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20/07/2026 ore 12.31
Sanità

Convenzione scaduta per 8 pazienti ricoverati al Don Mottola di Drapia, l’angoscia delle famiglie. Ma l'Asp di Vibo assicura: «Nessuno sarà abbandonato»

L'allarme dell'avvocato Loiacono: «Affetti da gravi patologie, serve un percorso alternativo». La risposta del commissario Sestito: «Pronti nuovi piani assistenziali o cure a domicilio. Se la commissione medica dice che possono essere dimessi i posti letto vanno liberati per altri pazienti»

di Cristina Iannuzzi

Giorni di forte tensione per otto pazienti ricoverati al Don Mottola Medical Center di Drapia. È scaduta il 17 luglio scorso, infatti, la convenzione tra la struttura e l’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia. In assenza di un rinnovo, i degenti dovranno lasciare il centro. Per ora, però, l’uscita dalla Rsa è stata messa in stand-by in seguito a una diffida del legale di alcuni pazienti, Vincenzo Loiacono, che ha evidenziato la mancanza dei Pai, i Piani di assistenza individuale, che l’Asp deve ancora approvare.

«Queste persone si trovano all’interno di un percorso assistenziale regolato da un accordo con l’Asp che ora non sembra intenzionata a prorogare l’intesa», spiega Loiacono. «Parliamo di soggetti affetti da gravi patologie, che necessitano di cure costanti. Da domani potrebbero essere dimessi, ma le famiglie si rifiutano, giustamente, di accoglierli a casa senza le dovute garanzie. Essendo sotto la tutela giuridica e assistenziale dell’Azienda sanitaria, spetta a quest’ultima organizzare un percorso alternativo o un trasferimento in un’altra struttura idonea. Il rischio è che queste persone si ritrovino da un momento all’altro senza assistenza».

La replica del commissario Sestito: «I posti letto servono per le fasi acute»

La risposta dei vertici sanitari vibonesi non si è fatta attendere. Il commissario straordinario dell’Asp, Vittorio Sestito, è intervenuto direttamente per fare chiarezza ed escludere interruzioni nell’assistenza ai malati.

«Le prestazioni riabilitative all’interno delle strutture private accreditate hanno una durata definita, non possono diventare a vita quando parliamo di assistenza medicalizzata», chiarisce Sestito. «Quando i medici – e non gli uffici amministrativi – certificano la fine di quel periodo, è necessario individuare un percorso differente. Quei posti letto devono essere liberati per accogliere altri cittadini che si trovano in una fase di emergenza acuta».

Il commissario spiega che l’Azienda prevede comunque margini di flessibilità: «Se un paziente non ha terminato il proprio ciclo riabilitativo, la permanenza viene prorogata. Ma una volta completato l’iter stabilito dalla commissione medica del distretto, la persona non viene lasciata a se stessa. Si valuta insieme alla famiglia se attivare l’assistenza domiciliare, con infermieri e riabilitatori, oppure se disporre il trasferimento in una residenza sanitaria assistenziale di tipo standard, non medicalizzata».

Proprio sul fronte delle cure a domicilio, Sestito rivendica i risultati dell’Azienda: «A Vibo Valentia siamo tra i pochissimi in Calabria ad avere un servizio domiciliare gestito direttamente dal nostro personale infermieristico. Siamo in grado di curare le persone nelle proprie abitazioni, in linea con le direttive del Pnrr che individuano la casa come primo luogo di cura. Resta fermo che, qualora si rendesse necessario un livello di cure superiore, il paziente tornerà in una struttura specifica. È lo stesso principio dell’ospedale: dopo un intervento e la degenza, si torna a casa».