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17/06/2026 ore 17.40
Sanità

Sanità vibonese, Piperno denuncia il ricorso ai lavoratori interinali: «La salute dei cittadini appaltata a gettone»

Un avviso di Job Italia è finalizzato all’assunzione per soli 61 giorni di 18 infermieri da destinare agli ospedali di Tropea e Soriano. La delegata provinciale dello Smi contesta la legittimità della procedura d’urgenza e punta il dito contro Azienda Zero che avrebbe depauperato l’organico di Vibo

di Redazione
Infermieri

Due procedure urgenti per cercare infermieri, mentre negli ospedali e nelle postazioni di emergenza la carenza di personale continua a pesare sui servizi. È il quadro dal quale parte la denuncia di Alessia Piperno, medico del 118 e delegata provinciale dello Smi, che parla di «sanità vibonese al collasso» e si rivolge direttamente ai sindaci.

Alla selezione avviata dall’Asp di Vibo Valentia per assumere 60 infermieri a tempo determinato per nove mesi si è aggiunto l’avviso di Job Italia: 18 professionisti da destinare a Tropea e Soriano Calabro, nove per ciascuna sede, con un contratto iniziale di due mesi, pari a 61 giorni, e possibilità di proroga. L’impiego previsto è a tempo pieno, su tre turni, per garantire il servizio 24 ore su 24 e sette giorni su sette.

«Ambulanze demedicalizzate e reparti svuotati»

«Fino a pochi anni fa la sanità della provincia di Vibo Valentia, pur tra mille difficoltà storiche, garantiva servizi assistenziali minimi oggi inesistenti», afferma Piperno. Il presidio di Tropea, ricorda, disponeva di Urologia e Proctologia, mentre il sistema di emergenza-urgenza era «interamente coperto da personale medico» e sostenuto dalla Centrale operativa di Pizzo.

«Oggi assistiamo alle macerie di quel sistema - continua la delegata dello Smi -. Ambulanze demedicalizzate, reparti svuotati e una fuga in massa del personale, con appena tre medici passati in Azienda Zero». L’avviso per i 18 infermieri viene definito «l’ultimo, lampante sintomo di un fallimento programmato». La situazione più immediata riguarda la postazione di Tropea, dove, secondo la sindacalista, le carenze d’organico potrebbero bloccare i turni già dal prossimo mese.

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Le contestazioni sulla precedente gestione

Piperno concentra poi l’attenzione sulla sovrapposizione, registrata fino ai primi mesi di quest’anno, tra la direzione generale di Azienda Zero retta da Gandolfo Miserendino e la triade commissariale dell’Asp di Vibo, di cui faceva parte lo stesso Miserendino. Una coincidenza che, nella sua ricostruzione, avrebbe prodotto «un palese cortocircuito funzionale».

«Azienda Zero, per sua natura istitutiva, nasce per supportare e integrare i servizi regionali, non per esautorare le aziende sanitarie territoriali». Secondo la rappresentante dello Smi, l’Asp sarebbe rimasta priva di una difesa autonoma delle proprie specificità, con l’attuale gestione commissariale, quella di Vittorio Sestito, che si troverebbe ora ad affrontare «un’eredità fatta di carenze d’organico tali da determinare il blocco dei turni».

Il nodo dei contratti di 61 giorni

La critica riguarda anche il ricorso a un’agenzia privata. Piperno richiama la disciplina sul pubblico impiego, che consente contratti a termine per esigenze temporanee ed eccezionali, e sostiene che la copertura continuativa delle strutture territoriali riveli invece un bisogno stabile di personale: «Utilizzare contratti di 61 giorni per coprire turnazioni 24 ore su 24, sette giorni su sette, dimostra l’assenza totale di una programmazione triennale del fabbisogno».

La delegata provinciale pone inoltre una questione economica: le risorse impiegate per l’intermediazione, sostiene, potrebbero essere destinate alla valorizzazione dei dipendenti già in servizio, attraverso indennità e prestazioni aggiuntive. Da qui il riferimento a un potenziale profilo di danno erariale, valutazione che Piperno collega alla scelta di finanziare agenzie private anziché rafforzare i fondi contrattuali interni.

«Da settembre attendiamo un incontro»

Un altro fronte riguarda i rapporti con le rappresentanze dei lavoratori. «Come Smi, insieme ai sindacati medici della provincia, attendiamo invano da settembre un incontro con i dirigenti dell’Asp. Ogni richiesta è stata ignorata, rimandata o fatta saltare».

Piperno cita anche la conferenza organizzata dall’Azienda sanitaria per presentare le Case della comunità. «È stato comunicato agli organi di stampa che l’invito era stato esteso a tutte le parti sociali, sindacati inclusi. La realtà è diversa: nessuna sigla dei sindacati medici ha ricevuto una convocazione formale».

Secondo la delegata, procedere con riorganizzazioni ed esternalizzazioni senza informazione e consultazione preventiva potrebbe configurare una condotta antisindacale. Ricorda inoltre di avere presentato proposte per la medicina territoriale e per affrontare la carenza infermieristica: «Nessuno pretendeva che non avessero bisogno di correzioni o limature. Tuttavia, la scelta di ignorarle è un atto di miopia politica ingiustificabile».

L’appello ai sindaci

L’ultima parte della nota  è rivolta ai primi cittadini, indicati come autorità sanitarie locali. «Non intendiamo alimentare polemiche o scontri istituzionali, ma richiamare fermamente i sindaci al ruolo di garanti della salute pubblica. Chiediamo di ascoltarci e aiutarci, perché siamo prima di tutto loro concittadini».

Il richiamo parte dalle condizioni affrontate ogni giorno dal personale del 118: strade dissestate, mezzi spesso in assistenza e postazioni in difficoltà. «Quando un cittadino sta male e chiama il 118, l’ambulanza parte. Corriamo incontro al pericolo e cerchiamo soluzioni immediate. Noi alla chiamata del territorio rispondiamo sempre. Adesso chiediamo che anche i sindaci rispondano al nostro grido d’aiuto».

Lo Smi sollecita l’interruzione delle esternalizzazioni precarie, il blocco degli atti organizzativi adottati senza confronto e l’apertura di un tavolo regionale. «La salute dei cittadini non può essere appaltata a gettone».