Sanità vibonese, annunciati nuovi posti letto ma mancano oltre 400 tra medici e infermieri. E Tropea perde un altro reparto
Annunci istituzionali e realtà quotidiana non coincidono. A Dentro la Notizia i comitati civici chiedono risposte concrete su personale e servizi. Sullo sfondo la paura di un inarrestabile smantellamento del servizio sanitario pubblico
La sanità nel Vibonese continua a essere un terreno di scontro tra annunci istituzionali e una realtà quotidiana fatta di carenze, disservizi e migrazione sanitaria. È il quadro emerso dall’ultima puntata di Dentro la Notizia, il format di approfondimento di LaC Tv condotto da Pier Paolo Cambareri, con collegamenti in diretta da Vibo Valentia affidati in questa occasione all’inviato Alessandro Stella.
Un territorio che da mesi è al centro dell’attenzione mediatica per le difficoltà della sanità pubblica, tra ospedali depotenziati, reparti ridotti all’osso e cittadini costretti a partire per curarsi altrove. Nonostante le promesse di cambiamento e le riunioni in cittadella regionale, i comitati civici continuano a protestare perché, come sottolineato in trasmissione, «in concreto non si tocca nulla che sia tangibile sul versante della svolta annunciata».
I comitati civici tornano davanti all’Asp: «Nulla di concreto è cambiato»
Davanti alla sede dell’azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia, oggi guidata da una triade commissariale, Alessandro Stella ha raccolto le voci di due realtà civiche storicamente impegnate sul fronte della sanità: il Comitato Città Attiva, rappresentato da Daniela Primerano, e il Comitato Costa degli Dei, con Domenico Cortese.
Posti letto in aumento allo Jazzolino, ma senza personale restano sulla carta
Un primo segnale positivo è arrivato dall’annuncio dell’Asp sull’incremento dei posti letto all’ospedale Jazzolino, in particolare nei reparti di medicina, cardiologia e ortopedia. Una notizia accolta con favore da Daniela Primerano, che ha ricordato come l’ortopedia fosse da tempo sotto dimensionata rispetto al fabbisogno del territorio. Tuttavia, l’attivista ha subito evidenziato il nodo principale: «È sfuggito forse l’aspetto relativo al personale sanitario. I posti letto devono essere accompagnati da un aumento proporzionale di medici, infermieri e operatori socio-sanitari, altrimenti restano solo numeri sulla carta».
Sanità, i familiari degli ospiti della Rsa di Drapia contro l’immobilismo di sindaci e Asp: «Già “persi” 1,5 milioni di euro su 5»La carenza di organico: 440 unità mancanti e risorse distribuite in modo diseguale
Il problema delle risorse umane è centrale. Secondo i dati richiamati dal Comitato Città Attiva, la carenza di organico nell’Asp di Vibo si aggira intorno alle 440 unità. Eppure, nonostante questa situazione, la ripartizione delle risorse economiche penalizzerebbe ancora una volta il territorio. «Abbiamo ricevuto una quota pro capite per unità di personale molto più bassa rispetto ad altre Asp calabresi», ha spiegato Primerano, citando come esempio Catanzaro, che avrebbe beneficiato di finanziamenti quasi doppi a fronte di una carenza inferiore. Un trattamento definito «fortemente penalizzante» e che contribuisce ad aggravare una situazione già drammatica.
Tropea perde l’urologia e continua il depauperamento dell’ospedale
Sul fronte della riorganizzazione ospedaliera, a far discutere è anche lo spostamento del reparto di urologia da Tropea a Vibo Valentia. Una scelta prevista dal piano di riordino, ma che secondo Domenico Cortese rischia di trasformarsi nell’ennesimo depauperamento dell’ospedale tropeano. «Oggi a Tropea c’è un solo reparto realmente funzionante, gli altri sono ridotti a poco più di un ambulatorio», ha denunciato, ricordando che la struttura serve un bacino territoriale enorme, soprattutto nei mesi estivi, quando il numero di presenze arriva a sfiorare i due milioni.
