. Noi facciamo venire gli specialisti da fuori, gratuitamente, ma questi sono diritti che dovrebbero essere garantiti».