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29/04/2026 ore 06.15
Sanità

Asp di Vibo, il nuovo commissario Sestito si presenta: «Sei Case della comunità entro giugno e 8 milioni per le liste d’attesa»

Nel primo confronto con i giornalisti, il dirigente rilancia il percorso avviato dalla precedente gestione, indica le priorità su organici, guardie mediche, reparti da riattivare e conferma l’attenzione sugli ospedali di “periferia”: «Tropea non verrà smantellato»

di Enrico De Girolamo

«Se la triade commissariale ha ritenuto di non dover chiedere di restare ancora, significa che almeno quel problema l’abbiamo risolto», dove per “problema” si intendono le infiltrazioni mafiose che nell’autunno del 2024 determinarono lo scioglimento dell’Asp di Vibo. Dopo 18 mesi c’è però ancora un commissario al comando, Vittorio Sestito, nominato il 10 aprile scorso dal presidente Occhiuto per traghettare definitivamente l’Azienda vibonese verso una “normalità” amministrativa che forse non ha mai conosciuto negli ultimi 20 anni, durante i quali ha subito due scioglimenti. E nel primo incontro con la stampa, Sestito lo dimostra plasticamente: via le rigidità e il piglio prefettizio dei suoi predecessori, clima più disteso, ma soprattutto approccio manageriale.

Continuità con la triade e carenze di organico

L’Asp di Vibo la conosce bene, visto che nell’ultimo anno ha rivestito il ruolo di direttore amministrativo. Ecco perché la prima cosa che mette in chiaro è la continuità con la triade commissariale che l’ha preceduto e il lavoro svolto insieme. «Cose straordinarie» le ha definite, forse con eccessiva enfasi dettata dalla volontà di rimarcare che quello avviato oggi non è che la continuazione del cammino già intrapreso nei mesi precedenti. E ha battuto subito sul tasto del personale anche a livello amministrativo: «C’erano gravi carenze di organico negli uffici che non consentivano un’efficace gestione dei processi. Le gare, in questa azienda, non si facevano da diversi anni. Ora gli uffici hanno cominciato a farle».

Il fabbisogno reale dell’azienda

Ma organici sottodimensionati, da queste parti, significa soprattutto meno medici e meno operatori sanitari. Il primo punto è stato stabilire quale fosse il reale fabbisogno dell’azienda: «Non è che possiamo assumere tutto il personale che vogliamo, non tanto per un problema di soldi, quanto per coerenza con ciò che “produciamo”». Come dire, se il fabbisogno di personale non risultava congruo con le prestazioni erogate, c’era poco da fare. Ora, da questo punto di vista, la situazione dovrebbe essere stata riallineata con le reali esigenze della popolazione.

Case della comunità, l’obiettivo sale da cinque a sei

La sfida più immediata indicata da Sestito riguarda l’assistenza territoriale e, in particolare, l’attivazione delle Case della comunità («E non “di” comunità», tiene a precisare). Il commissario ha parlato con orgoglio di Vibo come la prima realtà calabrese che attiverà tutte le 5 Case della comunità previste entro il termine del 15 giugno. Anzi, ce ne sarà una sesta, che sarà realizzata nel capoluogo, nell’edificio del Poliambulatorio di Moderata Durant. All’interno della stessa struttura «ci saranno i medici di medicina generale, i pediatri, ci saranno le associazioni del terzo settore, gli assistenti sociali». «In altre parole - ha continuato - si attuerà un’integrazione del vecchio poliambulatorio con tutti quei servizi che ne faranno una vera e propria Casa della comunità».

Per la sede di Moderata Durant, dunque, sarà necessario un periodo di lavori, con qualche spostamento temporaneo degli ambulatori. Ma il commissario ha assicurato che non ci saranno interruzioni delle prestazioni già prenotate: «Un piccolo disagio in questa fase ci sarà, perché un’ala dell’edificio verrà completamente ristrutturata. Saranno necessari 20-25 giorni per allocare alcuni ambulatori in altre sedi. Ma non ci sarà nessuna interruzione dei servizi».

«La casa della comunità non è un pronto soccorso di serie B»

Nella conferenza stampa, Sestito ha insistito sulla necessità di spiegare ai cittadini cosa saranno davvero le case della comunità. «Non è semplicemente il vecchio poliambulatorio - ha detto -. Non è soltanto la guardia medica potenziata o la sede secondaria del medico di famiglia. È tutta un’altra organizzazione». L’obiettivo, ha aggiunto, non è solo ridurre gli accessi impropri al Pronto soccorso, ma costruire un luogo di presa in carico dove medici di medicina generale, specialisti ambulatoriali, infermieri, assistenti sociali e terzo settore lavorino in modo integrato e coordinato. Ma il “come” è ancora tutto da capire: «Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ndr) ci sta lavorando. Chi sarà il “capo” della casa di comunità? Ancora non lo sappiamo. Ciò che sappiamo è che non possono verificarsi contrasti di competenze, tutto deve essere coordinato per funzionare davvero».

