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19/09/2026 ore 12.42
Sanità

Neurologia, il vibonese Di Carlo tra i protagonisti delle nuove scoperte sul declino cognitivo

Lo studio inedito condotto dall'Istituto di Neuroscienze del Cnr di Firenze riguarda gli anziani con fibrillazione atriale in terapia anticoagulante orale

di Giuseppe Currà

Primo studio al mondo per stimare l'incidenza del declino cognitivo negli anziani. A condurlo è stato l'Istituto di Neuroscienze del Cnr, dall'Azienda ospedaliero-universitaria “Careggi” e dall'Università di Firenze. Dell'equipe fa parte anche il ricercatore vibonese Antonio Di Carlo. Il lavoro, pubblicato su EP Europace, conferma il ruolo delle comorbidità vascolari come principali fattori di rischio e dell'istruzione come fattore protettivo. «Abbiamo seguito per circa due anni 140 pazienti ultra65enni con fibrillazione atriale - spiega al riguardo lo scienziato nativo di Mileto - in trattamento con anticoagulanti e cognitivamente normali all'ingresso nello studio, sottoponendoli a una valutazione neuropsicologica completa al basale e nel corso del follow-up. Nel periodo di osservazione 30 pazienti hanno sviluppato deterioramento cognitivo con un'incidenza stimata di circa 14 casi all'anno ogni 100 persone seguite: un valore all'incirca doppio rispetto a quello osservato nella popolazione anziana generale.

Abbiamo inoltre riscontrato - aggiunge - che, anche nei pazienti anziani con fibrillazione atriale in terapia anticoagulante la presenza di cardiopatia coronarica, un precedente ictus e il diabete aumentano significativamente il rischio di declino cognitivo. Al contrario, un livello di istruzione più elevato e migliori prestazioni cognitive all'inizio dello studio si sono confermati fattori protettivi». La fibrillazione atriale è l'aritmia cardiaca più diffusa al mondo ed è un fattore di rischio riconosciuto per il declino cognitivo. Sebbene la terapia anticoagulante orale rappresenti il ​​trattamento standard per prevenire ictus ed embolia, finora mancavano studi in grado di quantificare l'incidenza del declino cognitivo nei pazienti anziani con tale patologia e in cura con questa tipologia di medicinali. Adesso gli esiti del lavoro inedito condotto nell'ambito del progetto Strat-AF.

«I risultati dovranno essere confermati da studi multicentrici su casistiche più ampie - prosegue il neurologo vibonese - ma la stima dell'incidenza del deterioramento cognitivo, disponibile per la prima volta in questa specifica popolazione di pazienti, rappresenta uno strumento importante per programmare percorsi mirati, integrando lo screening cognitivo sistematico con la valutazione multifattoriale del rischio vascolare nella gestione dei pazienti con fibrillazione atriale, in particolare di quelli con basso livello di istruzione o con altre condizioni vascolari a rischio. L'effetto protettivo di un più elevato livello di istruzione si inserisce nel concetto di riserva cognitiva: anni di studio e attività intellettuali prolungate possono contribuire a compensare più a lungo i danni cerebrali di natura vascolare o degenerativa. Inoltre - conclude - un più alto livello di istruzione tende ad associarsi a stili di vita più salutari e a una migliore aderenza alle terapie,elementi che possono contribuire a ritardare la manifestazione clinica del danno cerebrale».

Il neurologo Antonio Di Carlo all'interno dell'Istituto di Neuroscienze del CNR di Firenze svolge il ruolo di Primo ricercatore. Dalla sua vanta una carriera scientifica di assoluto prestigio, con oltre duecento pubblicazioni internazionali sull'invecchiamento cerebrale e sulle patologie cerebrovascolari.