Chiusura dell’ambulatorio di Neurologia di Vibo, il presidente Aism Pagano denuncia i disagi causati alle persone con sclerosi multiplaPronto soccorso ridotto a punto di primo intervento
Una condizione che rende ancora più grave la situazione del pronto soccorso di Tropea, descritto come un punto di primo intervento privo di una diagnostica completa e con personale ridotto al minimo indispensabile. Tra le richieste prioritarie dei comitati, la presenza stabile di un anestesista e il potenziamento dei servizi di emergenza. Non a caso, nelle stesse ore della trasmissione, era prevista un’assemblea con i sindacati per proclamare lo stato d’agitazione del personale sanitario.
La voce dei cittadini: tra paura, rassegnazione e viaggi della speranza
A confermare il clima di sfiducia sono state le voci dei cittadini raccolte per strada. Un coro di giudizi durissimi: ambulatori sovraffollati, servizi insufficienti, paura di dover ricorrere al pronto soccorso locale. «Noi preghiamo di stare bene e di non averne mai bisogno», racconta una cittadina, mentre altri parlano apertamente di sanità «al collasso» e di viaggi forzati verso Roma o altre regioni per ricevere cure adeguate. Un sentimento diffuso di rassegnazione, accompagnato dalla consapevolezza di pagare tasse senza ricevere servizi in cambio.
Servizi sanitari carenti e reparti a singhiozzo, a Vibo comitati civici ancora in strada e poi dai carabinieriNon mancano i medici bravi, mancano i numeri
Commentando queste testimonianze, Daniela Primerano ha ribadito che il problema non è la qualità dei professionisti, ma la loro scarsità. «I medici che ci sono sono bravi, ma sono troppo pochi. La Calabria riceve meno risorse, ha meno posti letto e meno addetti rispetto al resto d’Italia. È una battaglia che va affrontata a livello nazionale e non può più essere ignorata». Tra gli esempi citati, l’interruzione dell’attività ambulatoriale di neurologia e la mancata riattivazione dei posti letto del dipartimento di salute mentale, sospesi da oltre due anni.
Emigrazione sanitaria e sanità privata: il rischio di uno squilibrio strutturale
Il tema dell’emigrazione sanitaria resta centrale anche per Domenico Cortese, che ha ricordato come la debolezza del pubblico favorisca indirettamente la sanità privata. Una riflessione rilanciata anche dal conduttore Pier Paolo Cambareri, che ha posto una provocazione: perché il privato sembra funzionare mentre il pubblico è in affanno? Secondo i comitati, il rischio è lo smantellamento progressivo del servizio sanitario nazionale, con una concorrenza sleale che lascia al pubblico solo i casi più complessi e costosi. «Il privato seleziona, il pubblico resta con l’emergenza», ha osservato Cortese, sottolineando anche l’effetto distorsivo sulle scelte di specializzazione dei giovani medici.
Sanità in crisi, Ali di Vibonesità torna suonare la carica: «Pressione popolare contro montagne di parole inutili»Lo scontro sulle denunce e i concorsi bloccati
In questo contesto si inserisce l’intervento del sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, che ha riconosciuto la gravità della situazione e ha invocato un cambio di passo concreto, puntando sul dialogo istituzionale più che sulle denunce. Una posizione che non convince del tutto i comitati. Daniela Primerano ha replicato con fermezza: «Noi le abbiamo provate tutte. Il tempo delle parole è finito e ognuno deve assumersi le proprie responsabilità». Tra i casi emblematici, il concorso per anestesisti bandito dall’Asp e rimasto bloccato nonostante le sedici domande pervenute. Un immobilismo che, secondo i comitati, giustifica il ricorso alle denunce formali.
Tropea e l’emergenza anestesisti
La fotografia più cruda arriva ancora da Tropea, dove, come raccontato da Cortese, l’anestesista è solo reperibile e deve raggiungere l’ospedale in emergenza, con tempi incompatibili con la sicurezza dei pazienti. «È una sanità in bicicletta», ha sintetizzato amaramente, evocando l’immagine di un sistema che arranca senza mezzi adeguati.
Una definizione che riassume il senso dell’intera puntata: una sanità che procede a fatica, sostenuta dalla protesta dei cittadini e dall’impegno dei comitati, mentre le istituzioni arrancano tra promesse e ritardi. Un’emergenza che, come ribadito in chiusura, continuerà a essere seguita e raccontata, perché nel Vibonese la sanità resta una ferita aperta.