È in pensione ma non lo sa: l’anestesista di Serra ha continuato a lavorare per 20 giorni in quiescenza
A raccontarlo a Il Vibonese è lo stesso medico Michele Miceli che sarebbe voluto restare in servizio ma per ora manca la copertura normativa. La soluzione tampone trovata dall’Asp: un altro specialista solo fino a lunedì. Il sindaco Barillari: «Il piano aziendale prevede questa figura, devono trovarla»
Il dottor Michele Miceli è in pensione dal primo gennaio, ma non lo sapeva. Ed ha continuato a lavorare fino al 21 gennaio. Dietro l’uscita di scena dell’ultimo anestesista di Serra San Bruno c’è anche questo paradosso. È stato proprio lui, Miceli, a raccontarlo a Il Vibonese. La comunicazione dell’Asp della quiescenza è arrivata solo il 9 gennaio. Ma la mail non l’ha vista ed ha continuato a timbrare il cartellino finché una telefonata dagli uffici dell’azienda sanitaria di Vibo gli ha fatto mangiare la foglia: «Dottore, ma che fa? Lei è in pensione».
Ma al netto del colore, comunque sintomo di una situazione di grande caos, resta la questione più importante: l’ospedale di Serra San Bruno è rimasto senza anestesista, perché Miceli era l’unico in servizio nel presidio di montagna. Dal canto suo, il medico sarebbe voluto restare e ha presentato una domanda per il trattenimento in servizio, richiesta però rigettata dall’Asp perché non ci sarebbe la copertura normativa. Esiste una legge regionale, ma si riferisce ai liberi professionisti e soprattutto non è stata ancora pubblicata. A livello nazionale, la norma che consente ai medici di restare al lavoro oltre i 72 anni è contenuta nel Milleproroghe, ma prima di un mese non vedrà la luce.
Il caso è stato sollevato l’altro giorno nel corso della Conferenza dei sindaci dal primo cittadino di Serra San Bruno, Alfredo Barillari, che si è rivolto ai commissari prefettizi alla guida dell’Asp di Vibo Valentia. «I vertici dell’Azienda sanitaria – racconta il primo cittadino - mi hanno risposto che, come per l’ospedale di Tropea, il nosocomio di Serra può andare avanti anche senza anestesisti. Una risposta che non accetto, perché significherebbe nei fatti depotenziare in maniera gravissima il nostro ospedale. Infatti, ho replicato che il piano aziendale, a pagina 56, prevede che Serra abbia un anestesista e quindi bisogna rimediare».
Il sindaco ha riferito di essersi recato in Regione per sollecitare una soluzione. «Il Dca sulla day surgery e il Pronto soccorso prevedono la presenza dell’anestesista. Ci batteremo finché il Dca non sarà applicato, non solo sulla carta». Alla fine, una soluzione temporanea è saltata fuori: l’Asp ha assicurato fino a lunedì la presenza dello specialista che ora manca. Tempi stretti, ma almeno in questo fine settimana si sta tirando avanti.
Dal canto suo, il dottor Miceli non può più prestare servizio a Serra. Il medico ricorda che il Consiglio regionale della Calabria avrebbe approvato la nuova legge sul trattenimento in servizio dei dirigenti medici fino a 72 anni per far fronte alla carenza di personale. «Alla luce delle nuove disposizioni ho risposto confermando la mia piena disponibilità a continuare a lavorare nella struttura di appartenenza», spiega Miceli, che ha 71 anni.
La norma regionale, però, consentirebbe il proseguimento dell’attività solo come libero professionista, mentre per la legge nazionale, come detto, ci vuole ancora tempo: «Io volevo e potevo continuare, ma probabilmente non hanno potuto procedere per la mancata pubblicazione sul Burc della nuova norma».
Miceli chiarisce di non avere intenti bellicosi: «Non ce l’ho con i vertici dell’Asp. Quando presentai la domanda, mi dissero che, se fosse uscita la legge, mi avrebbe autorizzato». E precisa: «Il problema non sono io che vado via, ma l’anestesista che manca a Serra San Bruno. Io ho dato disponibilità a restare. Ma se ne arriverà un altro, va bene lo stesso. Di certo, però, non si può lasciare un ospedale di montagna senza uno specialista cruciale per l’erogazione dei servizi sanitari primari».
Il medico conferma di aver lavorato dal primo al 20 gennaio, sebbene fosse già in pensione: «È una mia responsabilità. Non ho letto la comunicazione aziendale inviata il 9 gennaio alla casella di posta istituzionale e solo successivamente inoltrata a quella personale. Ho preso atto della situazione e ho replicato con una Pec, alla quale al momento non ho ricevuto risposta».