Caso Ivan Tavella, l’Osservatorio civico di Vibo scrive a Mattarella: «È malato, non può aspettare che gli uffici decidano chi deve pagare»
Città Attiva si rivolge al Presidente della Repubblica per il 47enne vibonese affetto da distrofia di Duchenne e dipendente dall’assistenza continua: «Un cittadino gravemente disabile non può restare schiacciato tra competenze e procedure amministrative»
La vicenda di Ivan Tavella arriva al Quirinale. L’Osservatorio civico Città Attiva di Vibo Valentia ha scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiedendo un intervento di attenzione istituzionale sul caso del 47enne vibonese affetto da distrofia muscolare di Duchenne in fase avanzata, che vive a Parma per le proprie necessità sanitarie pur mantenendo la residenza nel Vibonese. A firmare l’appello sono le avvocate Daniela Primerano, Francesca Guzzo e Ornella Grillo.
«Ci rivolgiamo a Lei con la consapevolezza che la Presidenza della Repubblica rappresenta, per milioni di cittadini, il presidio più alto dei valori sanciti dalla nostra Costituzione», si legge nella lettera indirizzata al Quirinale. L’obiettivo è portare ai massimi livelli istituzionali una vicenda che da mesi ruota attorno alla continuità dell’assistenza indispensabile a Tavella, dipendente dall’aiuto personale e da apparecchiature elettromedicali, compresa la ventilazione meccanica.
Per Città Attiva, infatti, il problema non è rappresentato soltanto dalla gravità delle condizioni dell’uomo, ma dal «complesso intreccio burocratico e amministrativo tra diverse istituzioni e territori» che riguarda la presa in carico e la continuità dell’assistenza. Da una parte, sottolineano le firmatarie, ci sono «le esigenze concrete di una persona gravemente disabile, che non possono essere sospese, rinviate o subordinate ai tempi della burocrazia»; dall’altra amministrazioni che, tra comunicazioni e richiami alle rispettive competenze, non sarebbero ancora riuscite ad assicurare una soluzione stabile.
Il caso e la richiesta di suicidio assistito
La vicenda era esplosa pubblicamente alla fine di maggio, quando Tavella aveva comunicato all’Asp di Vibo che, davanti alla prospettiva di perdere l’assistenza domiciliare indispensabile, avrebbe chiesto l’attivazione della procedura per il suicidio medicalmente assistito. Nella Pec spiegava di dipendere «totalmente da assistenza personale continuativa e da apparecchiature elettromedicali salvavita h24».
Il caso aveva poi assunto dimensione nazionale. Il 18 luglio, dopo l’ennesimo appello del 47enne, il commissario straordinario dell’Asp di Vibo Vittorio Sestito aveva convocato i vertici sanitari e assicurato la prosecuzione dell’assistenza anche dopo il 31 luglio, spiegando che nella fase iniziale la copertura economica sarebbe stata interamente a carico dell’Azienda sanitaria vibonese.
Ora Città Attiva torna però a porre al centro il nodo della stabilità del sistema assistenziale. «Ivan vive a Parma per le sue necessità sanitarie, pur mantenendo la residenza in Calabria, nella Provincia di Vibo Valentia». Ed è proprio nello spazio tra residenza, domicilio, aziende sanitarie e amministrazioni locali che, scrivono le avvocate, «sembra essersi smarrita la cosa più importante: la persona. Ivan».
Una frase sintetizza il senso dell’appello: «Un uomo che non può semplicemente aspettare che gli uffici chiariscano a chi spetti pagare una fattura». Per l’Osservatorio, quando una persona dipende da assistenza continua e dispositivi salvavita, «una controversia amministrativa non può tradursi in un rischio concreto per la sua salute, per la sua dignità e per la sua stessa sopravvivenza».
L’appello al presidente Mattarella
È qui che la lettera torna sulla scelta annunciata da Tavella di ricorrere al suicidio medicalmente assistito. «Non si può permettere che un cittadino arrivi a considerare la morte come unica via d’uscita da una situazione nella quale ciò che chiede è, prima di tutto, poter continuare a vivere con l’assistenza necessaria e con la propria dignità», scrive Città Attiva, richiamando gli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione.
Da qui la richiesta rivolta direttamente a Mattarella: «Le chiediamo, Signor Presidente, di voler prestare la Sua autorevole attenzione alla vicenda di Ivan Tavella» e, nei limiti delle prerogative del Capo dello Stato, di favorire «una verifica istituzionale affinché le amministrazioni competenti assicurino senza ulteriori ritardi la continuità dell’assistenza di cui egli necessita».
Nessuna richiesta, precisano le firmatarie, di sostituirsi agli organi sanitari o amministrativi. L’appello è un altro: «Una vicenda nella quale un cittadino gravemente disabile rischia di rimanere schiacciato tra competenze, procedure e responsabilità amministrative, non venga lasciata cadere nel silenzio».
«Chiediamo - concludono - che qualcuno, ai massimi livelli dello Stato, ricordi a tutte le Istituzioni coinvolte che dietro ogni pratica amministrativa c’è una persona. E nel caso di Ivan Tavella quella persona non può permettersi di aspettare».