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28/04/2026 ore 17.12
Sanità

A migliaia in piazza per difendere l’ospedale di Tropea: «Salvarlo è una scelta politica. Assumere medici e riaprire i reparti subito»

VIDEO - Alla manifestazione, promossa dal comitato Costa degli Dei, hanno preso parte i movimenti che si battono per il diritto alla salute, sindaci, studenti e le associazioni del comparto turistico: «Con un decreto cancelleranno 500 milioni di debiti della sanità romana. E allora vogliamo un decreto “salva Calabria”»

di Stefano Mandarano

Gli organizzatori parlano di circa 3mila persone che, questa mattina, sono scese in strada a Tropea a difesa dell’ospedale cittadino. Sono quelle che hanno partecipato al lungo corteo che, partito proprio dal presidio ospedaliero, ha raggiunto la centralissima piazza Vittorio Veneto. A comporlo, oltre agli esponenti dei comitati per la sanità provenienti anche da fuori provincia, c’erano tanti studenti e semplici cittadini, ma anche sindaci e amministratori locali, associazioni.

Presenti anche i tre candidati alla carica di sindaco della Perla del Tirreno, Giovanni Macrì, Antonio Piserà e Giuseppe Rodolico, che si contenderanno la fascia tricolore alle prossime elezioni di fine maggio. Tra la folla anche diversi operatori turistici ed esponenti delle associazioni di categoria del comparto che rappresenta la principale voce economica del territorio. E quello dell’impatto di servizi sanitari insufficienti sull’attrattiva turistica è stato, non a caso, un tratto distintivo della manifestazione di questa mattina. Più volte rievocato sul palco nel corso dei numerosi interventi conclusivi.

«Qui si registrano fino a due milioni di presenze l’anno - ha detto Domenico Cortese, attivista del Comitato Costa degli Dei - e quella sanitaria non è solo un’esigenza di turisti anziani ma anche, banalmente, per i giovani che possono incorrere in malori, incidenti, ecc. Qui dovrebbe esserci innanzitutto una camera iperbarica, dovrebbero esserci sale operatorie. Questa falsa distinzione tra ospedali di periferia e ospedali centrali non ha alcun senso: l’ospedale di Tropea è considerato di periferia per il semplice fatto che è stato depauperato e quindi, come un cane che si morde la coda, i cittadini non lo usano e viene ulteriormente declassificato e spogliato».

Cortese, in merito, non ha dubbi: «Dalle ultime interlocuzioni che abbiamo avuto con l'Asp e il nuovo commissario Sestito, l'orizzonte dell’ospedale di Tropea non è altro che diventare un grande poliambulatorio. Non ci sono prospettive per l'apertura dei reparti previsti da una legge regionale e quindi noi siamo qui a rivendicare con forza che si trovino le risorse umane per l'apertura di questi reparti. Non è vero che le risorse umane non ci sono, non è vero che è impossibile fare questo passo, è solo una scelta politica. I medici si trovano se si fanno i concorsi per bene, con retribuzioni adeguate, si trovano se si smette con il conflitto d’interessi con la sanità privata che riesce ad assumere tutti i medici che vuole pagandoli a peso d'oro».

Da qui discende anche la richiesta dell’abolizione del piano di rientro. «È illegittimo - tuona Cortese -, deve essere abolito. Qualsiasi vincolo agli investimenti alla sanità pubblica deve essere abolito e deve essere fatto un riparto onesto ed equo delle risorse del Fondo sanitario nazionale».

Al fianco del Comitato locale che ha promosso la manifestazione, si sono mobilitate tutte le realtà associative che si battono per il diritto alla sanità sul territorio regionale. In prima fila il Comitato San Bruno di Serra, rappresentato da Rocco La Rizza: «C’è un disagio comune a tutto il popolo calabrese. In particolare in questa provincia e nelle sue aree interne. Territori come Nardodipace, Fabrizia, Mongiana sono isolati e hanno pochissima sanità. Qui un’emergenza può rappresentare una condanna a morte. Il mio appello va a Occhiuto, Miserendino, Azienda zero: almeno dateci medici sulle ambulanze perché è grave mandare ambulanze demedicalizzate in questi territori. Siamo stanchi, fate qualcosa, altrimenti verremo a piazzare le tende direttamente in Regione».

C’era anche Marisa Valensise, giunta a Tropea da Polistena: «Quello di Tropea non può essere un ospedale da depotenziare perché qui, visti i flussi turistici che riempiono la città, c’è bisogno di sicurezza e l'assenza di servizi sanitari può bloccare anche le famiglie che intendono venire in Calabria per le vacanze. Noi chiediamo un'emergenza-urgenza che funzioni, chiediamo i servizi essenziali, chiediamo l'avvio delle case e degli ospedali di comunità prima di dover restituire i fondi all’Unione europea. Chiediamo alla Regione Calabria, al presidente Occhiuto, di rivedere la programmazione per gli ospedali calabresi perché noi vogliamo curarci adesso, non aspettare gli ospedali in costruzione».

