Il caso Miceli e i servizi a rischio per l’ospedale di Serra, Figliucci: «Quale futuro per la sanità serrese?»
Il consigliere comunale di Per Serra insieme interviene sulla vicenda del pensionamento dell’unico anestesista in servizio al San Bruno, cui è stata negata la possibilità di prosecuzione dell’attività lavorativa: «Asp, Regione e ministero intervengano ora. Non si può più restare in silenzio»
«Di fronte a quanto sta accadendo all’ospedale San Bruno di Serra San Bruno, non è più possibile restare in silenzio. Il silenzio, oggi, è una responsabilità grave». Ne è convinto Biagio Figliucci, consigliere comunale di minoranza del gruppo consiliare Per Serra Insieme, intervenendo in merito al caso del dottor Michele Miceli, unico anestesista in servizio all’ospedale San Bruno. Il prossimo pensionamento del professionista sanitario «coincide di fatto con la chiusura dell’ospedale. Non una chiusura dichiarata, non un atto formale, ma – spiega Figliucci - una chiusura reale, tecnica, inevitabile. Senza anestesista non può esistere un pronto soccorso, non possono funzionare i reparti, non può essere garantita alcuna emergenza. Questo -tiene a precisare - non è un giudizio politico: è un dato sanitario oggettivo».
Il caso
Il lavoro portato avanti dal dottor Miceli è stato indispensabile: «Per anni ha assicurato, spesso in condizioni difficili e con carichi di lavoro enormi, un servizio essenziale per l’intero comprensorio delle Serre. Lo ha fatto con professionalità, spirito di sacrificio e un senso del dovere che merita rispetto e riconoscenza. A lui va un ringraziamento sincero e profondo, perché senza il suo impegno oggi il presidio ospedaliero sarebbe già un guscio vuoto. Ma – aggiunge il consigliere comunale - il ringraziamento non basta».
Entrando nel dettaglio della questione, Figliucci fa rivelare: «A fronte di una carenza strutturale di personale, il dottor Miceli ha più volte chiesto di poter proseguire il servizio fino al 72° anno di età, come consentito dalle nuove disposizioni regionali e come già avviene in molte altre realtà italiane. Una richiesta avanzata nell’interesse esclusivo della collettività, per garantire continuità assistenziale a un territorio montano, disagiato e fragile. La risposta è stata un diniego. E, fatto ancora più grave, nessuna sostituzione è stata programmata».
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Da qui sorgono perplessità e incertezze: «A questo punto la domanda non può più essere evitata: quale futuro si intende riservare alla sanità del comprensorio delle Serre? Non si parla solo di un ospedale. Si parla del diritto alla salute di migliaia di cittadini, di anziani, di persone fragili, di emergenze tempo-dipendenti che non possono permettersi lunghi trasferimenti su strade di montagna. Si parla – spiega l’esponente di Per Serra insieme - di un territorio che rischia di essere definitivamente abbandonato».
Ancor più grave, il silenzio che circonda la vicenda: «Mentre tutto questo accade, le Istituzioni tacciono. Tace l’Asp. Tace la Regione. Tacciono i Ministeri competenti».
Un silenzio «che pesa come una scelta. Che lascia intendere che la progressiva desertificazione sanitaria delle aree interne sia considerata accettabile, forse inevitabile. Ma non lo è».
L’amarezza è tanta e rispecchia il sentimento di abbandono provato dall’intero comprensorio montano: «Come consigliere comunale di minoranza del gruppo “Per Serra Insieme”, non posso accettare che il destino sanitario di un intero comprensorio venga deciso per inerzia, per mancanza di programmazione o, peggio, per indifferenza. Le Istituzioni tutte – Asp, Regione e Ministeri – hanno il dovere di intervenire ora, non quando sarà troppo tardi. Perché un ospedale – tuona Figliucci - non muore all’improvviso. Muore un servizio alla volta. E quando ci si accorge che è finita, spesso, non c’è più nulla da riaprire».
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