Emodinamica a Vibo, Capomolla: «I numeri sono buoni, il servizio itinerante può essere un ponte verso un’assistenza H24 nel nuovo ospedale»
Il direttore sanitario del Medical Center Don Mottola parte dai risultati del Programma nazionale secondo il quale nel Vibonese la mortalità a 30 giorni per le sindromi coronariche acute è al 3,15% e le angioplastiche entro 90 minuti risultano sopra la media italiana: «Il confronto va sottratto alle logiche di campanile»
Nel dibattito sull’Emodinamica a Vibo Valentia interviene anche Soccorso Capomolla, direttore sanitario del Medical Center Don Mottola di Drapia, che prova a spostare il confronto dal terreno della contrapposizione a quello della programmazione sanitaria. Partendo dai dati Agenas, Capomolla propone una strategia articolata su due tempi: nell’immediato rendere più veloce e strutturato il percorso per i pazienti colpiti da infarto; nel medio periodo predisporre il nuovo ospedale di Vibo per ospitare una piattaforma di Emodinamica strutturale, potenzialmente organizzata per una copertura H24.
Il tema, com’è noto, è tornato al centro del confronto del dibattito vibonese dopo il mancato inserimento dello Jazzolino nella nuova Rete SCA per la sindrome coronarica acuta. La Conferenza dei sindaci ha contestato il modello delle équipe itineranti, chiedendo alla Regione un servizio stabile H24, mentre i direttori delle Cardiologie calabresi hanno chiarito che per l’infarto acuto resta invariata la rete dell’emergenza e che la novità riguarda soprattutto le procedure programmate, per le quali saranno gli specialisti degli Hub a raggiungere gli ospedali Spoke.
«I dati di Vibo sono già favorevoli»
Capomolla parte dal Programma nazionale esiti di Agenas. Nel 2024, nell’Asp di Vibo Valentia, risultano 83 ricoveri per STEMI (infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST). La quota aggiustata di pazienti trattati con angioplastica entro 90 minuti è del 62,45%, superiore alla media nazionale del 57,58%, mentre la mortalità aggiustata a 30 giorni è indicata al 3,15%.
Per il direttore sanitario del Don Mottola, questi numeri impediscono di sostenere che Vibo abbia bisogno dell’Emodinamica perché oggi «cura male l’infarto». Al contrario, mostrano una rete che, pur in assenza di un laboratorio sul territorio provinciale, raggiunge risultati complessivamente positivi. La domanda, secondo Capomolla, deve allora cambiare: «Se questi risultati vengono ottenuti nonostante la necessità di trasferire i pazienti verso laboratori collocati in altri territori, quanto potrebbero ulteriormente migliorare se fosse possibile completare localmente la filiera diagnostico-terapeutica?».
A pesare nella valutazione ci sono anche i volumi complessivi. Nel 2024 i residenti dell’Asp vibonese hanno generato 288 ricoveri con almeno una procedura di angioplastica coronarica: 67 riguardavano pazienti STEMI, 55 NSTEMI (un tipo di sindrome coronarica acuta caratterizzato da un'ostruzione parziale o intermittente di un'arteria coronaria) e 157 condizioni diverse dall’infarto miocardico acuto. «Sarebbe metodologicamente sbagliato – osserva – valutare il possibile bacino di attività contando soltanto gli 83 STEMI».
Il nuovo ospedale e una piattaforma da programmare ora
È soprattutto sul nuovo ospedale che Capomolla invita la Regione a compiere una scelta strategica. La struttura, sostiene, deve essere progettata pensando ai prossimi venti o trent’anni e quindi prevedendo fin dall’origine spazi, impianti, schermature e collegamenti con Utic, Rianimazione e area operatoria necessari a una piattaforma di Emodinamica.
Non necessariamente, precisa, si deve decidere oggi che il servizio debba partire H24 dal primo giorno. Il punto è evitare di costruire un nuovo presidio che non sia predisposto ad accogliere in futuro un’attività strutturale. La prospettiva potrebbe inoltre essere più ampia della sola cardiologia coronarica, valutando una piattaforma interventistica cardiologico-vascolare utilizzabile anche per procedure endovascolari periferiche.
Emodinamica itinerante «ponte, non punto di arrivo»
Sul modello delle équipe mobili, al centro delle polemiche degli ultimi giorni, Capomolla distingue nettamente l’attività programmata dall’emergenza. L’Emodinamica itinerante, afferma, può avere utilità per coronarografie e procedure elettive, ridurre trasferimenti e favorire la formazione del personale locale.
Più difficile, invece, immaginarla come risposta definitiva alle patologie tempo-dipendenti. «Lo STEMI non conosce calendari», sottolinea. Una sala attrezzata, infatti, non equivale da sola a un servizio H24 e la risposta a un infarto non può dipendere dalla presenza programmata di un’équipe proveniente da un altro centro. Da qui la definizione del modello itinerante come un possibile «ponte» per avviare l’attività e misurare i volumi, ma con l’obiettivo di arrivare a una valutazione concreta sulla sostenibilità di un laboratorio strutturale.
Nell’immediato tele-Ecg, 118 e fast track
In attesa del nuovo ospedale, la priorità indicata da Capomolla è rendere quanto più rapida possibile la rete provinciale per lo STEMI. La proposta passa da ambulanze dotate sistematicamente di Ecg a 12 derivazioni con trasmissione immediata del tracciato e teleconsulto cardiologico H24.
Il modello dovrebbe consentire al 118 di raggiungere il paziente, eseguire l’Ecg, ottenere la conferma diagnostica e attivare direttamente il laboratorio di Emodinamica di riferimento, evitando – quando possibile – passaggi intermedi in strutture prive di capacità di rivascolarizzazione. Per le aree più periferiche, come Nicotera e Limbadi, andrebbe inoltre valutato un impiego più strutturato dell’elisoccorso.
Serve poi, conclude Capomolla, un protocollo provinciale per le sindromi coronariche acute che misuri ogni passaggio: chiamata al 118, arrivo del mezzo, primo Ecg, diagnosi, attivazione dell’Emodinamica, trasferimento e riperfusione. «Nelle patologie tempo-dipendenti non possiamo inseguire il paziente con l’emodinamista. Dobbiamo costruire una rete nella quale il paziente trovi l’Emodinamica quando ne ha bisogno».