Giovane madre muore sulla spiaggia di Grotticelle, Piperno (Smi): «Ritardi costanti delle ambulanze, non ci sono più alibi»
Dopo il dramma di Capo Vaticano, la segretaria provinciale del sindacato dei medici chiede chiarimenti ad Azienda Zero e Regione sulla gestione dell'emergenza-urgenza: «Il problema è un modello organizzativo profondamente inadeguato»
La morte della madre di 38 anni, colta da un improvviso malore mentre faceva il bagno nelle acque di Grotticelle, a Capo Vaticano, riaccende il dibattito sul funzionamento del sistema dell’emergenza sanitaria nel Vibonese.
La donna si trovava in spiaggia insieme alla propria famiglia quando avrebbe accusato il malore. Dopo essere stata riportata a riva, sono iniziate le manovre di soccorso, ma ogni tentativo di salvarle la vita si è rivelato inutile. Sulla tragedia interviene la segretaria provinciale del Sindacato Medici Italiani Alessia Piperno, che collega quanto accaduto al recente caso della ragazza di 23 anni investita nel centro cittadino e rimasta in attesa dei primi soccorsi per circa cinquanta minuti.
«La drammatica sequenza di tragedie che sta colpendo il nostro territorio non lascia più spazio ad alibi o giustificazioni di facciata. All’ennesimo lutto registrato oggi a Capo Vaticano si aggiunge il gravissimo episodio di pochi giorni fa: una ragazza di 23 anni, investita da un’auto ad alta velocità in pieno centro a Vibo Valentia, ha dovuto attendere ben 50 minuti per ricevere il primo soccorso, nonostante l’ospedale si trovasse a pochissimi chilometri di distanza».
La Piperno respinge quindi il tentativo di ricondurre le attuali difficoltà alle precedenti gestioni del servizio di emergenza-urgenza, sostenendo che in passato il Suem avrebbe potuto contare su un’organizzazione maggiormente efficiente.
«Come Sindacato Medici Italiani siamo stanchi di sentire attribuire strumentalmente ogni responsabilità alle gestioni passate del 118. I dati storici e l’andamento analitico dell’attività del Suem dimostrano chiaramente che il servizio disponeva in passato di una struttura e di un riscontro operativo ben più efficienti. Il problema oggi non risiede in chi ha preceduto l’attuale guida, ma in un modello organizzativo profondamente inadeguato e sordo alle reali criticità del territorio».
Dallo Smi arrivano anche una serie di domande rivolte all’Azienda sanitaria e alla Regione Calabria, chiamate a chiarire la disponibilità dei mezzi e del personale durante le emergenze registrate negli ultimi giorni.
«Di fronte a tempi di attesa così inaccettabili, l’Azienda e la Regione devono rispondere pubblicamente a domande precise: dove erano state dirottate le ambulanze in quel momento? Per quale motivo i mezzi di soccorso vengono sistematicamente sottratti dalle rispettive postazioni territoriali? Quanti medici e quanti infermieri erano effettivamente in turno in tutta la provincia durante l’emergenza?».
Nel comunicato vengono contestate le modalità con cui sarebbero applicati i parametri ministeriali relativi all’organizzazione del servizio. Secondo la Piperno, il solo numero dei residenti non può rappresentare l’unico criterio da seguire, soprattutto in un territorio nel quale durante la stagione estiva la popolazione aumenta in maniera considerevole.
Lo SMI denuncia inoltre la carenza di percorsi formativi strutturati e critica il ricorso sempre più frequente alle ambulanze prive di personale sanitario, considerate insufficienti per garantire un intervento realmente salvavita.
«Si continua a trascurare la formazione del personale, limitandosi a enunciazioni di principio senza interventi formativi strutturati e risolutivi. Si cerca di coprire la voragine organizzativa aumentando i mezzi di soccorso di base – come le ambulanze della Croce Rossa o i mezzi “Victor” gestiti da soli volontari – dislocandoli sul territorio per millantare una rapidità d’intervento che è solo teorica».
La presenza di un mezzo sul luogo dell’emergenza, sottolinea il sindacato, non può essere confusa con l’arrivo di un’équipe sanitaria in grado di assicurare le cure necessarie.
«Questo è un inganno inaccettabile per i cittadini: l’ambulanza di volontari non sanitari potrà anche raggiungere prima il luogo dell’evento, ma il tempo target e la reale efficacia del soccorso salvavita devono essere misurati esclusivamente sulla presenza a bordo di medici e infermieri».
«Torna da noi, amore mio»: la lettera della zia commuove il Vibonese mentre Andrea lotta tra la vita e la morteLa nota affronta infine la questione delle prestazioni aggiuntive, recentemente sbloccate ma riconosciute, secondo quanto denunciato dallo SMI, esclusivamente al personale transitato in Azienda Zero, con l’esclusione degli operatori rimasti alle dipendenze dell’Asp.
«Ci chiediamo quale logica perversa giustifichi una simile divisione: medici e infermieri che operano fianco a fianco sulla stessa ambulanza, che affrontano le medesime emergenze, che rischiano la pelle e coprono i medesimi turni massacranti nel 118 subiscono una discriminazione economica e professionale in base a una mera etichetta burocratica di appartenenza».
Una disparità che il sindacato considera ingiusta e priva di fondamento giuridico, annunciando la disponibilità a contestarla anche nelle sedi legali.
«Questa scelta non è solo profondamente ingiusta e offensiva della dignità professionale, ma appare giuridicamente infondata e illegittima. Viola palesemente i principi costituzionali di uguaglianza e di parità di trattamento contrattuale a parità di mansioni svolte, configurando una disparità immotivata che le sedi legali del sindacato sono già pronte a censurare».
La richiesta conclusiva è quella di estendere le prestazioni aggiuntive a tutti gli operatori impegnati nel servizio e di riorganizzare radicalmente il sistema dell’emergenza-urgenza nel territorio provinciale.
«Le istituzioni regionali e aziendali devono capire una volta per tutte che con questi mezzucci si calpesta direttamente la sicurezza e la vita dei cittadini del Vibonese. Lo SMI pretende l’immediata estensione delle prestazioni aggiuntive a tutto il personale del 118 senza alcuna odiosa distinzione e una revisione radicale di un sistema sanitario ormai fuori controllo».