Sanità vibonese, l’affondo di Capomolla (Rsa Don Mottola): «Solo annunci, intanto tagliano guardie mediche e servizi»
La nota del direttore sanitario del Medical Center di Drapia: «Ci sono 7mila posti nelle strutture semiresidenziali ma solo l’80 % dell’offerta è coperto dal sistema sanitario pubblico». E ancora: «È arrivato il momento di uscire dalla retorica e guardare ai risultati reali»
La prima uscita pubblica del nuovo commissario dell’Asp di Vibo Valentia, Vittorio Sestito, con gli annunci su Case della comunità e liste d’attesa, apre un fronte critico sulla sanità territoriale. A intervenire è Soccorso Capomolla, direttore sanitario della Rsa accreditata Don Mottola Medical Center di Drapia, che contesta una narrazione fondata, a suo giudizio, più sugli obiettivi dichiarati che sui meccanismi necessari a far funzionare i servizi.
«Non basta costruire Case della comunità, non basta prevedere posti letto, non basta formalizzare piani assunzionali», osserva Capomolla. Il punto è capire come quei contenitori saranno governati: «Senza indicatori di funzionamento, senza meccanismi operativi, senza governo della domanda, la programmazione resta un esercizio formale».
Dagli annunci alla presa in carico
Secondo il direttore sanitario, dopo 18 mesi di gestione prefettizia dell’Asp «è arrivato il momento di uscire dalla retorica e guardare ai risultati reali», perché la sanità vibonese avrebbe continuato ad arretrare nella prevenzione e nei servizi. Capomolla richiama i ritardi negli screening oncologici, con effetti che si traducono in «diagnosi tardive, aumento della mortalità evitabile e maggiore pressione sugli ospedali».
Tra i temi sollevati c’è anche la sicurezza dello Jazzolino. L’adeguamento antisismico, afferma Capomolla, «non può essere considerato un dettaglio tecnico ma rappresenta una questione di sicurezza pubblica».
Guardie mediche nel Vibonese, via libera alla contestata riorganizzazione che avrà carattere «emergenziale»Guardie mediche e pronto soccorso
Il passaggio più critico riguarda la continuità assistenziale, già al centro del confronto tra Asp e sindaci dopo la delibera dell’8 aprile. Per Capomolla, non riorganizzare in modo efficace le postazioni significa indebolire il territorio che dovrebbe filtrare la domanda sanitaria: «Meno territorio, più pronto soccorso; meno filtro, più inappropriatezza».
La guardia medica, aggiunge, «rappresenta un presidio di civiltà di una comunità». Per questo propone di governare la carenza di personale con più turni programmati e incentivi per quelli eccedenti. Una misura che, secondo la sua stima, costerebbe poco più di 690mila euro l’anno, ma potrebbe compensarsi riducendo gli accessi impropri.
Il paradosso delle strutture disponibili
Capomolla parla poi di una frattura tra offerta e domanda: «A fronte di una capacità contrattualizzata di circa 7mila accessi annui in regime semiresidenziale, oltre l’80 per cento dell’offerta resta inutilizzata a fronte di una lista di attesa che si incrementa».
Il problema, sostiene, non sarebbe la mancanza di posti o risorse, ma l’assenza di integrazione nella rete e procedure che rallentano la presa in carico. Così «le liste d’attesa aumentano, i cittadini si rivolgono al privato, cresce la mobilità passiva verso altre province e altre regioni».
«La sanità si misura negli esiti»
Da qui la richiesta di un cambio di metodo, con un tavolo tecnico aperto agli operatori e una governance capace di usare le risorse disponibili. «Il diritto alla salute viene compresso non per capienza ricettiva o per mancanza di risorse economiche, ma per incapacità di governance», scrive Capomolla.
La conclusione è una critica alla distanza tra programmazione annunciata e funzionamento reale dei percorsi di cura: «Le strutture esistono, le prestazioni sono disponibili, i posti sono contrattualizzati. Ma il sistema non riesce a utilizzarli. Perché la sanità non si misura nelle parole. Si misura negli esiti».