La madre era sull’ambulanza coinvolta in un incidente, la figlia scrive al Vibonese: «Grazie ai medici di Tropea e Vibo»
Claudia Rando racconta le ore vissute tra i due Pronto soccorso, gli approfondimenti che hanno fatto emergere un problema inatteso e la paura legata alla morte del padre 15 anni fa: «Giusto denunciare la malasanità, ma anche raccontare professionalità e umanità»
Dietro la paziente che viaggiava sull’ambulanza coinvolta nell’incidente avvenuto nella notte tra sabato e domenica alle porte di Vibo c’è una storia che non si è fermata allo spavento di quei momenti. È quella raccontata alla nostra redazione da Claudia Rando, figlia della donna che si trovava a bordo del mezzo di soccorso, che oggi vuole affidare a Il Vibonese soprattutto un messaggio di gratitudine rivolto ai medici e al personale sanitario degli ospedali di Tropea e Vibo Valentia.
«L’ambulanza trasportava mia madre», scrive Rando facendo riferimento all’incidente di cui Il Vibonese aveva dato notizia nei giorni scorsi. Ma il suo racconto parte da poco prima e prosegue ben oltre quanto accaduto sulla strada.
Dalla crisi ipoglicemica agli ulteriori accertamenti
Quella notte la donna era stata portata al Pronto soccorso di Tropea a causa di una crisi ipoglicemica. Le sue condizioni faticavano però a stabilizzarsi e il medico che l’aveva presa in carico decise di non fermarsi al problema iniziale, disponendo ulteriori accertamenti.
Gli esami spinsero quindi i sanitari a trasferire la paziente a Vibo Valentia per approfondire il quadro clinico. Ed è proprio da quegli approfondimenti che, racconta la figlia, è emerso «un problema nuovo e inaspettato, che ci spaventa ma che grazie all’intuizione dei medici è venuto fuori in tempo».
Una scoperta che ha inevitabilmente provocato preoccupazione nella famiglia ma che, allo stesso tempo, ha rafforzato la convinzione che la scelta di approfondire le condizioni della donna sia stata determinante.
Per Claudia Rando quelle ore sono state accompagnate anche da una paura legata a un ricordo familiare particolarmente doloroso. Il pensiero è andato immediatamente a quanto accaduto esattamente quindici anni prima, quando suo padre morì per un infarto sui binari della stazione di Vibo-Pizzo. Una vicenda che, ricorda la donna, ebbe grande risonanza anche per le polemiche sui tempi dei soccorsi e sull’assenza di un presidio di primo intervento all’interno della stazione. «Avevo paura che la scena si potesse ripetere», confessa.
«Accolta e seguita con garbo e professionalità»
Questa volta, però, il racconto della famiglia è completamente diverso. «Mamma è stata accolta e seguita con garbo e professionalità da tutto il personale medico e paramedico che ha incontrato a Tropea e a Vibo», scrive Rando, sottolineando la «coordinazione e celerità» riscontrate tra i diversi passaggi dell’assistenza.
Un ringraziamento particolare viene rivolto al medico del Pronto soccorso di Tropea che ha deciso di approfondire il quadro clinico, al collega di Vibo Valentia e a tutto il personale incontrato durante quelle ore.
La figlia ricorda anche chi si trovava sull’ambulanza coinvolta nell’incidente e che, nonostante l’urto, «ha mantenuto la lucidità tenendo mamma in sicurezza». E non dimentica un gesto apparentemente piccolo ma particolarmente importante in un momento di paura: quello di una dottoressa che ha prestato il proprio telefono alla paziente per consentirle di chiamare la famiglia.
Ora la donna è rientrata a Napoli insieme ai suoi familiari e proseguirà gli accertamenti e le cure seguendo le indicazioni ricevute dai medici.
«Giusto raccontare anche le belle storie»
È proprio dopo il rientro a casa che Claudia Rando ha deciso di scrivere alla nostra redazione. Una scelta maturata pensando alle tante notizie che ogni giorno raccontano difficoltà, carenze e problemi della sanità pubblica, tanto in Calabria quanto in Campania. «Per questo motivo mi sono decisa a raccontare questa storia di professionalità e umanità. Così come è giusto segnalare casi di malasanità – scrive – è altrettanto giusto dare voce alle belle storie: per infondere fiducia, per crederci ancora, per affidarsi senza paura, per non cercare altrove ma per valorizzare quel tesoro prezioso che già si possiede».