Guardie mediche nel Vibonese, via libera alla contestata riorganizzazione che avrà carattere «emergenziale»
L’Asp di Vibo conferma l’interlocuzione con i sindaci e la ricerca di correttivi ma in vista dell’estate e in attesa che aprano le Case della comunità rende pienamente operativa la delibera che ridisegna le postazioni di continuità assistenziale. Già monta la protesta nelle aree interne
La contestata riorganizzazione delle postazioni di guardia medica nel Vibonese diventa pienamente operativa, sebbene solo provvisoriamente sino a quando non ci sarà la possibilità di correggere la rotta. È durata poco la sospensione dell’ultima discussa delibera della triade commissariale, che l’8 aprile scorso ha terminato il suo mandato. La prima decisione del nuovo commissario dell’Asp di Vibo, Vittorio Sestito, fu sospendere quell’atto - la delibera n. 176, appunto - che aveva sollevato durissime critiche da parte dei sindaci, soprattutto quelli delle aree interne, che denunciarono la mancanza di un confronto preventivo con i Comuni e un ridimensionamento insostenibile del servizio di continuità assistenziale sul territorio.
Sestito, dunque, pur non rinnegando la delibera e la sua ratio, ne aveva immediatamente sospeso gli effetti al fine di avviare un’interlocuzione con i sindaci per eventuali correttivi. Cosa che è stata fatta.
Ma, a quanto pare, la dura realtà della sanità vibonese non può aspettare. Così, il commissario straordinario ha sancito che «le modalità operative di cui alla deliberazione n. 176 dell’8 aprile 2026 avranno carattere emergenziale e saranno applicate in attesa della prossima apertura delle Case della Comunità».
Il “regalo” dei commissari Asp mentre vanno via, nuova rete delle guardie mediche nel Vibonese: ecco cosa cambia comune per comuneIn altre parole, si dà il via libera (provvisorio) alla riorganizzazione delle guardie mediche, così come prevista dalla triade commissariale che ha guidato l’ente fino a poche settimane fa dopo lo scioglimento per mafia dell’autunno 2024.
La comunicazione ai sindaci
La comunicazione è contenuta in una lettera che l’Asp di Vibo ha inviato al presidente della Conferenza dei sindaci, Salvatore Fortunato Giordano, primo cittadino di Mileto. Nella lettera, ancora fresca di stampa e protocollata ieri, il 30 aprile, l’Asp ribadisce che, insieme a un comitato ristretto di sindaci vibonesi, sta valutando «l’adozione di specifici provvedimenti finalizzati al miglioramento dell’efficienza del servizio di continuità assistenziale, nonché al reclutamento di ulteriore personale medico». Il punto centrale resta «assicurare la completa copertura di tutti i turni presso le postazioni di continuità assistenziale», anche in vista dell’estate, quando in molti comuni vibonesi la popolazione presente sul territorio aumenta in modo consistente.
I correttivi alla delibera e il confronto con i sindaci
Nella lettera l’Asp conferma l’esistenza di un gruppo di lavoro aziendale al quale partecipa una delegazione ristretta dei sindaci della provincia. È in quella sede che si sta valutando la possibilità di apportare modifiche alla delibera 176, sulla base di parametri ritenuti misurabili: numero di abitanti, accessi alle postazioni, caratteristiche territoriali e distanza dei comuni dagli ospedali hub e spoke.
L’Azienda fa sapere inoltre di essere al lavoro «sulla possibilità di incrementare i professionisti attraverso forme di valorizzazione economica», che recentemente Sestito ha quantificato in circa 13 euro in più all’ora per rendere più appetibili incarichi professionali che nelle zone periferiche e di più difficile accesso, come quelle montane, vanno puntualmente deserti.
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Nell’immediato, l’Azienda annuncia che il Distretto sanitario darà priorità «alla copertura delle postazioni più critiche». Solo nei casi in cui non sarà possibile garantire la presenza di medici in tutte le sedi, potranno essere applicate le modalità organizzative previste dalla delibera dell’8 aprile.
Anche su questo punto l’Asp introduce una precisazione operativa: l’eventuale ricorso a tali modalità dovrà essere preceduto da una comunicazione almeno settimanale ai sindaci interessati e alle locali caserme dei carabinieri. Un passaggio pensato per informare in anticipo i territori coinvolti e rendere più leggibile la gestione delle turnazioni.
Bere o affogare
Insomma, si tratta di bere o affogare. Pur ribadendo la volontà di continuare l’interlocuzione con i sindaci, mettendo in campo tutti gli strumenti potenzialmente idonei a ingaggiare più medici e assicurare una copertura capillare, l’Asp si vede costretta a rendere operativa la riorganizzazione prevista nella famigerata delibera dell’8 aprile scorso, le cui misure - si precisa nella lettera - avranno «carattere emergenziale» e saranno applicate «in attesa della prossima apertura delle Case della Comunità», che dovrebbero essere operative entro il 15 giugno.
Nelle aree interne già monta la protesta
Nel frattempo, però, già monta una nuova protesta nei territori che risultano più penalizzati dalla riorganizzazione delle guardie mediche, per quanto soltanto “provvisoria”. È il caso, ad esempio, delle Serre vibonesi, «dove un solo medico - fa notare una lettrice de Il Vibonese - dovrebbe coprire un territorio di circa 11mila abitanti, quelli del comprensorio che comprende i comuni di Serra San Bruno, Simbario, Spadola e Brognaturo». «Un dato - continua - che appare difficilmente conciliabile con quanto previsto dall’Accordo Collettivo Nazionale per la medicina generale, che individua per la continuità assistenziale un rapporto di riferimento pari a un medico ogni 5.000 abitanti. Il rischio, in questo scenario, è quello di un progressivo sovraccarico della continuità assistenziale, chiamata a rispondere a bisogni sanitari che andrebbero invece gestiti a livello ospedaliero o specialistico».