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Liste d’attesa, quasi 8 milioni per il piano 2026

Altro fronte indicato come prioritario è quello delle liste d’attesa. Sestito ha spiegato che la Regione ha riconosciuto all’Asp di Vibo una condizione di maggiore difficoltà, assegnando all’Azienda una quota di risorse superiore rispetto a quella calcolata sulla sola popolazione residente. «Dei 40 milioni dei fondi Covid residui a disposizione delle Asp calabresi - ha spiegato -, a quella di Vibo sarebbero toccati circa 4 milioni di euro, in proporzione al numero di residenti. Invece, la Regione, con l’ultimo Dca, ha raddoppiato la cifra e ci ha assegnato quasi 8 milioni per l’abbattimento delle liste d’attesa da utilizzare quest’anno».

Continuità assistenziale, incentivi per le sedi disagiate

Tra i nodi più urgenti da sciogliere resta quello della riorganizzazione della continuità assistenziale, cioè le ex guardie mediche. Sestito ha ricordato il confronto avviato con la Conferenza dei sindaci e la nascita di un gruppo ristretto di lavoro con l’Asp. Proprio in questo contesto sono state individuate due soluzioni base. La prima riguarda un incentivo economico, circa 13 euro l’ora in più, per convincere i medici a coprire le sedi più periferiche dove, altrimenti, nessuno vuole andare. Il commissario ha citato il caso di Fabrizia, dove sulla carta ci dovrebbero essere quattro titolari ma, nei fatti, risulta priva di medici stabilmente assegnati.

La seconda soluzione riguarda l’organizzazione delle guardie mediche in tandem, nel caso in cui due comuni vicini non possano essere coperti contemporaneamente in modo stabile. «Questo non significa sopprimere i presidi, ma ottimizzare le risorse a disposizione con una copertura alternata dei vari territori con i cittadini di una determinata area che possono recarsi nell’una o nell’altra sede operativa». Il primo passo, però, è stabilire quali siano i comuni in maggiore difficoltà, una valutazione che, assicura, verrà fatta con i sindaci sulla base di alcuni criteri oggettivi, come popolazione residente, numero di prestazioni e anzianità media degli abitanti. «Abbiamo cinque o sei indicatori che abbiamo messo sul tavolo. Dobbiamo declinare questi indicatori e fare un correttivo a quella delibera, stabilendo in maniera più equa la ripartizione dove ci sono due comuni che devono essere coperti dalla stessa squadra di medici».

Personale, reparti da riattivare e rapporto con Azienda zero

Il reclutamento di medici e infermieri resta vincolato al ruolo di Azienda zero, alla quale l’Asp ha già trasmesso le richieste di personale sulla base del fabbisogno rimodulato. Un passaggio obbligato per affrontare le priorità: riattivazione della Psichiatria, potenziamento di Urologia e rafforzamento di Nefrologia. Reparti di cui, come sottolineato dal direttore sanitario Ilario Lazzaro, un ospedale Spoke (soprattutto quello che verrà con il nuovo nosocomio in costruzione), non può fare a meno.

Nel frattempo che il nuovo ospedale venga finito, però, occorre intervenire. «Per questo – spiega Sestito –, l’Asp sta lavorando a una convenzione con l’azienda ospedaliero-universitaria Dulbecco di Catanzaro, in modo da garantire prestazioni e interventi attraverso professionisti esterni, in attesa di un nuovo reclutamento».

Non solo lo Jazzolino: Tropea e Serra San Bruno

Il nuovo ospedale di Vibo resta, nelle parole di Sestito, «la sfida più importante», ma l’Asp guarda anche ai presidi di Tropea e Serra San Bruno, dove negli ultimi mesi si sono concentrate proteste e preoccupazioni. Per entrambi sono stati presentati piani di sviluppo alla Regione, con richiesta di autorizzazione per il reclutamento del personale necessario alla riattivazione dei reparti previsti. «Il piano è stato presentato il 5 gennaio e stiamo aspettando che la Regione ce lo approvi».

Su Tropea, in particolare, Sestito ha escluso ipotesi di smantellamento. «L’ospedale non è neanche stato considerato un ospedale di zona disagiata, rimarrà un ospedale a tutti gli effetti», ha affermato. Il presidio, ha aggiunto, continuerà a garantire il pronto soccorso e sarà interessato da un potenziamento in vista dell’estate. «Verranno riattivati quei reparti dove è possibile fare attività senza la necessità di un reparto di rianimazione. Il pronto soccorso rimarrà attivo, potenzieremo per l’estate sia il personale infermieristico sia gli operatori sociosanitari, sapendo che Tropea avrà un grosso afflusso di turisti».

Medici cubani e pronto soccorso

Per garantire l’emergenza, l’Asp continua a fare affidamento anche sui medici cubani. «È stata un’ottima soluzione», ha detto Sestito, ricordando che questo ha permesso di mantenere attivi servizi altrimenti difficili da coprire, anche per alleggerire la pressione sugli anestesisti.