L’attesa di Maria Francesca per un posto al Don Mottola, il commissario Asp: «Non è sola, aumenteremo l’assistenza domiciliare»
La donna arrivata a pesare 200 chili è immobilizzata a letto. Sestito spiega che i posti convenzionati nella struttura di Drapia sono solo 10: «Ci sono altrettante persone che attendono. Verrà il suo turno, intanto i fisioterapisti e gli infermieri dell’Azienda sanitaria già vanno nella sua casa di Pizzo». E insiste sulla necessità di una rotazione più veloce nei ricoveri
«Maria Francesca non è sola, viene assistita a domicilio dall’Asp e fa fisioterapia. Ma non posso sforare il budget a disposizione. Lei non è l’unica in attesa di entrare al Don Mottola di Drapia, ma i posti letto coperti dal sistema sanitario regionale per ora sono solo 10». Le parole di Vittorio Sestito, commissario straordinario dell’Asp di Vibo Valentia, arrivano dopo il grido di aiuto di Maria Francesca Barbieri, la 61enne di Pizzo arrivata a pesare 200 chili che dal letto della sua abitazione aveva affidato a Il Vibonese il suo grido di disperazione: «Sono sepolta viva». La donna, infatti, non può muoversi ed è tormentata dalle piaghe da decubito. Il suo è il racconto di chi teme che il tempo passi senza lasciare spiragli, di una persona che vorrebbe tornare a vedere il mare ma che per ora si accontenterebbe almeno di potersi mettere seduta, cosa che al momento le risulta impossibile.
«Sono sepolta viva»: da Pizzo il grido d’aiuto di Maria Francesca che non trova posto in una struttura riabilitativaMaria Francesca oggi aspetta un posto in una struttura riabilitativa. La famiglia guarda al Don Mottola Medical Center di Drapia come alla possibilità concreta di cominciare un percorso diverso. Ma tra lei e quel letto convenzionato c’è una lista d’attesa, ci sono risorse limitate, c’è soprattutto un sistema che, secondo Sestito, deve imparare a far girare più rapidamente i posti disponibili.
«Serve un turn over più veloce»
Il punto centrale, per il commissario, è proprio questo: i posti ci sono, ma non bastano. E quelli disponibili devono essere utilizzati con una rotazione più efficace.
Sestito spiega: «Il percorso riabilitativo non può trasformarsi in una permanenza senza scadenza, perché ogni posto occupato oltre il tempo necessario rischia di diventare una porta chiusa per chi attende fuori. È necessario che i pazienti che hanno finito il ciclo vengano dimessi con tempestività affinché ci sia un turn over più efficace».
Dieci persone in attesa e una famiglia che chiede aiuto
Maria Francesca, dunque, è in lista. «Il problema è che la signora di Pizzo non è l’unica che sta aspettando, quindi anche se per ipotesi venisse aumentato qualche posto letto in convenzione dall’oggi al domani, non è detto che tocchi a lei entrare. Sono circa una decina le persone che attendono», continua il commissario. «La settimana scorsa si sono liberati due posti. Se acceleriamo questa rotazione, probabilmente in tempi brevi riusciamo a inserirla. Stiamo facendo il possibile per arrivare a questo».
Il nodo delle risorse regionali
Sul piano finanziario, il commissario spiega che la Regione ha già erogato a favore dell’Asp di Vibo 4 milioni di euro destinati alle strutture accreditate. Una parte consistente di queste risorse è andata a coprire i posti letto convenzionati del Don Mottola, «essendo l’unica struttura in provincia di Vibo che svolge questa attività riabilitativa».
L’Asp ha chiesto alla Regione di aumentare ancora il budget, in modo da poter contrattualizzare altri posti letto nella struttura di Drapia. Ma fino a quando non arriverà un’autorizzazione formale, lo spazio di manovra resta risicato. «Io di più non posso spendere, perché ho le mani legate. I budget non possono essere sforati». Il commissario riferisce di avere avuto un’interlocuzione con la Regione e di avere chiesto la possibilità di un contratto integrativo con il Don Mottola, sfruttando eventuali margini non utilizzati nei primi mesi dell’anno, ma sempre «restando nel limite complessivo di 2,6 milioni di euro che al momento è il limite di spesa che abbiamo per la struttura di Drapia».
L’assistenza a casa in attesa del ricovero
In questa attesa, Sestito tiene a ribadire che Maria Francesca non è stata lasciata senza cure: «I responsabili del distretto e i responsabili sanitari mi hanno spiegato che alla signora è stata garantita un’attività intensa di assistenza domiciliare. Hanno chiesto anche al fisioterapista di incrementarla ulteriormente. Quindi la signora è assistita a casa, viene seguita e fa la riabilitazione. Abbiamo la fortuna, a Vibo, di avere l’assistenza domiciliare gestita direttamente dall’Asp. Non dobbiamo pagare cooperative esterne. Un modello che consente di intervenire con maggiore flessibilità».
«Voglio ascoltare la famiglia»
Il commissario assicura che il contatto con i familiari ci sarà. Non solo per spiegare i limiti del sistema, ma anche per capire quali interventi possano essere rafforzati subito: «Sentirò la famiglia, perché voglio ascoltarli. Se ci fanno richiesta di intensificare l’assistenza domiciliare con i fisioterapisti e gli infermieri, lo faremo. E si tratta di un’assistenza di qualità, fatta da personale altamente specializzato, alla stregua di quanto potrebbe ricevere in una struttura convenzionata».