«Mi hanno salvato la vita»: il grazie di un paziente riaccende i riflettori sull’impegno in corsia allo Jazzolino di Vibo
Dalla sala operatoria al reparto, il racconto di un intervento affrontato in emergenza diventa un messaggio di riconoscenza verso chi lavora tra carenze e difficoltà organizzative. Un’esperienza che restituisce valore umano e senso di responsabilità al lavoro sanitario
Non soltanto liste d’attesa, carenze di organico, reparti sotto pressione. La sanità vibonese è spesso raccontata attraverso le sue difficoltà, che sono reali e pesanti. Eppure, accanto alle criticità, continuano ad arrivare parole di gratitudine che parlano di medici, infermieri e operatori sanitari capaci di lavorare con abnegazione in un contesto estremamente complesso.
È il caso della lettera firmata da Domenico Bulone, conosciuto a Vibo Marina come «Il Fabbro», che ha voluto rendere pubblica la sua esperienza all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia.
«Martedì scorso sono stato operato in urgenza e ricoverato presso l’ospedale Jazzolino», scrive. Parole semplici, che racchiudono la paura di un intervento improvviso e la fragilità di chi si affida alle cure dei medici. «La presente è per ringraziare tutto il reparto di Chirurgia Generale diretta dal dottore Francesco Zappia, che insieme al dottore Petracca e la dottoressa Posterino mi hanno operato in maniera eccellente salvandomi la vita».
Un passaggio che va oltre la formalità. «Salvandomi la vita» non è un modo di dire, ma il cuore di una testimonianza che restituisce dignità e valore a chi ogni giorno lavora in corsia tra emergenze, turni massacranti e risorse limitate.
«All’ospedale di Vibo mi hanno salvato la vita sostenendo la mia famiglia nei momenti più bui», l’elogio di una paziente a medici e infermieriBulone insiste su un aspetto spesso trascurato nel dibattito pubblico: «È bene sottolineare le eccellenze della nostra città». E ancora: «Il reparto è diretto in maniera esemplare, dove ho riscontrato una pulizia meticolosa e costante da parte di tutte le operatrici».
Nel suo racconto non ci sono soltanto i nomi dei medici, ma anche quelli di chi assiste i pazienti nel quotidiano. «Mi preme ringraziare tutto lo staff del reparto, che con cordialità e professionalità mi sono stati accanto, in particolar modo Giuseppe, Giusy, Paola, Enza, Pasquale».
Sono parole che raccontano un’altra faccia della sanità vibonese. Una realtà che convive con problemi strutturali e organizzativi, ma che continua a esprimere professionalità capaci di fare la differenza nei momenti più delicati. In un territorio dove spesso si parla di ciò che non funziona, lettere come questa ricordano che esistono medici e operatori sanitari che, nonostante tutto, scelgono di restare e di prendersi cura dei pazienti con competenza e umanità.
Ed è forse proprio in queste testimonianze spontanee, nate dall’esperienza diretta di chi ha attraversato la paura e ne è uscito con gratitudine, che si misura il valore silenzioso di una sanità che, pur tra mille difficoltà, continua a salvare vite.
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