Sezioni
29/01/2026 ore 14.39
Sanità

Sanità vibonese, l’Asp restituisce alla Regione 2,6 milioni stanziati a novembre per incrementare i Lea: «Una beffa»

È quanto denunciano i familiari dei pazienti ricoverati nella Rsa di Drapia: «Fondi vincolati al settore socio-sanitario che tornano indietro perché riferiti al 2025. Non lo accettiamo accettiamo, le risorse si possono trattenere se si vuole»

di Enrico De Girolamo

«La Regione Calabria con una mano dà e con l’altra si riprende i soldi stanziati per incrementare i Lea nel Vibonese». Questa è l’impressione che emerge dagli ultimi sviluppi relativi alla contrattualizzazione delle sette strutture Rsa e Recc (riabilitazione continuativa) accreditate in provincia di Vibo.
In un incontro che si è tenuto ieri all’Asp, propedeutico alla firma dei contratti, i vertici dell’Azienda sanitaria provinciale avrebbero comunicato che si sta procedendo alla stipula delle convenzioni solo per il 2026. Eppure, nel novembre scorso, quando la pressione dell’opinione pubblica aveva toccato livelli parossistici, il Decreto del commissario ad acta (Dca) 302 ha incrementato le risorse destinate a Vibo per due anni, il 2025 e il 2026, stanziando circa 2,6 milioni di euro in più rispetto a quelli già designati, con lo scopo di innalzare i Livelli essenziali di assistenza (Lea). Risorse, dunque, che avrebbero dovuto offrire copertura finanziaria per la stipula dei contratti con le strutture accreditate, alcune dei quali, come il Don Mottola Medical Center di Drapia, non rinnovate da oltre due anni.

Sanità vibonese ai minimi termini, anche i familiari dei pazienti del Don Mottola di Drapia vanno in Procura a denunciare

Una boccata di ossigeno che lasciava intravedere il superamento della crisi che sta riducendo sul lastrico molte famiglie, costrette a pagare di tasca propria prestazioni che invece dovrebbero essere coperte dal sistema sanitario pubblico.
Ieri, però, la doccia fredda. I fondi in più stanziati a favore del Vibonese per il 2025 saranno restituiti, perché – questa sarebbe la versione dell’Asp – riferiti alla vecchia annualità. Una decisione forse corretta da un punto di vista contabile, ma che sembra una beffa, visto che le risorse sono state stanziate a novembre, quando ormai il 2025 era bello che finito.
«Si tratta di una scelta che incide direttamente sui pazienti fragili, sui caregiver e sulle famiglie, e che compromette la continuità assistenziale, l’attuazione del Pnrr e il diritto alla salute nel territorio vibonese». Questa la reazione del Comitato che riunisce i familiari dei pazienti ricoverati al Don Mottola di Drapia, dove il “taglio” delle risorse consentirebbe di coprire soltanto 20 posti letto nel 2026 a fronte dei 40 complessivi. Secondo i caregiver, infatti, le risorse stanziate con riferimento al 2025 possono e devono essere utilizzate per alimentare la convenzione nel 2026.

Casa della Carità di Vibo, l’appello al prefetto: «Non riusciamo più a garantire le cure ai bambini, liste d’attesa di 7 anni»

«L’Azienda sanitaria provinciale di Vibo compie una scelta che lascia interdetti cittadini e operatori – spiegano -, restituendo alla Regione Calabria circa 2,6 milioni di euro, invece di utilizzarli per acquistare prestazioni essenziali come Rsa M1 e Recc, destinate ai pazienti fragili e post-acuti. Si tratta di risorse già assegnate con i Dca 302 e 316, erogate per rafforzare la continuità assistenziale, ridurre il sovraffollamento ospedaliero, migliorare i Livelli essenziali di assistenza e rendere operativo il Pnrr. Risorse che, invece, tornano indietro, come se nel Vibonese il bisogno di cure fosse improvvisamente scomparso».
Eppure, sottolineano, «ogni anno, nel territorio vibonese, si registrano oltre 2.100 ricoveri per patologie ad alta complessità come ictus, infarti, scompenso cardiaco, fratture di femore e BPCO, di questi, più di 1.300 pazienti avrebbero bisogno di un percorso di continuità assistenziale post-acuta».
«In assenza di Rsa e Recc adeguate – incalzano i caregiver -, i reparti per acuti restano saturi, i pazienti non vengono dimessi perché “non c’è dove mandarli”, aumentano riammissioni, complicanze e mortalità e i Lea territoriali restano drammaticamente incompleti. Nonostante ciò, invece di colmare questo vuoto, si scelgono di restituire i fondi».

Sanità vibonese, un fiume di persone attraversa la città in silenzio per “urlare” più forte il bisogno di normalità e diritti

Soldi, insomma, che a loro parere non dovrebbero tornare indietro: «La giustificazione fornita dal management dell’Asp appare surreale: i 2,6 milioni sarebbero stati di competenza del 2025 e quindi non più utilizzabili. È il burocratichese più sterile, perché ignora che i Dca 302 e 316 non sono fondi annuali a scadenza, ma tetti di spesa pluriennali, definiti per garantire i Lea. Dal punto di vista normativo non serve alcun nuovo decreto: basta una nota informativa alla Regione per chiarire che le risorse, non utilizzate per cause amministrative (pubblicazione Dca a novembre e mancata firma dei contratti a tutt’oggi), sarebbero state spese nell’annualità successiva».
Intanto, nel Vibonese i Lea sono fermi a 8,8 punti, contro i 17 punti di altre province calabresi e i 24 che rappresentano lo standard: «In un contesto simile, restituire fondi vincolati al settore socio-sanitario significa una cosa sola: consentire che quelle risorse vengano redistribuite altrove, verso province già più performanti. È questa la grande furbata: in un territorio debole, con Lea bassissimi, si rinuncia alle risorse invece di usarle per recuperare il divario, lasciando il Vibonese indietro mentre altri avanzano. Le risorse ci sono e la legge consente di usarle – concludono i familiari dei pazienti del Don Mottola - non farlo non è prudenza: è cattiva gestione. E a pagare, ancora una volta, è il diritto alla salute dei vibonesi».

Il Vibonese ha urgente bisogno di esercitare il proprio diritto alla salute, disarmante il silenzio delle istituzioni