Emergenza dialisi nel Vibonese, dopo Nicotera si ferma anche Tropea: pazienti in ospedale dalle 7 senza medico
Una decina di malati attende nell’ospedale tropeano dopo che gli è stata comunicata l’assenza del nefrologo. Esasperati hanno chiamato i carabinieri. Una situazione che aggrava il contesto già compromesso dallo stop a Nicotera
«Siamo qui dalle 7 di questa mattina e ci hanno detto che non c’è nessun dottore per fare la dialisi». La voce è quella di un padre di Pizzo che ogni tre giorni accompagna il figlio all’ospedale di Tropea. La dialisi la fa da un anno e questa mattina, venerdì 4 settembre, la routine di una terapia salvavita si è trasformata nell’ennesima giornata di incertezza. «Siamo arrivati alle 7 – racconta – e insieme a noi ci sono un’altra decina di pazienti provenienti da diversi paesi. Una volta qui ci hanno comunicato che non c’era il medico».
Dopo Nicotera, l’emergenza dialisi nel Vibonese investe dunque anche Tropea, lasciando i pazienti già arrivati in ospedale in attesa di sapere quando potranno sottoporsi al trattamento. Una situazione di tale disagio che ha spinto i malati in attesa della terapia ad allertare i carabinieri.
Secondo quanto ricostruito da NoiDiCalabria, il centro di Tropea è normalmente organizzato su due turni giornalieri e la copertura viene assicurata anche attraverso un medico proveniente da Vibo Valentia in prestazione aggiuntiva. Questa mattina, però, il nefrologo non si è presentato e intorno alle 8.30 il caposala avrebbe comunicato l’assenza ai responsabili. Per il pomeriggio dovrebbe invece essere disponibile un nefrologo pensionato, già impiegato per fronteggiare la carenza di personale. Ieri lo stesso professionista aveva garantito anche il turno del mattino.
Quanto accaduto questa mattina fotografa un sistema ormai privo di qualsiasi margine di sicurezza, nel quale basta l’assenza di un solo medico per mettere a rischio la regolare effettuazione delle sedute.
«Oggi niente dialisi a Nicotera, il medico è malato»: otto pazienti costretti a cercarsi un passaggio per TropeaIl paradosso dopo il caso Nicotera
Il cortocircuito diventa ancora più evidente guardando a ciò che è successo soltanto pochi giorni fa a Nicotera. Lunedì scorso otto pazienti si erano presentati regolarmente al presidio per la dialisi prevista il lunedì, mercoledì e venerdì. Una volta arrivati, però, avevano scoperto che il medico era malato e che la terapia non avrebbe potuto essere eseguita. Erano stati quindi dirottati proprio su Tropea, dovendo peraltro organizzarsi autonomamente per raggiungere l’ospedale.
«Quattro pazienti li hanno mandati alle due di pomeriggio a Tropea, mentre noi altri quattro abbiamo dovuto aspettare il turno delle sette di sera. È possibile che non ci sia un sostituto del dottore che si ammala?», aveva raccontato al Vibonese Vincenzina, 45 anni, di San Calogero. E ancora: «Se non ci fosse stata una signora che mi ha offerto il passaggio, chi mi portava a Tropea?».
Ora anche il presidio chiamato ad assorbire parte dei pazienti di Nicotera si ritrova senza copertura medica per un turno.
A Nicotera l’attività è ormai sostenuta da un solo nefrologo pensionato richiamato in servizio. Quando non è disponibile, i pazienti vengono distribuiti principalmente tra Tropea e Vibo Valentia.
L’allarme lanciato appena due giorni fa davanti allo Jazzolino
Eppure l’allarme era stato lanciato con forza appena due giorni fa. Davanti all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia l’Aned, Associazione nazionale emodializzati dialisi e trapianto, aveva denunciato una situazione ormai al limite proprio dopo quanto accaduto a Nicotera.
Il dirigente nazionale Pasquale Scarmozzino aveva descritto una rete provinciale costretta a reggersi su appena tre medici per garantire complessivamente sei turni quotidiani: due a Vibo Valentia, due a Tropea, uno a Serra San Bruno e uno a Nicotera. «Si cerca di tamponare con medici in pensione ma il numero non è comunque sufficiente: sono solo tre i medici che ogni giorno devono coprire sei turni di dialisi», aveva denunciato.
Nella stessa occasione l’Aned aveva puntato il dito contro la carenza di personale medico e infermieristico e contro una gestione che, secondo l’associazione, costringe a inseguire continuamente le emergenze. Un quadro nel quale, aveva spiegato Scarmozzino, a Serra San Bruno era arrivato a garantire il servizio il primario di Medicina e a Tropea si era fatto ricorso anche a un medico di medicina generale.
Quarantotto ore dopo, l’emergenza si materializza proprio a Tropea.
E dietro i numeri ci sono persone che non possono semplicemente rimandare un appuntamento. Ci sono pazienti che devono sottoporsi alla dialisi più volte alla settimana, familiari che organizzano lavoro e vita quotidiana attorno alle sedute, chilometri da percorrere e trasferimenti da organizzare quando un centro non riesce a garantire il trattamento.
Come il padre arrivato questa mattina da Pizzo con il figlio. Ogni tre giorni percorre la strada fino a Tropea perché quella terapia è indispensabile. Stamattina era lì dalle 7, insieme a una decina di altri pazienti, ad aspettare che qualcuno dicesse loro quando avrebbero potuto iniziare.