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18/04/2026 ore 06.15
Sanità

Guardie mediche nel Vibonese, il nuovo commissario Asp apre ai sindaci: «Nessuna soppressione». Ma la tensione resta alta

La riorganizzazione della rete di continuità assistenziale non verrà revocata ma rivista: «Lo faremo insieme ai sindaci». Allo studio incentivi e reclutamento straordinario di medici in pensione. Ma resta aperta la questione dei pediatri che mancano

di Stefano Mandarano

Sarà un comitato ristretto composto da sindaci e dal management dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo a revisionare, probabilmente già a partire dalla prossima settimana, la delibera con la quale la commissione straordinaria uscente aveva predisposto la riorganizzazione delle postazioni di continuità assistenziale sul territorio provinciale.

È questo il dato principale emerso dal confronto tra i primi cittadini vibonesi e il neo commissario dell’Asp Angelo Vittorio Sestito che, con il riconfermato direttore sanitario Ilario Lazzaro, ha preso parte alla seduta straordinaria della conferenza dei sindaci presieduta da Salvatore Fortunato Giordano, sindaco di Mileto. Assemblea alla quale hanno partecipato, oltre alla dirigente amministrativa Asp, Maria Grazia Vavalà, e ai rappresentanti del sindacato medico Snami e dei movimenti per la difesa della sanità, anche il deputato Giuseppe Mangialavori e il consigliere regionale Vito Pitaro.

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Le rimostranze dei sindaci rispetto al piano predisposto, come ultimo atto, dalla commissione straordinaria guidata dal prefetto Gianfranco Tomao, hanno dunque sortito l’effetto di costringere l’azienda ad una revisione - ma non alla revoca - del piano che terrà conto, oltre che dei criteri chilometrici di definizione/accorpamento delle postazioni di guardia medica, anche di ulteriori fattori, quali il numero di accessi e le difficoltà legate alla viabilità. Per sopperire alla principale problematica, la carenza di personale, Sestito ha assicurato che si sta già valutando la possibilità di incentivi economici per i medici e il reclutamento straordinario di camici bianchi in pensione o liberi professionisti.

«Abbiamo avuto modo di verificare che l'incentivo può essere un elemento in grado sostenere il reclutamento e, al tempo stesso, abbiamo messo in campo anche la possibilità di fare degli avvisi rivolti a medici pensionati. Abbiamo già definito queste prime linee di intervento ma valuteremo tutte le possibili soluzioni» ha detto il commissario.

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L'utilizzo di incentivi potrebbe essere la soluzione anche per il dottor Matteo Burello, rappresentante del sindacato Snami, che ha segnalato come, la misura, in altre province «ha portato a una maggiore copertura delle postazioni, specie nel periodo estivo. Nell’Asp di Catanzaro, il 14 agosto dell’anno scorso - ha detto citando un caso specifico -, si sono verificati più di 30 accessi che probabilmente sarebbero andati a intasare il pronto soccorso. Per cercare di evitare ulteriori difficoltà è decisivo il potenziamento delle guardie mediche con incentivi che attraggano sia gli studenti specializzandi, sia i medici in pensione».

La delibera oggetto dello scontro non verrà quindi revocata, bensì rivista. «La delibera in effetti - ha spiegato Sestito -, prevede degli indicatori basati sulla vicinanza tra comuni. Ma abbiamo verificato, in questi giorni, come sia utile analizzare anche i numeri degli accesi rispetto agli abitanti e la complessità degli stessi. Unendo questi ulteriori indicatori a quello della distanza tra le postazioni, il quadro può essere ulteriormente migliorato. Per questo abbiamo chiesto alla conferenza dei sindaci di costituire un gruppo ristretto per presentare, già da lunedì, un quadro migliorativo».

Non tutti i sindaci si sono mostrati rassicurati dalla proposta. In particolare, Pasquale Farfaglia si è detto determinato a ricorrere al Tar se la delibera di riorganizzazione non verrà rapidamente revocata. E in questo intendimento tanti primi cittadini sono pronti a seguirlo. «Lo avevano stabilito già nella precedente assemblea: se la delibera non sarà revocata andremo al Tar: ci sono tutte le condizioni perché possa essere revocata perché non sono stati rispettati i criteri stabiliti a priori. Il caso del mio comune, San Gregorio d’Ippona, è emblematico perché passiamo dal criterio di 5mila abitanti a circa 8mila con l’accorpamento a Jonadi. Di conseguenza San Gregorio avrà la guardia medica solo due volte a settimana e questo mi pare profondamente ingiusto e mi auguro che questa situazione venga immediatamente rivista».

Nel corso dell’incontro sono emerse le ulteriori criticità legate alla carenza di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Un disagio che accomuna diversi centri e che ha spinto il sindaco di San Nicola da Crissa, Giuseppe Condello, a segnalare come quello delle guardie mediche sia «l’ultimo problema, del tutto marginale se prima non si mette mano in maniera organica a tutto il comparto della sanità territoriale».

Sul punto, Sestito ha ammesso: «Sappiamo benissimo che la guardia medica non è la soluzione ai problemi e che anche la normativa prevede che venga progressivamente assorbita da un'assistenza territoriale più strutturata attraverso le Case di comunità. Noi abbiamo la fortuna che in questa provincia apriremo tutte le cinque Case di comunità previste. Sono tutte a buon punto e quindi speriamo che quell'assistenza territoriale che le case dovranno offrire, possa presto andare a regime con il personale effettivo, che dunque non avrà bisogno di ulteriori incentivi, e che giocherà un ruolo decisivo nelle diagnosi e negli interventi sul territorio, con la possibilità di raggiungere anche a domicilio il paziente che si rivolgerà ad esse. Perché, diciamolo pure, gli accessi che abbiamo mappato nelle guardie mediche molto spesso sono solo per la misurazione della pressione, per una puntura, sono quelle cose che tranquillamente potrebbe fare un infermiere della Casa di comunità che andrebbe a raggiungere il paziente a domicilio. Fin quando non avremo le Case di comunità, tuttavia, siamo tenuti e mantenere le guardie mediche, quindi i sindaci sono stati riassicurati che nessuna guardia medica verrà soppressa».

Nel corso della conferenza è tornata anche la questione dell’assistenza pediatrica venuta meno in diversi comuni delle Preserre. Acceso il confronto tra il sindaco di Dasà, Raffaele Scaturchio, e la dirigente Maria Grazia Vavalà. Il primo ha ribadito di aver acquisito la disponibilità di un pediatra in pensione che si è offerto di coprire le sedi vacanti, esortando quindi l’azienda a definire un accordo che, per il primo mese, potrebbe essere a titolo gratuito.

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Scaturchio ha ricordato ancora il caso della piccola Beatrice, la bambina di Ciano di Gerocarne bisognosa di farmaci salvavita. Da parte della dirigente sanitaria la rassicurazione di una imminente risoluzione del problema, alla luce della disponibilità di una pediatra, non escludendo, in caso di necessità, anche la possibilità di ricorrere al professionista segnalato dal sindaco. Mentre sul caso della piccola Beatrice, Vavalà ha rimarcato la possibilità che i costosi farmaci di cui la piccola necessita possano essere prescritti anche dal medico di medicina generale. Un’eventualità che il sindaco Scaturchio ha accolto con sconcerto, riaffermando con veemenza il diritto alla presenza di un pediatra di libera scelta sul territorio oggi sprovvisto.