Asp di Vibo sotto attacco da parte dei sindacati, Cgil: «Sottostimato il fabbisogno di personale, sono incompetenti»
Il sindacato critica il nuovo Piano integrato di attività e organizzazione (Piao), denuncia la mancanza di coinvolgimento e si appella al prefetto: «Esclusi deliberatamente dal confronto»
Un confronto negato, una programmazione che non convince e servizi che rischiano di essere ridimensionati. È quanto mette in evidenza da Cgil e Fp Cgil Area Vasta di Catanzaro, Crotone e Vibo in merito alla definizione dei fabbisogni di personale dell’Asp di Vibo per il 2026 nel sistema sanitario locale. Lo spunto è sempre il nuovo Piano triennale 2026-2028.
Secondo le organizzazioni sindacali, «i fabbisogni di personale per il 2026 sono stati definiti senza alcuna informativa preventiva», una scelta che avrebbe escluso deliberatamente i sindacati dal confronto e che, di fatto, «viola le più elementari regole di corrette relazioni sindacali». Un metodo ritenuto ancora più grave alla luce del ruolo confederale della Cgil, che dovrebbe essere coinvolta nei processi decisionali strategici, soprattutto quando in gioco c’è la sanità pubblica.
«Escludere la Cgil significa negare una visione complessiva del sistema», sottolineano i sindacati, richiamando l’esigenza di tenere insieme lavoro, diritti, organizzazione dei servizi e bisogni delle comunità. Una visione che, a loro giudizio, manca del tutto nella programmazione presentata.
Entrando nel merito dei numeri, il sindacato parla di una pianificazione «politicamente e tecnicamente inadeguata». I dati sul personale necessario per il 2026 risulterebbero «ampiamente sottostimati rispetto alla reale carenza di personale, già oggi sotto gli occhi di tutti». Una sottostima che, secondo la nota, non sarebbe casuale ma «funzionale a una gestione contabile della sanità, scollegata dalla realtà dei servizi».
Nel documento vengono evidenziate anche gravi omissioni. «Interi ambiti fondamentali vengono dimenticati», denunciano le sigle sindacali, facendo riferimento al servizio sanitario in carcere, alla medicina penitenziaria e a vaste aree del territorio. A questo si aggiunge l’assenza o la riduzione, ritenuta inspiegabile, di figure professionali considerate essenziali, come le ostetriche ospedaliere, «nonostante il loro ruolo centrale nei percorsi nascita e nella tutela della salute di donne e neonati».
Particolare preoccupazione viene espressa per le Case di Comunità, che dovrebbero rappresentare il perno dell’assistenza territoriale. «Senza personale adeguato, le Case di Comunità rischiano di restare solo un contenitore vuoto», avvertono CGIL e FP Cgil, incapace di rispondere ai bisogni reali dei cittadini e ridotto a strumento di comunicazione privo di ricadute concrete.
Per i sindacati, «questa non è programmazione: è una rimozione sistematica dei problemi», che finisce per scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori il peso delle carenze organizzative. Le conseguenze sarebbero evidenti: «meno personale significa più precarietà, più carichi di lavoro, meno sicurezza delle cure e un sistema sanitario sempre più fragile».
L’Asp di Vibo approva il piano triennale e scatena la reazione dei sindacati: «Nessun confronto, ci convochino subito»Da qui la richiesta di «un’immediata apertura di un tavolo di confronto», del pieno riconoscimento del ruolo confederale della Cgil e di «una revisione radicale dei fabbisogni 2026», che includa tutti i servizi oggi esclusi, dal carcere al territorio, passando per le ostetriche ospedaliere e le Case di Comunità.
«Continuare su questa strada significa fare una scelta politica precisa», avvertono infine Cgil e Fp Cgil, una scelta che porta a «indebolire la sanità pubblica e allontanarla dai bisogni delle persone e dei territori», una responsabilità che, secondo il sindacato, «non può più essere nascosta dietro numeri e atti amministrativi».
La nota si chiude con un appello rivolto a tutte le forze sociali, ai sindaci e al prefetto, affinché venga denunciata «la superficialità o, peggio, l’incompetenza professionale del management aziendale» nella redazione di un documento sui fabbisogni del personale giudicato «inefficace e inefficiente» e incapace di offrire risposte credibili per la riqualificazione e il rilancio del sistema sanitario vibonese.