Guardie mediche e comitato Alto Mesima contro l’accorpamento Pizzoni-Soriano: «Iniquo e cervellotico»
La contestazione si concentra sull’organizzazione a giorni alterni tra i due centri. Nel mirino finiscono bacini d’utenza sottostimati, collegamenti interni e tempi di percorrenza: «Così si smantella l’assistenza territoriale, molti opteranno per il Pronto soccorso di Vibo»
La riorganizzazione delle guardie mediche nel Vibonese diventa operativa, anche se l’Asp continua a definirla una misura «emergenziale» e provvisoria, in attesa di possibili correttivi e dell’apertura delle Case della comunità. Dopo la sospensione disposta dal nuovo commissario straordinario Vittorio Sestito e il confronto avviato con i sindaci, la delibera n. 176 dell’8 aprile scorso comincia a produrre i suoi effetti, ridisegnando le postazioni di continuità assistenziale in un territorio già alle prese con carenza di medici, collegamenti difficili e forti preoccupazioni da parte degli amministratori locali.
Guardie mediche nel Vibonese, via libera alla contestata riorganizzazione che avrà carattere «emergenziale»In questo quadro si inserisce la presa di posizione dei medici di guardia di Pizzoni e Soriano Calabro che, insieme al comitato “Alto Mesima”, contestano la scelta di dividere il servizio tra i due comuni secondo un calendario alternato. Una soluzione che, a loro giudizio, non risponde ai bisogni reali delle comunità coinvolte e rischia di rendere ancora più fragile l’assistenza territoriale.
«Non una riorganizzazione, ma uno smantellamento»
«In queste settimane – spiegano – non si sta assistendo a una semplice riorganizzazione dei servizi sanitari: si sta consumando, sotto gli occhi di tutti, un vero e proprio smantellamento dell’assistenza territoriale. Dopo anni in cui l’Aft San Domenico ha rappresentato un presidio fondamentale, garantendo la presenza di un medico per la gestione dei primi interventi per 12 ore al giorno, la delibera n. 176 dell’8 aprile 2026 segna una frattura netta, cancellando di fatto la continuità assistenziale e lasciando un intero territorio privo di un servizio essenziale».
Il nodo riguarda soprattutto la nuova organizzazione della guardia medica tra Soriano Calabro e Pizzoni. «Con questo provvedimento nasce la nuova guardia medica “itinerante” tra Soriano Calabro e Pizzoni: due comuni, una sede e un calendario da settimana enigmistica. Il servizio sarà attivo a Pizzoni il lunedì, mercoledì, venerdì e nel primo e terzo weekend del mese; a Soriano il martedì, giovedì e nel secondo e quarto weekend. Dei festivi, naturalmente, nessuna traccia».
Il rischio di un servizio difficile da raggiungere
Per i medici e il comitato, il problema non riguarda la professionalità di chi sarà chiamato a garantire i turni, ma la tenuta concreta di un sistema costruito su sedi alternate e su una geografia complessa. Il rischio, sostengono, è che il cittadino non sappia con immediatezza dove rivolgersi nel momento del bisogno.
«Per il cittadino che accusa un malore – continuano – oltre all’urgenza serviranno sangue freddo e doti da investigatore: capire dove andare, evitare viaggi a vuoto e sperare di non dover concludere la corsa, come spesso accade, al pronto soccorso di Vibo Valentia. La giustificazione ufficiale è sempre la stessa: carenza di personale medico. Una formula ormai abusata, che rischia di trasformarsi in un alibi utile a giustificare scelte che, nei fatti, penalizzano sempre le stesse comunità. Ma ciò che rende questa decisione ancora più grave è la distanza tra quanto scritto nella delibera e la realtà dei fatti».
I numeri contestati e il peso dei territori
La critica si concentra anche sui bacini di utenza indicati nel provvedimento. Secondo i firmatari della nota, i dati utilizzati non restituirebbero la reale dimensione del territorio servito dalle postazioni di Soriano Calabro e Pizzoni.
«I numeri riportati sono parziali, se non fuorvianti. Non è vero che il bacino di utenza si limiti ai 2.819 abitanti di Soriano Calabro poiché a questi, infatti, si aggiungono Sorianello e la frazione Fago Savini, per un totale di circa 1.100 persone in più, già oggi penalizzate da collegamenti difficili. Allo stesso modo, la postazione di Pizzoni non serve soltanto i 917 residenti indicati, ma anche il comune di Vazzano, portando il numero reale degli assistiti a circa 1.800».
Da qui l’accusa di aver costruito l’accorpamento su una lettura incompleta del territorio. «Altro che semplice accorpamento: si tratta di un sovraccarico evidente, costruito su dati incompleti e su una rappresentazione irrealistica del territorio».
La viabilità interna e i tempi reali di percorrenza
A pesare, secondo medici e comitato, è anche il tema della viabilità. Le distanze tra i comuni, osservano, non possono essere valutate soltanto sulla carta, senza considerare le condizioni delle strade interne e i tempi effettivi necessari per raggiungere le postazioni.
«E poi c’è la questione, troppo spesso ignorata, della viabilità. Parlare di 13 minuti di percorrenza tra Soriano Calabro e Pizzoni significa non conoscere — o fingere di non conoscere — le condizioni reali delle strade interne, i disagi quotidiani, le difficoltà oggettive che pazienti e medici devono affrontare. Nella realtà, quei 13 minuti possono trasformarsi in tempi ben più lunghi, incompatibili con la gestione delle urgenze».
Il giudizio sulla riorganizzazione resta quindi fortemente critico: «Il paradosso è evidente e difficilmente difendibile: si chiude un servizio per carenza di personale mentre altrove, con la stessa carenza, si riescono ad attivare nuove postazioni. Due pesi e due misure che alimentano una sensazione diffusa di abbandono e disparità. Soriano Calabro e i comuni limitrofi vengono, di fatto, privati di un diritto fondamentale: l’accesso tempestivo alle cure. E quando viene meno un diritto essenziale come la salute, non si può parlare di semplice disservizio, ma di una responsabilità grave».