Asp di Vibo Valentia, ecco il piano per una nuova rete di assistenza: «Obiettivo stabilità ed efficacia»
Il provvedimento arriva dopo la scadenza della convenzione per otto pazienti ricoverati al Don Mottola di Drapia e istituisce un gruppo di lavoro rivisto sui Punti unici di accesso e l’Unità di valutazione multidimensionale. Nessun onere per il bilancio aziendale
Dopo settimane di angoscia e incertezza, per le famiglie dei pazienti del Don Mottola di Drapia arriva finalmente un primo segnale di speranza. Mentre il destino degli otto pazienti che hanno terminato il percorso nella struttura resta al centro di una vicenda che aveva fatto temere per la continuità della loro assistenza, l’Asp di Vibo Valentia mette mano proprio allo strumento chiamato a valutare i bisogni dei pazienti e a costruire per loro un percorso assistenziale individualizzato. È quanto emerge dalla delibera n. 450/CS del 27 luglio 2026, con la quale l’Azienda sanitaria provinciale recepisce le nuove linee guida regionali e avvia la riorganizzazione di Pua e Uvm.
Non è ancora la soluzione definitiva al caso del Don Mottola e il provvedimento non dispone direttamente sul destino degli otto pazienti. Ma rappresenta un passo concreto nella direzione che le famiglie attendevano: quella di una valutazione multidimensionale capace di individuare, per ciascuno, il percorso più appropriato dopo la permanenza nella struttura. E proprio l’Uvm, secondo quanto stabilito dall’Asp, è chiamata a «valutare, con approccio biopsicosociale, i bisogni complessi dell’utenza» e a «elaborare il Piano Assistenziale Individuale (Pai)».
Non si tratta, dunque, della nascita ex novo dell’Unità di valutazione multidimensionale, già istituita dall’Asp nel 2013, ma di una riorganizzazione del sistema alla luce delle linee guida regionali approvate con la deliberazione della Giunta regionale n. 425 del 4 agosto 2025.
L’Asp riorganizza Pua e Uvm: «Più stabili ed efficaci»
La delibera firmata dal commissario straordinario Angelo Vittorio Sestito parte da una constatazione precisa: «il numero delle richieste di accesso ai servizi è significativamente aumentato». A questo si aggiunge la necessità di garantire il rispetto dei «tempi e delle modalità di gestione delle procedure di valutazione» previsti dalla normativa. Da qui la scelta di intervenire sull’assetto esistente, con l’obiettivo di rendere Pua e Uvm «più stabili ed efficaci».
Un passaggio che assume particolare rilievo alla luce di quanto accaduto a Drapia. Nel precedente confronto sulla struttura era emersa infatti la necessità di predisporre i Piani assistenziali individuali per stabilire il percorso di cura e assistenza delle persone una volta conclusa la permanenza al Don Mottola. L’Asp aveva assicurato che nessun paziente sarebbe stato abbandonato, indicando tra le possibili soluzioni l’assistenza domiciliare o il trasferimento in una struttura adeguata.
Il provvedimento recepisce, dunque, le indicazioni regionali e istituisce un gruppo di lavoro tecnico-operativo aziendale, incaricato di avviare «le azioni e le procedure di riorganizzazione dei Punti Unici di Accesso (Pua), delle Unità di Valutazione Multidimensionale (Uvm) e dei servizi socio-sanitari integrati».
Si tratta di una squadra ampia e multidisciplinare, nella quale confluiscono il direttore del distretto sanitario unico o un suo delegato, un dirigente amministrativo, i dirigenti medici delle cure domiciliari di Serra San Bruno, Vibo Valentia e Tropea, professionisti dell’area infermieristica e riabilitativa, assistenti sociali, rappresentanti della neuropsichiatria infantile e del centro di salute mentale, oltre alle figure impegnate nel coordinamento delle Rsa e dei servizi territoriali.
Al gruppo spetterà «definire modalità operative, procedure organizzative e strumenti di raccordo funzionale, nel rispetto delle Linee Guida regionali». L’Asp prevede inoltre «l’adozione di successivi atti attuativi e linee operative condivise con gli Ambiti Territoriali Sociali (Ats)», così da tradurre le indicazioni generali in procedure applicabili sul territorio.
Il ruolo dell’Uvm: dalla valutazione al Piano assistenziale individuale
Si interviene, in sostanza, su uno dei passaggi fondamentali della presa in carico delle persone non autosufficienti o con bisogni assistenziali complessi. Il Pua costituisce il punto di accesso alla rete dei servizi, mentre l’Uvm riunisce le diverse competenze professionali necessarie a valutare nel loro insieme le condizioni della persona e a individuare il percorso più adeguato.
La stessa delibera sottolinea la necessità di «delineare il carico assistenziale e consentire la permanenza della persona nel proprio contesto di vita, riducendo il rischio di isolamento sociale e il ricorso a ospedalizzazioni non strettamente necessarie».
Un principio che si lega direttamente alla situazione degli otto pazienti del Don Mottola. Il nodo, infatti, non riguarda esclusivamente la possibilità di proseguire o meno la permanenza nella struttura di Drapia, ma la necessità di individuare, per ciascuna persona, che cosa accadrà al termine del percorso, con quale valutazione e attraverso quale forma di assistenza.
Per le famiglie, tuttavia, resta da attendere la traduzione concreta del nuovo assetto, visto che il provvedimento non prevede risorse aggiuntive: l’Asp specifica che la deliberazione «non comporta oneri a carico del bilancio aziendale».