Vibo, pagamenti alla Casa della Carità fermi e rischio chiusura: «In 60 anni mai visto nulla di simile»
Dipendenti e dirigenti della struttura riabilitativa convenzionata che ha in cura soprattutto bambini hanno tenuto una manifestazione di protesta davanti all’ospedale Jazzolino: «Le prestazioni già erogate non vengono pagate, i lavoratori restano senza stipendio e ora si rischia un drammatico stop delle terapie per decine di pazienti»
Un appello diretto, legato alla tenuta di un servizio essenziale per il territorio. È quello portato stamattina dalla Casa della Carità di Vibo Valentia al presidio promosso dall’Osservatorio civico “Città Attiva” davanti all’ospedale Jazzolino.
La struttura, centro di riabilitazione estensiva extraospedaliera accreditato con il Servizio sanitario regionale, ha promosso l’iniziativa per denunciare una condizione che viene descritta come sempre più critica. Da mesi, infatti, si registrano ritardi nei pagamenti da parte del sistema sanitario pubblico delle prestazioni già erogate in regime di convenzione. Ritardi che a catena si ripercuotono sui 45 dipendenti della Fondazione, con il rischio concreto di una sospensione delle terapie e di un progressivo rallentamento delle attività.
Una situazione che incide in particolare sui pazienti più piccoli, spesso inseriti in percorsi riabilitativi complessi e continuativi, che non possono permettersi interruzioni. Il problema si inserisce in un quadro già fragile, caratterizzato da lunghe liste d’attesa e da un fabbisogno stimato in oltre 40mila ore di prestazioni, numeri che fotografano una domanda crescente e difficilmente sostenibile senza un adeguato supporto istituzionale. Tra i punti evidenziati anche l’assenza di riscontri sull’ampliamento dei servizi, richiesto negli anni e concluso nell’aprile 2025, ma finora privo di comunicazioni ufficiali.
Pagamenti fermi da mesi, a Vibo terapie riabilitative a rischio stop: la Fondazione Casa della Carità organizza una protesta davanti all’ospedale«Chiediamo condizioni di normalità. Non è sostenibile che una struttura come la Casa della Carità, presidio importantissimo per l’intera provincia, si trovi quasi nell’impossibilità di garantire i servizi assicurati finora, con il rischio di chiusura e di lasciare senza assistenza numerosi utenti», queste le parole del direttore Giuseppe Lo Gatto.
Sulla stessa linea il presidente della Fondazione Casa della Carità, Ferdinando Pietropaolo: «In assenza dei pagamenti non possiamo proseguire l’attività. In sessant’anni non si è mai presentata una tale situazione, i nostri dipendenti sono stati sempre regolarmente retribuiti. Non sappiamo più che fare, c’è una continua procrastinazione dei pagamenti, non perché non ci sono i fondi, ma perché non vengono emessi gli atti amministrativi necessari».
Non si tratta, dunque, solo di tutelare una struttura, ma di difendere un diritto fondamentale: quello alla cura. Ogni ulteriore ritardo rischia di trasformarsi in un danno concreto per centinaia di pazienti.