«Senza cure voglio il suicidio assistito»: il caso Ivan Tavella scuote l’Asp di Vibo che assicura «assistenza continuativa»
Il commissario straordinario Sestito convoca i vertici sanitari dopo l’appello del 47enne vibonese affetto da distrofia di Duchenne che vive a Parma: i timori sono dissipati, la copertura economica iniziale è interamente a carico dell'azienda sanitaria provinciale
L’assistenza continuerà anche dopo il 31 luglio e le questioni amministrative sulla ripartizione dei costi non dovranno avere conseguenze sulla vita del paziente. È l’impegno assunto dall’Asp di Vibo Valentia nei confronti di Ivan Tavella, il 47enne originario del capoluogo ma residente a Parma, affetto da distrofia muscolare di Duchenne, che nei giorni scorsi aveva lanciato un disperato appello temendo di perdere il supporto continuativo ricevuto fino a oggi.
Davanti alla prospettiva di una sospensione del servizio, Tavella era arrivato a chiedere di poter accedere al suicidio medicalmente assistito. Una richiesta indicata come estrema conseguenza della possibile interruzione di un’assistenza che, nelle sue condizioni, rappresenta una necessità vitale.
Il caso ha spinto il commissario straordinario dell’Asp, Vittorio Sestito, a convocare i giornalisti per una «comunicazione di servizio» e illustrare la posizione dell’Azienda sanitaria. Al suo fianco Maria Grazia Vavalà del Distretto sanitario, il direttore sanitario Ilario Lazzaro, l’avvocato Sabrina Caglioti e la dirigente delle Professioni sanitarie Sara Fiorillo.
«L’assistenza continuerà»
A rassicurare Tavella e la sua famiglia è stato direttamente Sestito. «L’utente può stare tranquillo – ha affermato –. Tutta l’assistenza confermata il 2 luglio dall’Unità di valutazione multidisciplinare di Parma continuerà a essere garantita».
La parte strettamente sanitaria è già assicurata dall’Azienda sanitaria di Parma, mentre l’Asp di Vibo Valentia si farà carico degli ulteriori interventi di supporto indicati nel piano. «Parma li ha definiti come un’assistenza non sanitaria, ma dal nostro punto di vista cambia poco: quel tipo di assistenza verrà comunque erogato a Ivan», ha precisato il commissario.
Il programma predisposto dall’Unità di valutazione multidisciplinare emiliana è stato esaminato anche dai professionisti dell’Asp vibonese. «Abbiamo ritenuto valido il piano predisposto a Parma e daremo seguito alle indicazioni formulate dalla commissione», ha spiegato Sestito.
L’Asp attende ora che Tavella e i suoi familiari comunichino formalmente la condivisione del programma assistenziale. Un passaggio previsto per i piani individuali, nei quali anche il paziente è chiamato a esprimere il proprio consenso sulle prestazioni individuate.
Sestito ha escluso qualsiasi interruzione alla scadenza del 31 luglio. «Non ci sarà alcuna criticità – ha assicurato –. Dobbiamo soltanto trovare un accordo tra gli enti sulle modalità con cui contribuire al costo dell’assistenza. In questa prima fase, però, l’Azienda sanitaria si occuperà di tutto».
Il nodo della ripartizione dei costi
Resta da definire la distribuzione delle spese tra il settore sanitario e quello sociale. Una questione che, secondo il vertice dell’Asp, non dovrà ricadere sul paziente. «Le problematiche amministrative che possono esserci dietro questo tipo di assistenza non devono riguardare l’utente, che non può essere coinvolto nelle modalità con cui sarà disciplinata la parte economica del servizio», ha ribadito Sestito.
L’impegno dell’Azienda sanitaria è dunque quello di garantire la continuità del piano senza attendere la conclusione del confronto tra le istituzioni interessate. «Ivan deve continuare ad avere l’assistenza che ha sempre ricevuto», ha concluso il commissario.
La reazione di Tavella
Dopo la conferenza stampa, Tavella ha accolto con sollievo, ma anche con cautela, le rassicurazioni arrivate dall’Asp. «Io spero che sia davvero così, perché tutto nasce dal mio profondo desiderio che la situazione si risolva», ha dichiarato telefonicamente alla redazione.
«Se il commissario afferma che il supporto continuerà e sarà garantito, non posso che essere d’accordo. Accetto pienamente la soluzione di questa complessa vicenda amministrativa. Sarei impazzito a rifiutare una simile apertura, perché queste cure rappresentano l’elemento che ancora oggi mi tiene in vita».
Per il 47enne, l’assistenza non è un servizio accessorio, ma una condizione indispensabile. «Posso paragonarla a un ventilatore polmonare: se mi viene assicurata, mi si garantisce, nei fatti, il diritto alla vita. Tuttavia, adesso è necessario che dalle parole si passi ai fatti, anche perché da un anno e mezzo i pagamenti per il mio servizio sono fermi».
Anche Tavella sottolinea di non voler essere coinvolto nelle controversie economiche tra enti. «Sapere a chi tocchi saldare le prestazioni o come si dividano le spese tra il Comune di Vibo e l’Asp è un problema istituzionale, non mio. A me interessa esclusivamente che il servizio venga regolarmente finanziato e mantenuto».
«Io ho voglia di vivere»
Le garanzie dell’Asp allontanano, almeno per il momento, la prospettiva del suicidio medicalmente assistito evocata nei giorni scorsi. Tavella ribadisce però che quella richiesta era nata dal timore di rimanere senza tutele.
«Io ho voglia di vivere – afferma –. Tutta la mia battaglia per ottenere il supporto necessario nasce proprio da questo presupposto. Se mi privano delle cure, non ho alternative e mi si priva della vita stessa».
Il 47enne conferma la propria posizione favorevole al suicidio assistito come principio di libertà, ma chiarisce che non è questa la scelta che desidera compiere oggi. «Se l’assistenza mi viene assicurata, io ho tutta l’intenzione di continuare a lottare e a convivere con la mia patologia. Voglio solo gestire i miei giorni in tranquillità, godendomi in pace il tempo che mi rimane. Le decisioni sul fine vita possono attendere, a patto che non mi si costringa a valutarle interrompendo i servizi domiciliari».