Vibo, Andreacchi lascia la guida del 118 in polemica con Azienda Zero: «Hanno fatto un bando per direttore regionale contro i calabresi»
Il responsabile della Sala operativa Sud che comprende anche Catanzaro e Reggio annuncia le dimissioni dopo anni in prima linea nell’emergenza-urgenza. Punta il dito contro i vertici dell’ente regionale di governo della sanità e chiede di essere ricollocato altrove: «Totale incompatibilità»
«Tra me e i vertici di Azienda Zero c’è ormai una totale incompatibilità che sfocia nella vera e propria ostilità». Più esplicito di così non poteva essere il medico Francesco Andreacchi, responsabile della Sala operativa Sud del 118 Calabria, che copre i territori di Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio. Il dirigente si è dimesso, lasciando un incarico delicatissimo ed estremamente impegnativo che da anni lo vede in prima linea sul fronte dell’emergenza/urgenza. Dimissioni per certi versi clamorose, soprattutto per il rumore che faranno, che Andreacchi spiega a Il Vibonese senza giri di parole.
«Non c’era più alcuna sintonia con Azienda Zero, in particolare con il direttore sanitario. Non avevo alcuna libertà di azione. In altre parole, non potevo più fare il mio lavoro». Il professionista parla già al passato, quasi a sottolineare l’irrevocabilità della sua decisione. «Tornare indietro? Non credo sia possibile». Poi affida la spiegazione a una provocazione: «Potrei cambiare idea soltanto se assumessi la Direzione regionale del 118, ma non sarà possibile, perché il bando che hanno allestito in pratica taglia fuori i medici calabresi». Dice proprio così: “taglia fuori”. Una locuzione che dovrebbe essere in totale antitesi con un bando pubblico, ma Andreacchi insiste: «È così. Hanno messo su un bando che nei fatti esclude me e altri colleghi calabresi. Perciò ho deciso di non partecipare, non avrei alcuna possibilità».
Al netto di queste parole, che rimarcano ulteriormente il deterioramento dei rapporti con Azienda Zero - l’ente di governo tecnico e amministrativo della sanità calabrese istituito alla fine del 2021 - il medico ribadisce che ormai non sussistono più le condizioni per continuare nel suo ruolo: «Mi hanno negato progetti formativi che considero fondamentali, come incontri bimestrali o semestrali tra il personale della centrale operativa e quello di postazione che opera su ambulanze e su automediche - spiega -. Medici e operatori sanitari che devono poter lavorare in massima sinergia e sintonia, invece sono lasciati a loro stessi. Se non posso fare neppure questo, preferisco andarmene».
Così, dopo trent’anni nel 118 («entrai il 6 giugno del 1997»), ora il dirigente medico, che gode di grande stima per la puntualità e l’abnegazione con cui ha sempre lavorato, ha deciso di fare altro: «Ho chiesto all’Azienda di ricollocarmi, ma con il 118 ho chiuso».