Per Daniela Primerano, dell’osservatorio Città attiva di Vibo Valentia, è stato il lungo commissariamento a portare ad «una carenza enorme di medici e personale sanitario al punto che abbiamo dovuto rivolgerci ad altre nazioni, come se fossimo in periodo di guerra o in caso di calamità. Qui è diventato normale, la sanità calabrese resiste grazie all'aiuto dei medici cubani venuti a dare una mano». L’uscita dal commissariamento non basterà, da sola, a risolvere la situazione: «Rimangono comunque vincoli assunzionali e strutturali che non consentono di fare quel salto di qualità necessario per far correre la Calabria. Noi chiediamo l'uscita dal piano di rientro e la cancellazione del debito sanitario. Abbiamo appreso di un decreto “salva Roma” e della cancellazione del debito sanitario di oltre 500 milioni per la Capitale. Ebbene, noi chiediamo un decreto “salva Calabria” dopo tutti questi anni di commissariamento che hanno portato alla distruzione del sistema sanitario».

Eugenio Occhini, attivista catanzarese da sempre in prima linea sui temi della tutela della salute, evidenzia i «tre cancri che hanno divorato la sanità regionale: il piano di rientro, un nodo scorsoio al collo della Calabria e dei calabresi; il sottofinanziamento da parte del governo nazionale e dello Stato; il drenaggio di fondi (già pochi e insufficienti) verso la sanità privata che ovviamente utilizza queste risorse per attività sanitarie a largo profitto e a scarso rischio».

Moltissimi i ragazzi delle scuole scesi in piazza. A rappresentarli, in un applaudito intervento dal palco, Eduard Siminiuk. «La sanità è più che fondamentale nelle vite di ciascuno di noi - ha detto -, specie in questo territorio ad alta vocazione turistica che senza un presidio ospedaliero con qualità adeguate rischia di compromettere anche il suo ruolo economico. Il nostro contributo, in quanto studenti, è molto importante perché noi rappresentiamo il presente ma soprattutto il domani di questo territorio dove vogliamo avere il diritto di curarci, come dice la nostra Costituzione, senza dover per forza sportarci fuori dalla Calabria».

A mettere al centro del dibattito la questione sanitaria in ottica turistico-economica anche il presidente della Conferenza dei sindaci e primo cittadino di Mileto, Salvatore Fortunato Giordano. «Tutti abbiamo letto, su Il Sole 24 ore, come questo territorio sia descritto come privo di servizi sanitari e pertanto ci possano essere ricadute negative sul turismo. Proprio quello che noi vogliamo evitare, perché il risultato raggiunto in questi anni da Tropea e da tutta la fascia costiera in termini di flussi turistici rappresenta un fiore all'occhiello per il turismo in Calabria. Noi siamo qui per stare vicini alle associazioni che si stanno muovendo con grande energia e riteniamo che sia giusto che il popolo protesti, critichi e richieda servizi essenziali. Ci faremo promotori di iniziative nei confronti degli organi di governo della nostra sanità, sia a livello locale che regionale, per far sì che maggiori risorse vengano destinate al Vibonese. Anche perché non possiamo più accettare una distribuzione di fondi basata sul criterio della spesa storica: un principio che assolutamente i cittadini non possono più condividere».

Un approccio che ha trovato d’accordo operatori turistici come Antonio Loiacono, presidente del Consorzio Cogetur: «L'ospedale non si discute - ha detto quest’ultimo -, è una risorsa che serve al territorio: questo territorio baciato da Dio ma poco amato dai politici, perché diversamente non saremmo arrivati a questo. Purtroppo non si prendono nella dovuta considerazione questi problemi ma bisogna consentire che i nostri ospiti abbiano la certezza, di fronte ad un’eventuale necessità, di poter accedere a servizi adeguati».

Aspetto cruciale anche per Massimo Vasinton, presidente dell’Associazione albergatori di tropea, Asalt. «Questo territorio ha la necessità di una sanità sicura ed efficiente intanto per i suoi cittadini - ha rimarcato -. Ma questo territorio rappresenta anche una parte importante del turismo in Calabria, sviluppa 2,8 milioni di presenze in tutta la provincia, e come tale ha bisogno di servizi efficienti. Servizi che oggi i tour operator cercano quando vanno a stipulare i contratti valutando quattro fattori fondamentali: la qualità delle strutture, la stabilità del territorio, l'accessibilità ma soprattutto l’esistenza di un presidio ospedaliero efficiente. Quindi noi siamo qui oggi per ribadire quello che è fondamentale per tutti noi: il diritto alla salute. Perché senza il diritto alla salute non c'è futuro, non c'è sviluppo e il territorio rischia di morire» ha concluso.